CALCIOSCOMMESSE. Le verità di BEPPE SIGNORI

CALCIOSCOMMESSE. Le verità di BEPPE SIGNORI

L’ex bomber biancoceleste parla in conferenza stampa a Bologna…

(foto Getty Images)

Beppe Signori si presenta in conferenza stampa nell’ Hotel Savoia di Bologna. L’ex attaccante biancoceleste e rossoblu trattiene a fatica le lacrime. Comincia il suo legale, che ci tiene a precisare che a parlare sarà «Beppe Signori, non come soggetto indagato, ma come uomo la cui vita è stata complicata da questa esperienza triste che ha vissuto e che tenta di ritrovare un contatto umano con la gente che gli vuole bene.»

La parola viene poi lasciata all’ex bomber: «Scusate l’emozione (si ferma, applauso della platea, ndr) ma mi devo fare forza sennò non mi riconosco più perché essendo stato capitano 10 anni di due società diverse evidentemente qualche cosa ho fatto. Vorrei ringraziare innanzitutto le persone che mi sono state vicine, dagli avvocati ai tifosi, che so che sono qui con il cuore. Ringrazio la mia faamiglia, i miei figli, i miei genitori e la mia compagna, le persone che mi sono state vicine in questi giorni, che sono state le uniche che ho visto e quindi l’unico mio sfogo. Stando 15 giorni a casa chiuso mi sono studiato tutta l’ordinanza e ho seguito tutte le trasmissioni. Sono state dette cose false, sono stati massacrati 30 anni in tutto e per tutto; la cosa che mi dava più fastidio era il fatto di non poter dire la mia verità, di non poter rispondere alle falsità dette. Sembrava che qualcuno si divertisse a massacrarmi.  Quando i commissari sono entrati in casa a fare il loro lavoro io neanche c’ero, ero a Roma, su un treno e non sapevo niente. Mi è arrivata una telefonata nella quale mi dicevano che sarei stato arrestato, ma io non sapevo niente. Sono andato a controllare su internet e ho trovato una mia foto con la maglia del Bologna con scritto “Signori in manette”. Io non ho mai avuto precedenti penali, quindi non ero un esperto in materia e arrivato al commissariato mi vengono messe le manette e fatte le foto segnaletiche. Un giornalista mi chiama e io dico “Abbiate pietà per il momento che sto vivendo”. Il giorno dopo le parole sono state travisate. Sono state scritte falsità sugli assegni trovati a casa mia. Tutti hanno assegni a casa. Forse mi porto dietro una nomea sbagliata, il fatto che sono uno scommettitore incallito. Mi piace scommettere in maniera legale e magari poi vedere la partita per seguire il risultato. L’ho sempre detto apertamente che mi piace farlo. Parla poi di un Bologna-Siena che all’epoca destò scalpore: i rossoblu dovevano perdere, secondo le voci, e lui sbagliò un calcio di rigore. Ma alla fine il Bologna vinse e tutto perse di senso.

Beppe continua: «Di cose inventate ce ne sono tante. Non mi è stato neanche detto durante l’interrogatorio cosa vuol dire far parte di un’associazione. Mi è stato poi detto dal penalista che si tratta di un’organizzazione che si incontra regolarmente nel tempo per mettersi d’accordo su un programma di scommesse. Ma io non faccio parte di nessuna associazione. Per questo vorrei partire da quel famoso e forse maledetto 15 marzo, quando fui invitato a un incontro con due persone che non avevo mai visto né conosciuto se non Bellavista che avevo visto in un incontro quando stavo alla Lazio. Da là nasce tutto. Non ho fatto altro che andare ad ascoltare e, forse ingenuamente, a scrivere delle condizioni. Si tratta di un foglio che hanno trovato a casa, che come ho detto anche al gip che ho scritto io. Ma la mia presenza serviva solo da garante, c’era la possibilità di poter eventualmente riuscire ad avvicinare qualche giocatore di Serie A. Io ho visto quelle persone solo in quell’incontro. Mi hanno chiesto se avevo la possibilita di dare soldi e la mia risposta è stata ” uno, determinate cose non le faccio, due non penso che un personaggio così possa avvicinare un giocatore di Serie A con 20.000″. Mi sembra assurdo perché in Serie A i giocatori li guadagnano in un muse o in un giorno questi soldi.  Dissi “uno, non sono interessato a determinate cose, due non ho le possibilità economiche per farlo.”. Sono entrato in ufficio alle 20.12 e alle 21.40 ero a casa. Loro hanno continuato l’incontro. Questa è stata tutta la vicenda. Sono state scritte 600 pagine su una serata durata 1 ora e 40. Si è puntato piu a denigrare la persona, a massacrarla, non si è raccontato il riassunto di questa serata. Io su 50.000 intercettazione non ho neanche una telefonata e per loro ero il capo dei capi. Il mio nome si faceva quando gli faceva comodo. Quando sono andato in Procura per l’interrogatorio potevo anche non rispondere, ma sono uno abituato a mettere la faccia. Anche quando giocavo e le cose non andavano bene ero il primo ad espormi e prendermi le mie responsabilità, lo sto facendo tuttora. Come mai tanto accanimento su uno che non ha un’intercettazione e ha fatto un solo incontro? In 15 giorni di calcioscommesse si è parlato 15 giorni di Signori. Ci sono tante partire sulle quali sono state giocate cifre spropositate ma non sono state prese in considerazione. Mi è stato detto che ho giocato 150.000 euro sulla partita Atalanta-Piacenza o su quella dell’Inter con il Lecce: scusate, ma non sono così stupido che se uno mi dice di giocare io gioco. E poi il risultato non è stato quello preventivato, forse perche mancava la mia garanzia (ci scherza su, ndr).»

Torna sul papello trovato in casa sua: «Anche se io avessi dettato le condizioni, il famoso papello doveva essere trovato a casa dell’altro. Ma se le condizoni vengono trovate a casa mia è perché qualcuno me le ha dettate; non avrei bisogno di tenerle in casa, me le ricorderei.»

Gli viene poi chiesto perché non ha denunciato quell’incontro: «Io dovevo denunciare un fatto che poi neanche si è avverato? La partita non è finita col risultato che loro avevano millantato di poter realizzare. Mi sembra inusuale denunciare un fatto di cui neanche si è certi. Non so neanche se l’avrei fatto se poi la gara fosse andata come avevano detto, perché comunque non ne avevo la certezza. Paoloni stesso afferma che ogni tanto diceva delle cavolate»

L.B.

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