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BILANCIO 2014/2015: Attaccanti. Anderson e Candreva che meraviglia! Klose e Mauri immensi, Djordjevic lieta sorpresa

LAZIONEWS.EU – Il reparto d’attacco ha superato se stesso, 71 reti realizzate rappresentano un record per il club biancoceleste…

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LAZIONEWS.EU – La mentalità nuova portata da Pioli ha influenzato tutti i reparti della squadra biancoceleste. L’aggressività e il ritmo, dogmi del tecnico emiliano, hanno aiutato soprattutto il reparto d’attacco, che si è trovato spesso in condizione di ripartire velocemente in spazi aperti. I movimenti perfetti degli esterni, l’ottima sincronia tra attaccanti e centrocampisti d’inserimento ha fatto sì che la Lazio battesse il proprio record di reti messe a segno in un campionato, fermando il conto a 71 gol fatti e chiudendo la stagione con una differenza reti di +33. La Juventus campione d’Italia ha siglato solo una marcatura in più rispetto ai biancocelesti. Tra le sue frecce Pioli ha potuto contare sull’ispirazione di Candreva, primo in Serie A per tiri da fuori area, e sulle impressionanti serpentine di Anderson, che con 106 dribbling vincenti è secondo solo a Vazquez del Palermo. Un ritrovato Klose, 13 reti, ha completato la magia di un reparto che ha fatto divertire i tifosi laziali come non lo facevano da molto tempo. Per il prossimo anno le incognite sono ancora molte, alla Lazio potrebbe approdare un attaccante di calibro internazionale, in grado di permettere un ulteriore salto di qualità ad un insieme di attaccanti già ampiamente competitivo.

Andiamo ora ad analizzare singolarmente la stagione degli attaccanti biancocelesti, di seguito elencati in ordine alfabetico:

CANDREVA: La stagione di Candreva è stata strepitosa. Sulla fascia destra ha macinato chilometri su chilometri, sacrificandosi nella doppia fase per poi ripartire palla al piede come se nulla fosse. Qualche dribbling di troppo a un calciatore così va perdonato: il numero 87 è stato il calciatore che ha concluso più volte in porta dalla distanza, collezionando 10 gol, uno più importante dell’altro. L’esterno romano si è confermato sui livelli impressionanti della scorsa stagione, mostrando una maturità tecnica e tattica che farebbe comodo ai più grandi club del mondo. La Lazio e i laziali se lo tengono stretto, alcuni brevi momenti d’appannamento passano in secondo piano davanti a tanta corsa e sostanza, in una parola: indispensabile.

DJORDJEVIC: L’annata dell’attaccante serbo va divisa in due parti. Djordjevic nel ritiro estivo aveva favorevolmente impressionato Pioli, guadagnandosi una maglia da titolare a discapito di Klose. L’attaccante classe ’87 ha collezionato 24 presenze in campionato, realizzando 8 gol. Fino alla giornata numero 20, quella del brutto infortunio alla caviglia, è sempre sceso in campo. La frattura all’articolazione destra lo ha costretto ad un lungo stop, che lo ha visto rientrare a disposizione di Pioli solo nelle ultime giornate. Il doppio palo colpito nei tempi supplementari della finale di Coppa Italia grida ancora vendetta e avrebbe potuto impreziosire ancor di più la stagione del serbo. Il primo impatto con il calcio italiano è stato superato alla grande, il numero 9 è una punta affidabile su cui poter contare per il futuro.

FELIPE ANDERSON: Pipe è stato il protagonista assoluto della stagione biancoceleste. Partito in sordina sulla falsa riga dello scorso anno, è letteralmente esploso agli inizi dell’inverno. Da brutto anatroccolo è diventato uno dei cigni più maestosi della Serie A, guadagnandosi più volte lo scettro di miglior talento del campionato. Nella striscia di 8 vittorie è stato il l’attore principale, e con 10 gol è il secondo miglior marcatore a pari merito con Candreva e Parolo. Le 7 reti firmate in trasferta lo rendono il miglior marcatore lontano dall’Olimpico. Felipe può e deve migliorare sotto il punto di vista della continuità, ma le lacrime di gioia e liberazione dell’ultima giornata del San Paolo fanno di lui un vero laziale dal sangue brasiliano. Lotito dovrà prepararsi a respingere gli attacchi delle big, ma è già stato chiaro: “Vale 100 milioni”.

KEITA: Le giocate del campione sono nel sangue di Keita, ma manca ancora qualcosa. La stagione del giovane attaccante spagnolo di origine senegalese doveva essere quella dell’esplosione definitiva, è stata invece quella di un lieve ridimensionamento. Il numero 14 non ha mai convinto a pieno Pioli, che gli ha regalato molti spezzoni di gara, ma poche chance da titolare. In 23 presenze in campionato è andato a segno 1 volta, in Coppa Italia ha segnato 3 gol in 6 partite. La stagione merita una sufficienza stiracchiata, guadagnata solo nel finale di stagione in cui Keita ha mostrato segnali di crescita. Il prossimo anno bisogna ripartire anche da lui: i numeri ci sono, manca la giusta convinzione e un pizzico di continuità.

KLOSE: Immenso. Basterebbe una sola parola per descrivere la stagione di Miro Klose. A inizio anno ha accettato con serenità e stile un posto da riserva, poi con la sfortunata complicità dell’infortunio di Djordjevic è tornato ad essere lo splendido punto di riferimento del reparto offensivo di Pioli. Il 36enne tedesco si è caricato la Lazio sulle spalle, diventando il miglior marcatore biancoceleste con 13 reti. Preziosissimo anche in fase difensiva è stato fondamentale per gli equilibri della Lazio. Miro alla ventesima presenza si è guadagnato il rinnovo automatico, ma deciderà del suo futuro a breve: nel caso in cui dovesse restare i laziali lo accoglierebbero di nuovo come merita un vero campione del calcio del calcio internazionale.

MAURI: L’apporto di Mauri all’attacco biancoceleste è stato fondamentale. I movimenti da trequartista, uniti a quelli da finto attaccante fanno del brianzolo un’arma imprevedibile, in grado di regalare grande equilibrio ad un intero reparto. Pioli gli ha regalato 29 presenze in campionato, il numero 6 ha risposto alla grande, siglando 9 reti. Sul finire di stagione è calato un po’, ma ha sempre indossato con fierezza e onore la fascia da capitano, nonostante le mille voci relative al calcioscommesse che tentano di tirarlo in ballo ciclicamente. Il suo contratto è in scadenza a giugno 2015, per quanto mostrato un’altra annata in biancoceleste potrebbe non essere utopia.

PEREA: Il colombiano è stato richiamato a gennaio dal prestito al Perugia, per sopperire all’assenza dell’infortunato Djordjevic. Perea non ha mai convinto Pioli, che lo ha mandato in campo solo in situazioni di disperata emergenza. In mezza stagione ha totalizzato 97 minuti tra campionato e Coppa Italia, troppo pochi per giudicare un’annata. Il numero 34 è parso comunque ancora acerbo e in futuro dovrà essere tenuto sotto osservazione.

TOUNKARA: Partito come quarto attaccante aggregato alla rosa della Lazio, il giovane Tounkara ha trascorso la stagione a metà tra Primavera e prima squadra, rubando con gli occhi i segreti del mestiere a veterani del calibro di Klose e Mauri. La strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa, ma il classe ’96 sembra possedere le doti giuste per diventare un attaccante importante.

 

G.M.T.

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