Editoriale di Paolo Cericola. Il Sistema Calcio Italia e lo scandalo dei settori giovanili

EDITORIALE PAOLO CERICOLA – Cerchiamo di non essere ipocriti. Cerchiamo di guardare oltre il fallimento di Ventura e della banda azzurra ieri sera a Milano. L’eliminazione storica che abbiamo subito deve e dovrà servire a guardare il nostro calcio in maniera più approfondita ed a 360°. L’eliminazione dal Mondiale è certo un’onta difficile da digerire oggi e lo sarà anche in futuro ma se ci limiteremo al solito scarica barile tipicamente italiano, non cambieremo nulla e le cose andranno ancora peggio. Certamente Ventura ha commesso i suoi errori, Insigne lasciato fuori, Verratti a fare il mediano così come Florenzi… Gli oriundi poi….tatticamente possiamo discutere finché vogliamo ma resteremo ancorati all’aspetto meno importate: le vere ragioni di questo fallimento.

SISTEMA CALCIO ITALIA – In primo luogo smettiamola di dire che il nostro è il campionato più bello del mondo. Per dirla alla Fantozzi “è una cagata pazzesca”. Il nostro campionato è mediocre, dopo 12 partite c’è ancora chi ha 0 punti, da 6 anni vince sempre la stessa, se lo scorso anno il Crotone non avesse acceso il motore mentre l’Empoli staccava la spina già a Natale c’erano le squadre retrocesse…e così via, per non parlare poi dell’Europa, quella che conta però. In Champions League tranne in questa stagione, non abbiamo passato per molti anni il preliminare. La Juve la sola eccezione. La Juve dello stadio di proprietà e della programmazione a lungo raggio. Quella che ha fatto incetta di giovani italiani in A ed in B tanto per essere chiari e che poi li farli giocare mandandoli in presiti in Italia o in Europa. Se togliamo la squadra di Allegri il resto in Europa non è pervenuto da anni. Le ragioni sono tante ma la maggiore è semplicemente riconducibile al Sistema Calcio Italia.

SETTORI GIOVANILI – Partiamo dai settori giovanili. Nessuno, oppure in pochi per non voler generalizzare, insegna più calcio. Oggi si chiede: “il ragazzo quanto è alto?”. Ho sentito dire che “poi la tecnica si insegna”. Il calcio è un dono e se c’hai i piedi fucilati neppure un miracolo può cambiare le cose, ma se sei grosso puoi fare a sportellate, ma è un altro sport, soprattutto perché poi quei piccoli cresceranno ma dovranno essere aspettati, oggi il Napoli di Insigne, Martens e Callejon è il Barcellona italiano tanto per fare un esempio. Ho visto qualche mese fa in un torneo giovanile disputato nella capitale il Barcellona. Una banda di ‘nanetti’ che giocava di prima, ma nascondeva il pallone a tutti. Schema di gioco? Il 4.3.3 quello della prima squadra. Quello dell’identità della società. Chiunque allena o entra nel club braugrana sa che giocherà così. Questa si chiama programmazione.

ANALISI – Chi ha voglia di perdere un po’ di tempo si vada a leggere le rose delle Primavere della nostra Serie A. Quasi 1/3 di ogni squadra è composta da stranieri che però se arrivano in prima squadra sono provenienti dal vivaio. Assurdo. Come può uno straniero essere vivaio se è nato altrove??? Il 55% della Serie A è composta da stranieri, per non parlare dei giocatori provenienti da zone del globo dove è difficile certificarne la certa data di nascita anche se palese a tutti. Quando nel 2006 diventammo campioni del Mondo in Italia l’incidenza era del 30%. Ma al danno arriva la beffa. Quanti di questi ragazzi arrivato dall’estero è più forte del mady in Italy? Risposta facile. Pochi. E quelli che lo sono poi lo dimostrano in campo. Perché il rettangolo verde non mente, mai. Gli altri fanno economia. Già perché il nostro Paese insieme alla Grecia è l’unico in Europa ad avere ancora il vincolo sportivo fra i settori giovanili dei dilettanti ed i professionisti. Facile quindi l’equazione: lo straniero costa meno. Molto meno. In media un ragazzo fuori sede fa spendere alla sua società 15mila Euro l’anno, più il cartellino di acquisto. Fate due conti. Vince l’estero a mani basse ma il vincolo è blindato. Tutti ne parlano da anni e nessuno lo tocca tanto che i nostri ragazzi finiscono nel dimenticatoio. In sostanza alleniamo gli stranieri per far si che poi le altre Nazionali ci sbattano fuori dalle competizioni che contano. Quei pochi ragazzi che poi riescono a fare un passo in avanti se non hanno la corrente giusta del procuratore giusto, ci sono bambini di 13/14 anni, già seguiti, non si va da nessuna parte. Per gli allenatori non cambia molto. C’è chi si è sentito chiedere lo sponsor…..ma attenzione TUTTI SANNO TUTTO ma il sistema va bene così.

ESEMPIO GERMANIA – La Germania ha definito fallimento il suo mondiale, quello del 2006 in casa. In quel mondiale uscirono alla semifinale contro di noi, ma per loro è stato un fallimento. Hanno voltato pagina. Hanno resettato un sistema mettendo il calcio davanti a tutto. Non hanno pensato alle poltrone, al potere ma solo a come far cambiare il risultato del campo che aveva portato al per loro “Fallimento”. Noi? Bravissimi a restare attaccanti alle poltrone e nel momento della svolta si cambia anche parere e voto conseguente come il presidente degli allenatori Ulivieri che prima si è incatenato alla Federazione, ma poi ha votato la rielezione dello stesso contro il quale si era incatenato proprio quando stranamente si è iniziato a parlare di Centri Federali in giro per l’Italia. Abbiamo una Lega sia di A che di B con il commissario proprio perché sono fondamentali i giochi di politica prima del resto. Insomma il nostro calcio ieri sera ha toccato uno dei momenti più bassi della sua storia ma se non si resetta tutto non si andrà da nessuna parte. 

Paolo Cericola
Direttore Lazionews.eu
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