LAZIO-JUVENTUS, IL FACCIA A FACCIA – E’ arrivato il tempo in cui non si può sbagliare, in cui gli occhi dell’Italia calcistica sono concentrati sull’Olimpico e sul big match della dodicesima giornata di campionato. LAZIO contro JUVENTUS, vietato soffrire di vertigini soprattutto per i biancazzurri. Non mancheranno le due guide principali, i due veri top player decisivi di questo scorcio iniziale di campionato, Lucas BIGLIA da una parte, Carlitos TEVEZ dall’altra.

BIGLIA VS. TEVEZ, gli irrinunciabili. Un ‘Principito’ e un ‘Apache’ sul prato del gran gala dell’Olimpico. La storia di due nobili guerrieri…
E allora, il grande appuntamento è ormai alle porte, il tappeto rosso dell’Olimpico è pronto per essere sfoderato. A sfilare sul prato dell’Olimpico ci saranno i più grandi giocatori della Serie A, una serata di gala nella quale né la LAZIO né la JUVENTUS capolista hanno intenzione di sfigurare. Non mancherà nessuno degli uomini fondamentali, di quelli di maggiori prestigio se si fa eccezione per il capitano biancoceleste Stefano MAURI costretto ai box per infortunio. A guidare le proprie squadre ci penseranno gli uomini probabilmente di maggior carisma, due argentini di Buenos Aires, con carriere diverse ma dalle origini geografiche comuni. Lucas BIGLIA e Carlos TEVEZ, nati con due anni di differenza a Mercedes e Ciudadela, due cittadine a pochi chilometri di distanza l’una dall’altra. Eppure i nomignoli, i soprannomi che si sono guadagnati durante gli anni sono così diversi, così contrastanti. Lucas è il ‘Principito’, testa alta, pallone incollato ai piedi, capacità di visione del gioco fuori dal comune. Un ‘signore’ del calcio, non poteva che guadagnarsi un nome del genere. Carlitos è l’Apache’, un guerriero nel vero senso del termine, uno di quelli attaccato alla propria terra: un soprannome conquistato per questo motivo e va detto, anche per i suoi tratti, il suo volto segnato come da una guerra. E quella tra Lazio e Juve è una guerra in un certo qual modo, dove Lucas e Carlitos faranno da condottieri, da prima linea. Lucas è un ‘Principito’ nella forma e nello stile, ma in questo campionato ha dimostrato di essere un guerriero vero, primo lottatore e a tutto campo, un nobile che non ha paura di sporcarsi, di bagnarsi di ‘sangue e di sudore’. Carlitos al contrario è reale nell’animo, che non inganni il suo aspetto rude, è un papà modello, attaccatissimo alla sua famiglia, di sangue e d’adozione come quella argentina e quella bianconera. Le loro strade si sono separate da bambini, tanto vicini ma poi tanto lontani: Biglia deve tutto all’Argentino Juniors che lo ha coltivato e lo ha cresciuto fino al grande calcio europeo, Tevez ha vissuto al Boca Juniors, il club che fu di Maradona, passando di sfuggita per il Brasile al Corinthians. Poi l’Europa, arrivata per entrambi nel 2006: Lucas dopo la parentesi Independiente sbarca nell’Anderlecht, Carlitos invece scopre la Premier, passando per il West Ham e poi per i due club di Manchester. Il rapporto di Tevez con le società e i tifosi, ma soprattutto con gli allenatori non è sempre idilliaco, anzi; Biglia invece diventa una vera e propria icona del club belga, bandiera e simbolo in Europa. Carlos e Lucas approdano in Italia nel 2013, ma il primo anno di Serie A è contrastante. Per l‘ex City e United è stato un anno da urlo, con 34 presenze, 19 gol e 8 assist e un ruolo subito decisivo e imprescindibile per Conte, il top player che serviva alla Juve. A due facce il primo anno azzurro (e biancoceleste) di Biglia, che non è riuscito ad ambientarsi, più che altro tatticamente, nello scacchiere di Petkovic. Poi il crollo a Verona (dove ha segnato il primo gol con la Lazio) e l’arrivo di Reja che ha risollevato un po’ tutto, Biglia compreso. Ora Carlos e Lucas sono entrambi uomini assolutamente irrinunciabili per il gioco dei rispettivi allenatori. In particolare il centrocampista capitolino si è rivelato un giocatore completamente al di sopra della media, un giocatore in grado di fare tutto e che ha evocato in alcuni addirittura un fenomeno come Veron. Il match col Torino ne è forse il più fulgido esempio, una prestazione che ha fatto impallidire e stropicciare gli occhi un po’ a tutti. Il ‘Principito’ ormai è diventato re, Pioli non può più farne a meno, se lui manca viene a mancare anche l’identità di gioco laziale. Dall’altra parte c’è un Tevez che sta continuando a macinare chilometri, sempre più uomo squadra e goleador (8 gol in 10 partite di campionato) e che è tornato anche nella sua amata Nazionale, dopo l’ostracismo messo in atto da Sabella. Lucas invece è il cardine del centrocampo della ‘celeste’ ormai da qualche tempo, ai Mondiali si è guadagnato il posto da titolare nel corso del torneo, la mazzata in finale è stata dura ma lo ha fatto crescere ancora, tanto da attirarsi le attenzioni del club più forte al mondo, il Real Madrid. Lucas, come ha ripetuto ultimamente, ha preferito sentirsi importante per questa Lazio, guadagnandosi sempre più la palma di simbolo e beniamino anche dei tifosi. E insomma, i destini del ‘Principito’ e dell’Apache’ si è ricongiunto, si divideranno il palco dell’Olimpico, soprannomi opposti ma il lignaggio è di quello nobile e l’obiettivo è solo e soltanto uno: la vittoria.

Francesco Iucca

TWITTER: @francescoiucca

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