IL TEMPO. Plebiscito Zarate

(Getty Images)

Poco sopportato nello spogliatoio (allenatore compreso), amato incondizionatamente dai tifosi. Dopo un primo anno da favola, il rendimento di Zarate è calato e così l’ambiente si è diviso. Tanto che persino Lotito ha aperto per la prima volta a una sua cessione. Nella nuova Lazio, quella di Cissè, Klose, Hernanes, lo spazio di Zarate sembra ridottissimo, probabilmente in panchina ad attendere una chance. Giusto che rimanga? Giusto che, a fronte di offerte importanti, vada via? L’abbiamo chiesto ad alcuni addetti ai lavori, chi più chi meno vicino all’ambiente laziale, e la risposta è stata sorprendente: Zarate non si tocca. «Io non lo venderei per due motivi – spiega Claudio Anellucci, procuratore di Cavani e cuore biancoceleste – Innanzitutto perché ora, rispetto a quanto lo si è pagato, significherebbe perdere tanti soldi. E poi perché, se lo facessero giocare nel suo ruolo, la seconda punta, saprebbe ancora fare la differenza». Meno tecnica e più «accorata» l’analisi di Felice Pulici, tra i portieri più amati della storia laziale: «Zarate è importante, indispensabile, assoluto. Bisogna solo dargli fiducia, fargli sentire l’affetto della società. Il ché non vuol dire garantirgli il posto da titolare, ma solo calarlo appieno nel progetto. In fondo, ha già fatto vedere di cosa è capace». Angelo Gregucci, oltre ad essere un ex, è passato anche per la panchina e sa come si gestisce una squadra: «Tutti diamo per scontato che Zarate non sarà titolare. Ma ne siamo proprio sicuri? In fondo, uno con le sue caratteristiche in rosa non c’è. Sa saltare l’uomo, è una specie di David Villa argentino. Certo, con un’offerta sopra i 20 milioni ci penserei, ma a suo vantaggio parla la carta d’identità. Specie in un attacco che, con Klose e Cissé, non ha proprio un’eta media bassina. Quest’anno, poi, con meno responsabilità potrebbe fare una grande stagione».

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