Pubblicato il 14/08

IL FACCIA A FACCIA: FATTORE B – A Roma si sente già il profumo della Champions League. Ancora pochi giorni, poi martedì la Lazio affronterà il Bayer Leverkusen nel playoff che vale l’accesso alla fase a gironi della più importante competizione europea. Nel faccia a faccia di oggi, uno davanti all’altro, vi raccontiamo i leader delle due squadre, i fari del centrocampo. Lucas Biglia e Lars Bender sono i capitani di due compagini che si somigliano molto per stile di gioco e modo di proporre calcio: all’attacco, con un pressing continuo per dominare gli avversari. Quando la mentalità offensiva è un marchio di fabbrica, il centrocampo non può che essere il cuore pulsante del gioco e davanti alla difesa le certezze hanno un nome e un cognome: biancocelesti e rossoneri puntano forte sul fattore B.

LA CLASSE DELL’ARGENTINO – B come Biglia, l’argentino nato a Mercedes il 30 gennaio 1986, a cui la Lazio ha affidato la fascia di capitano dopo gli addii di Mauri e Ledesma. 33 presenze con l’Albiceleste, due finali perse negli ultimi due anni, prima il mondiale, poi la coppa America, il biancoceleste è nel destino di Biglia, che arriva a Roma nell’estate del 2013 e si prende la Lazio collezionando 64 presenze e 6 gol in due stagioni. Un anno di transizione per il Principito, poi la definitiva consacrazione con l’aquila sul petto: 27 presenze e 3 gol nell’ultimo campionato e il ruolo di insostituibile nella mediana di Stefano Pioli. Lucas cresce alla scuola dell’Indipendiente de Avellaneda, che lo preleva dall’Argentinos nel 2005. Un anno da fenomeno basta per farsi mettere gli occhi addosso dall’Europa, e Bruxelles, sponda Anderlecht diventa casa sua a soli 20 anni. Con i belgi il ragazzo colleziona la bellezza di 287 presenze, indossando la fascia di capitano e trascinando i suoi per 12 volte in Champions League. 7 anni d’amore, poi arriva la Lazio: è il salto di qualità che gli permette di calcare palcoscenici più importanti e ambiziosi. Alle porte c’è il mondiale in Brasile e il ct Sabella lo avverte:“Il regista di Messi non può giocare in Belgio”, lui lo prende sulla parola e sposa il progetto laziale. Nella capitale Biglia esplode: di prima, massimo due tocchi, l’argentino accarezza il pallone e lo padroneggia con la classe dei più forti, abbinando anche tanta sostanza a protezione della difesa della Lazio. In estate bussano alla porta i top club come Manchester United e Real Madrid, Biglia va in confusione, ma al momento è e resterà il perno della rosa laziale, a meno di clamorosi stravolgimenti nelle ultime ore di mercato.

LA GRANDE PROMESSA DEL TEDESCO – Davanti a Biglia, nella stessa zona del campo agirà Lars Bender, il tedesco classe ’89 fratello gemello di Sven, stesso ruolo, ma sponda Borussia Dortmund. Lars è uno dei più forti centrocampisti tedeschi degli ultimi anni, una grande promessa fin dagli esordi. Il centrocampista delle “Aspirine” si rivela infatti uno dei mediani più arcigni della Bundesliga, abile però anche negli inserimenti in zona d’attacco e nella gestione della manovra. Un giocatore completo, cresciuto calcisticamente nell’Unterhaching, prima di essere prelevato nel 2006 dal Monaco 1860, che lo inserisce in prima squadra giovanissimo, a 17 anni. Il club bavarese lo fa conoscere in patria e gli permette di realizzare tante presenze con le selezioni giovanili della nazionale tedesca, dall’Under 17, passando per l’Under19 (dove un suo gol contro l’Italia vale alla Germania il campionato europeo del 2008) fino alla definitiva la consacrazione con l’Under21 e la chiamata di Low tra i grandi per Euro2012. Nel 2009 il passaggio al Bayer esalta le sue qualità e Bender diventa subito un protagonista del club rossonero con 215 presenze e 20 gol in campionato e 21 gettoni più una rete in Champions League. Il paragone con Ballack, se sei tedesco e giochi per il Leverkusen diventa automatico: alto 183 centimetri per 70 kg di peso, il centrocampista di Rosenheim può ricoprire più ruoli della mediana, sia come centrocampista centrale in un centrocampo a 4 sia come “volante” difensivo davanti alla difesa.

DESTINO COMUNE – Le storie di Biglia e Bender si incroceranno nella doppia sfida di Champions League: due strade che si toccano, quasi si sovrappongono. Non sono solo il ruolo e le caratteristiche tecniche ad avvicinare i due centrocampisti, ma anche le loro vite calcistiche. Entrambi sono appena stati investiti della fascia di capitano dopo le partenze di giocatori con tanti anni di militanza nei due club: Mauri da una parte, Rolfes dall’altra. Neo capitani, ma giocatori con un passato da protagonisti anche in altre piazze. Leader carismatici si nasce e basta questo per capire come il tedesco sia diventato il più giovane capitano della storia del Monaco 1860 ad appena 19 anni, mentre l’argentino sia stato già in grado di prendersi centrocampo, cuore e fascia da capitano di un club belga così lontano dalla sua terra. Anche la trafila nelle selezioni nazionali appare comune: i due calciatori esordiscono dall’Under17 e scalano le gerarchie fino alla prima convocazioni tra i grandi, che arriva per entrambi nel 2011. Nella zona nevralgica del campo sarà un gran duello, ma solo un giocatore trascinerà i suoi compagni nell’Olimpo del calcio europeo. Rigorosamente da protagonista e con la fascia da capitano ben stretta intorno al braccio.

Giorgio Marota

Print Friendly, PDF & Email
© RIPRODUZIONE RISERVATA - La riproduzione, anche parziale, dell’articolo è vietata. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge.