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FOCUS CAICEDO LAZIO – Nella settimana che ha visto Jannick Sinner arrivare in finale a Miami, un collegamento a stelle e strisce sorge spontaneo: Felipe Caicedo come James Harden. O meglio, come il sesto uomo nel basket. Mutuando il ‘Fear the beard’ della palla a spicchi in ‘Fear the Panther’, il risultato non cambia. In entrambi i casi ciò che conta sono consapevolezza e voglia di incidere, di essere decisivi a partita in corso. L’importanza di graffiare partendo dalla panchina, insomma.

Caicedo: spacca-partite o sesto uomo

Cambiare l’inerzia del gioco. Trovare forze e opportunità per essere decisivi in pochi minuti. In Italia qualcuno direbbe ‘spostare gli equilibri’. Incidere nella partita come nessun altro fino a quel momento era stato in grado di fare. Questo fa il sesto uomo nel basket. È un’essenza, un modo di interpretare gioco e partita devoto a una sola regola: farsi trovare pronto, sempre. Così il suo apporto diventa fondamentale quando le attenzioni dell’avversario calano: difese stanche e disattente sono facili prede per un giocatore fresco in grado di incanalare la partita nei giusti binari. Il sesto uomo è un ruolo comune quando si tratta di far canestro: negli Stati Uniti a fine anno si assegna addirittura un premio specifico. Leggendo bene, però, tutto questo potrebbe esser applicato anche a chi il pallone, invece che con le mani, lo addolcisce tra i piedi. A chi, dovendo coesistere con un marcatore implacabile come Ciro Immobile, ha deciso di ritagliarsi uno spazio tutto suo. Lui che graffia come Lou Williams e decide come James Harden. A colui che risponde al nome di Felipe Caicedo.

Lazio – Spezia, l’ultima gioia

Ancora una volta i piani della Lazio si erano complicati. Più precisamente gliel’aveva complicati una rovesciata d’antologia di Daniele Verde. La partita con lo Spezia stava scivolando via tra un lancio lungo e uno sterile palleggio. Eppure mentre l’orologio continuava a scorrere inesorabile verso il novantesimo, ogni tifoso biancoceleste avrà pensato: ‘Ma metti che lo rifà Caicedo?’. No, impossibile, non può segnare sempre lui; non può farlo ogni volta nei minuti finali. E invece la vocina era giusta, perché la Lazio ha un cuore in più, che sembra intensificare il suo battito sul finire di partita. Il cuore di Felipe Caicedo, del ‘sesto uomo’ della Lazio.

Il gol nei minuti finali: una piacevole abitudine

La storia d’amore tra l’attaccante ecuadoriano e i minuti finali di gioco nasce nel lontano 2007. Precisamente il 29 aprile, quando un giovane Caicedo, in forza al Basilea, entra nel secondo tempo e firma la vittoria sul FC Thun al 90’. Un film che il classe ’88 reinterpreterà ben dodici volte prima di vestire il biancoceleste. Con la maglia della Lazio, ad oggi, i gol dall’80’ in poi sono invece 9 sui 33 totali. Il primo il 3 dicembre 2017 a Marassi contro la Sampdoria: un tap-in scivolato che regalò il pieno bottino alla squadra di Simone Inzaghi. Dopo allora, quello che sembrava un episodio si è trasformato prima in curiosa coincidenza e poi in incredibile abitudine. Sassuolo, Juventus, Cagliari, Torino, Zenit, ancora la ‘Vecchia Signora’, Crotone e Spezia: sono queste le squadre ad aver assaggiato la ‘Legge Caicedo’.

Piacere Felipe Caicedo, l’arma della Lazio

Un trampolino di lancio, come è stato per James Harden a Oklahoma, con il quale l’attaccante ecuadoriano condivide il fatto di non esser ancora riuscito a vincere un titolo. Una condizione stabile, simile a quella di Emmanuel Ginobili da Bahia Blanca. La continua ricerca della perfezione del ruolo, che vede Lou Williams non ancora stanco di ricevere riconoscimenti in materia. Caicedo concilia nel traslato calcistico del ‘sesto uomo’ tutto questo. Un attaccante arrivato al grande palcoscenico grazie alla Lazio, che da tre anni è stabilmente l’arma dalla panchina di Simone Inzaghi e che ormai, si è capito, punta a rimanere nella storia spodestando un’altra ‘C’, quella di Cesarini. Chissà come sarebbe vederlo prendere il tiro sulla sirena. Ma, per il momento, i tifosi biancoazzurri si accontentano di vederlo segnare. Nell’attesa che magari anche la FIFA istituisca un premio per il miglior ‘spacca-partite’, un ruolo con sempre più accrescente rilievo nel calcio moderno.

Daniele Izzo
Pubblicato il 6/04/2021

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