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ALLA LAVAGNA | “E pur si muove!”: l’analisi tattica di Lazio – Lokomotiv Mosca

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FOCUS LAZIO LOKOMOTIV – “E pur si muove!”, pronunciò Galileo Galilei a difesa dell’abiura all’eliocentrismo. “Eccome se si muove!”, pronunciamo noi oggi dopo aver visto la seconda vittoria consecutiva della Lazio di Sarri. I biancocelesti, a seguito della vittoria nel derby capitolino, hanno mostrato nuovi segni di ripresa. O meglio, di rivoluzione. Ieri sera all’Olimpico la Lokomotiv Mosca è stata annichilita da un tourbillon di gioco, tecnica e, naturalmente, tattica. Ora che anche in Europa League il primo fieno è stato riposto in cascina, non resta che sedersi in poltrona e continuare a godere di un ‘Sarrismo’ che prende sempre più campo.

Lazio – Lokomotiv: Basic dal primo minuto

Non poteva far calcoli Maurizio Sarri. Contro la Lokomotiv Mosca, reduce da un pareggio con l’Olympique Marseille nella prima turnata europea, bisognava solo vincere. Perciò, pur dopo un derby vinto ma stancante, l’allenatore della Lazio ne ha cambiati solo cinque. Dentro Strakosha, confermato come ‘portiere di coppe’ dopo l’errore all’esordio con il Galatasaray, Patric, Lazzari, Cataldi e, all’esordio dal primo minuto, Toma Basic. Con loro tutti o quasi gli inamovibili: Acerbi e Hysaj in difesa, Luis Alberto a centrocampo, e davanti il tridente che, giorno dopo giorno, si trova sempre meglio: PedroImmobileFelipe Anderson. 4-4-2 accorto e ben messo in campo, invece, per Nikolic. Ad Anjorin e Smolov il compito di impensierire la retroguardia biancoazzurra.

La chiave tattica dell’incontro

Ora sì che, in ossequio allo slogan stagionale scelto dalla Lazio, possiamo dire di aver aperto almeno una porta alla bellezza. Contro la Lokomotiv Mosca, il ‘Sarrismo’ è sgorgato sul prato dell’Olimpico. Con la ragione sempre a diga della tranquillità della squadra sia nella gioia che nel dolore, si può affermare che un passo in avanti è stato compiuto. E peccato, perché solo per un po’ di imprecisione e leziosità il risultato non è stato più rotondo, come invece suggerito dal campo. Poco male. In casa biancoceleste rimane grande la soddisfazione per un gioco che comincia a decollare e che ben sperare fa per il futuro. Scendendo però all’analisi concreta della partita, la chiave tattica dell’incontro è stata la posizione dei tre attaccanti. Con i tre centrocampisti legati da un immaginario elastico sia in fase di costruzione che in quella di non possesso, a far la differenza sono stati i tre giocatori offensivi. In particolare uno: Felipe Anderson. La posizione di Pedro, per lunghi tratti di gara molto vicina a quella di Immobile, ha permesso al 7 di tenere, come si suol dire, i ‘piedi sulla linea’. Così facendo, ha potuto godere di più spazio e liberare tutto quello che è il personale dettato calcistico. Duetti con Lazzari, tunnel, scatti, finte, sorpassi e lampi di assoluta bellezza pedatoria: così l’asso brasiliano ha nuovamente incendiato il terreno dell’Olimpico.

Lazio – Lokomotiv Mosca: cos’ha funzionato?

“Ci basiamo molto sul palleggio: è quello che vogliamo”. Giusto partire da qui, dal palleggio, come sottolineato da Maurizio Sarri. Ciò che è mancato prima della stracittadina, è finalmente divenuto prerogativa essenziale e imprescindibile in queste ultime due giornate. I giocatori della Lazio ieri sera si sono mossi bene, hanno trovato le misure giuste e di conseguenza anche il livello del gioco ne ha giovato, con le palle perse ridotte al minimo. Poi, certamente, gli esterni. Parola di ‘Comandante’: “Mi ci è voluto un po’ di tempo per capire come utilizzarli, per me uno si esprime meglio a destra e l’altro a sinistra anche se, se parli con loro, ti dicono che giocano meglio a sinistra”. Dulcis in fundo, finalmente la difesa. Per la prima volta in stagione la squadra biancoceleste non ha preso gol. Un bel mattoncino su cui porre le basi di un roseo futuro.

Cosa migliorare in vista dei prossimi impegni

Anche in questo caso, giusto rimettersi alle parole di Sarri nel dopo-gara: “Potevamo fare meglio dal punto di vista realizzativo, invece il risultato è rimasto in ballo – e ancora – A tratti diamo la sensazione di essere un po’ leziosi, ma è quello che chiedo io”.

Articolo a cura di Daniele Izzo

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