I centrocampisti passano, LEDESMA resta: l’imprescindibilità del numero 24

LAZIONEWS- “I giocatori, gli allenatori e i dirigenti passano, la Lazio resta”. Tutto vero, anzi verissimo. Soprattutto in un periodo come quello degli ultimi anni, in cui tanti supporters biancocelesti hanno fatto proprio in maniera particolare questa sorta di motto. Tuttavia, ci sono tanti uomini che non hanno lasciato il segno o che ne hanno inciso uno dalle sembianze assai negative. Questi ultimi in realtà sono veramente pochi. Tanti uomini sono passati, un oceano pacifico e silenzioso scorso sotto il ponte imperioso che è la storia biancoceleste. Tanti di questi hanno lasciato un solco nel letto di questo mare, Cristian Daniel LEDESMA, nato a San Isidro in Argentina il 24 settembre 1982, è e sarà uno di questi. Lo è chi lascia il cuore sul campo, lo è chi non ha bisogno di proclami e annunci in pompa magna ma ha sangue e pelle bianco e blu. Lo è chi è Cristian Daniel Ledesma, ormai pilastro del grattacielo Lazio, atrio e ventricolo del cuore pulsante capitolino, nove anni di battiti ininterrotti, con qualche basso si, ma mai a riposo dalla sua Lazialità. Uno che la Lazio ce l’ha sempre avuta nel destino, come tanti argentini della storia, vicino a questi colori per gente come Almeyda, Simeone, Crespo e Veron, sin dai tempi del Boca Juniors. Simpatizzava Lazio, è dovuto transitare cinque anni per Lecce (dove ha conosciuto il suo maestro Delio Rossi), prima di arrivare nella Capitale. Lo ha fatto finalmente nel 2006, ed è stato subito amore.

UN GOL PER PREDESTINATI- C’è una data precisa che ha fatto capire a Cristian che quello era il suo destino: il 10 dicembre 2006, derby d’andata in cui la Lazio annichilì i cugini giallorossi a partire dall’eurogol del vantaggio (il match finì per 3-0). Quella sera Cristian ebbe la notizia che sarebbe stato padre per la seconda volta, e non c’è segno del destino più grande. “Da lì in poi è stato un rapporto in crescendo sebbene silenzioso, senza proclami, senza baci alla maglia o corse e capriole…sarà pure un difetto del mio carattere ombroso e chiuso, ma è il mio modo di lavorare. Io faccio parlare l’impegno sul campo”. Fu una sorta di profezia quel gol: da quel momento Lede entrò in cabina di regia per non lasciarla più, chiunque passasse per il centrocampo sapeva che un posto era già occupato da Cristian, imprescindibile numero 24 biancoceleste, l’unico in grado di dare le giuste geometrie. Ci hanno dovuto fare tutti i conti, allenatori compresi. Quella stagione, la prima alla Lazio, Ledesma collezionò 33 presenze, così come l’annata successiva, fatta di alti e bassi dopo l’eliminazione dai gironi di Champions, ma sempre da titolare.

IL PERIODO BUIO E IL ‘RINASCIMENTO’- Poi arrivò la Coppa Italia nella cavalcata del 2009 fino alla storica finale del 13 maggio all’Olimpico con la Samp, 70 mila persone, il gol di Maurito, le lacrime di Delio Rossi. Le strade con Mastro Delio si sono separate e da lì i periodi bui, la non convocazione per la trasferta in Cina dell’8 agosto per contendere la Supercoppa Italiana all’Inter di Mou del futuro Triplete. Un contratto che non era arrivato, ma puntuale era arrivata l’esclusione, “E nonostante i continui complimenti del nuovo allenatore Ballardini che mi considerava il pilastro della Lazio. Salvo poi non rivolgermi più la parola al ritorno dalla Cina. Ero molto combattuto, ma nonostante questa situazione ero naturalmente disposto a fare anche una scelta di cuore e firmare il tanto agognato rinnovo con la Lazio”. La Lazio era sull’orlo della Serie B, e Ledesma non c’era, una sorta di punizione divina. C’era Baronio, dotato di buone qualità, ma non di quelle di Ledesma. Poi l’esonero di Ballardini, la chiamata di Reja che pretende il suo reintegro come prima condizione e Cristian, ‘Patagonia Express’ come lo chiamano scherzosamente i tifosi, che torna a prendersi ciò che gli spetta, la Lazio. Un girone di ritorno di livello permette alla formazione del friulano di ottenere una salvezza che era apparsa sempre più a rischio. Nella stagione successiva arrivò addirittura la convocazione in Nazionale, quella italiana di Prandelli, che lo ha però utilizzato una sola volta il 17 novembre 2010 nell’amichevole pareggiata contro la Romania. Manco a dirlo, ne avrebbe meritate tante altre, lui che è sempre stata una sicurezza in qualsiasi progetto di centrocampo.

ONNIPRESENTE- Ogni anno c’è chi lo mette al centro di discussioni tattiche e non, ogni anno l’architetto Cristian torna a farsi sentire in campo a suon di goniometro, matita e righello per disegnare la mediana biancoceleste come nessun altro è stato in grado di fare da quando c’è lui alla Lazio. Matuzalem, sicuramente giocatore dotato di qualità e quantità, anche se un po’ fragile e discontinuo, si è dovuto arrendere a un ruolo da vice-Ledesma. C’è chi ha dovuto addirittura cambiare posizione in campo, chiedere a Lorik Cana, arrivato nel luglio 2011 e costretto qualche tempo dopo ad arretrare in difesa. Il centro della mediana porta marchiato a fuoco il numero 24, l’unico vero regista della squadra in grado di far girare uomini e tattiche. Senza di lui l’ingranaggio è troppo macchinoso, arrugginito e finisce per incepparsi. Fortuna che non è praticamente mai mancato per infortunio, tenuto però in panchina da Vladimir Petkovic, mister tenebroso e rivoluzionario che nella sua seconda stagione ha tenuto fuori per scelta tecnica i cosiddetti senatori, tra cui Ledesma. Detto-fatto, Lazio sempre più in basso in campionato fino al tracollo, all’imbarcata di Verona. Il bosniaco ha preferito dar spazio al nuovo acquisto Lucas Biglia, giocatore di grande spessore ma in chiara difficoltà nella stessa posizione di Cristian e affiancato da Onazi. La squadra non ha più gli equilibri giusti, vede aprirsi un burrone ai suoi piedi, fino a quando rientra Reja, e con lui Ledesma. La Lazio rinasce, subisce ma gioca, con un Biglia spostato mezzala e finalmente sbocciato. Si, perchè al centro del campo c’è ancora ben chiaro il marchio di CL numero 24, quello di Ledesma. Ora Cristian è al nono anno di ritiro con questa casacca addosso e si accinge a prepararsi con la solita dedizione, calma e la consueta Lazialità, quella gli rimarrà dentro. E c’è da credere che il contratto in scadenza 2015 non avrà alcuna remora ad essere firmato, questa è la sua casa. “La Lazio è e sarà il mio posto nel calcio”sul centrocampo c’è scritto il tuo nome.

Francesco Iucca

TWITTER: @francescoiucca

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