FACCIA A FACCIA – “In settimana lavoriamo bene, è il momento di mettere in campo i frutti di questo lavoro”. Pioli ha presentato così l’ottavo di finale di Tim Cup contro l’Udinese di Colantuono, altra squadra convalescente che sta attraversando un momento complicato. Vincere però è l’unica medicina per curare la crisi. Lo sanno bene i due protagonisti del faccia a faccia di oggi: Cataldi e Kone, a modo loro figliocci calcistici del tecnico di Parma

RITORNARE A CRESCERE – La Lazio è sempre più un enigma, Cataldi è una delle sue chiavi di lettura. Nella stagione opaca dei biancocelesti sembra essersi eclissata anche la stella di uno dei giovani più promettenti del calcio italiano, esploso a vent’anni nella stagione del sogno. Lui, romano e laziale, dopo un anno di prestito al Crotone torna a casa per vivere da protagonista la maglia che ama e come in una favola si ritrova titolare in un gruppo che vola verso la Champions League. Pioli lo lancia al momento giusto e dalla “prima” contro il Milan (il 24 gennaio), quella maglia, quella con l’aquila stilizzata, sarà per lui una seconda pelle, viva, carica di valori e significati che solo un tifoso comprende fino in fondo. Danilo passa dalla Curva al campo, dallo scudetto Primavera nel 2013 al terzo posto: una ascesa che sembra non avere fine. Poi quasi inaspettatamente la Lazio crolla e la sua crescita pare arrestarsi. Meno giocate, meno qualità, meno presenze: Cataldi non è più sulla bocca di tutti e spesso il tecnico lo relega in panchina. Una scossa di assestamento, dovuta soprattutto a quella che fino ad ora è stata una annata maledetta in casa Lazio. Anche perché è ancora tra i leader della nazionale U21 e il futuro in maglia azzurra, quella dei grandi, sembra non essere così lontano…

CHE FINE HA FATTO? – Da una crisi…all’altra. L’Udinese è a 4 punti dalla zona retrocessione e i fasti di qualche stagione fa, quando la qualificazione in Europa era un must, sembrano essere solamente un lontano ricordo. Eppure Panagiotis Kone aveva sposato il progetto dei friulani con bel altra ambizione e aspettative. Lui nato a Tirana ma naturalizzato greco è cresciuto calcisticamente nel vivaio dell’Olympiakos, prima di passare un anno al Lens, in Francia e poi tornare in patria, a firmare il suo primo contratto professionistico con l’AEK Atene. Nel 2008 passa all’Iraklis Salonicco, dove rimane due stagioni, fino a quando arriva il Brescia, club che gli regala la Serie A. Con le rondinelle si mette in mostra e attira le mire del Bologna allenato da Pioli, tecnico che lo vuole fortemente e una volta acquistato lo fa crescere in maniera esponenziale. In Emilia mette in mostra il meglio delle sue qualità: centrocampista duttile, tecnico, predisposto al gol (11 nella ultime due stagioni) e con grande capacità di inserimento. Mezza Italia farebbe follie per lui e quando l’ex tecnico dei rossoblù passa alla Lazio la società capitolina è una delle prime a farsi avanti, ma l’Udinese brucia tutti e gli presenta un progetto per tornare grandi insieme.

IL CONFRONTO – In Friuli Kone non riuscirà quasi mai ad esprimersi al meglio, mettendo a segno una sola rete nell’ultimo campionato. Oggi scenderà in campo due mesi dopo l’infortunio e abbraccerà mister Pioli, che a Roma sta vivendo il periodo più complicato. Sul terreno di gioco si incrocerà spesso con Cataldi, altro allievo del tecnico nato a Parma. Kone per dimostrare a tutti di essere grande, Cataldi per rinascere insieme alla sua amata Lazio: con motivazioni e situazioni ambientali differenti entrambi sono attesi dalla vera prova del nove. La Coppa Italia per rilanciarsi e per spiegare al calcio che loro non hanno ancora mollato. Come il loro maestro, che intanto si giocherà la permanenza nella Capitale.

Giorgio Marota
TWITTER: @GiorgioMarota

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