APPROFONDIMENTO LAZIONEWS.EU – Coincidenza unica. E’ accaduto a Stefano MAURI, che lunedì 20 ottobre era stato ricoverato presso la clinica PAIDEIA per un ascesso tonsillare. Tre notti di degenza per il capitano laziale, che sperava di far parte della trasferta veronese. La terapia però includeva l’uso di cortisone, che in dosi massicce è classificata come sostanza dopante. La prassi prevede l’invio, da parte del club d’appartenenza, di tempestiva comunicazione alla Commissione antidoping del CONI, con annessa documentazione che includa lista e modalità d’assunzione dei farmaci appannaggio del CEFT.  E la FIGC? La Federazione ha il solo ruolo di garante per il rispetto delle procedure, burocratiche e operative.

La ”Commissione Esenzioni a fini terapeutici” è infatti l’ufficio (del CONI) preposto al fondamentale via-libera per l’impiego in partita e, dopo aver preso visione delle carte inviate dalla società biancoceleste, ha negato l’autorizzazione. Troppo cortisone: sforava i parametri previsti dal WADA, agenzia mondiale dell’antidoping. Il calciatore rischiava la positività in caso di controlli e, al contempo, necessitava di tempi tecnici per smaltire la sostanza in questione. Tempi che, secondo la documentazione relativa prodotta dalla LAZIO, sono stati poi considerati idonei dal CEFT per l’approvazione al rientro in campo contro il CAGLIARI. Tanto è avvenuto, con MAURI rilanciato titolare da mister PIOLI, ripagato con gol e prestazione. Tutto regolare, alla luce del sole delle normativa vigente.

Ma lo zelo è una costante di questa vicenda. Così alla fine del match, ecco apparire il nome del centrocampista brianzolo nella lista dei sorteggiati per il controllo antidoping. E’ il caso. Ma quale? Quello della decisione autonoma del CCA (Comitato Controlli Antidoping), istituzione del CONI che può invece disporre le modalità di ‘sorteggio’: random(mediante l’apertura di una busta contenente un numero casuale) o ‘mirato’. E nel mirino, tra i tantissimi sportivi tesserati in regime temporaneo di esenzione, è casualmente finito proprio Stefano MAURI. Curioso, ma forse questa è solo una storia che parla di fiducia. Altrimenti il controllore (CEFT) e il controllato (LAZIO-MAURI), non avrebbero avuto bisogno di un ulteriore controllo. Daltronde, nei confronti del soggetto protagonista, sembra che la malizia non sia mai sazia.

Francesco Pagliaro

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