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LAZIO EDITORIALE PAOLO CERICOLA – Un’ora di confronto nello spogliatoio, la società infuriata ed una Champions League che ormai ha preso il volo. Lazio-Chievo, oltre all’imbarazzante figura che ha lasciato negli occhi dei 30mila dell’Olimpico, ha lasciato un interrogativo al quale qualcuno prima o poi dovrà avere il coraggio di rispondere: perché?

MANCANZA DI CARATTERE – Già, perché si vince a Milano in quel modo e poi si fa un punto contro Spal, Sassuolo e Chievo lasciando il sogno Champions ad altri? L’impressione (e non è solo un’impressione) è che dietro a questo suicidio sportivo, identico a quello dello scorso anno quando la Lazio non riuscì a battere Atalanta ed Inter all’Olimpico ma soprattutto il Crotone già praticamente retrocesso, è la mancanza di carattere. La mancanza di una leadership in campo che guidi nel momento in cui le pile nella testa sono scariche. Un Klose, tanto per essere ancora più chiari. “Lo guardavi negli occhi nel sottopassaggio e capivi l’importanza della gara senza che lui proferisse parola” questo il racconto di un ex. Possibile che sia questo il vero problema che trova conferma dai numeri di Lucas Leiva, l’unico vero uomo d’esperienza internazionale che oggi la Lazio possa vantare. Senza il brasiliano, pari con il Chievo, Torino in casa e Sampdoria, ma anche sconfitte pesanti con Napoli e Inter all’andata. Ma, soprattutto, prestazioni opache a Frosinone e nel folle 2 a 1 con il Genoa a Marassi; ciliegina, il Chievo al ritorno.

LIMITE CARATTERIALE – Il limite caratteriale è evidente. Si mostra in tutta la sua forza nell’approccio alla gara. Milano e Chievo sono nello stesso campionato, a distanza di solo poche settimane ma hanno una differenza sostanziale: il valore della sfida, l’avversario, quella frase che molti allenatori ripetono ‘la gara che si prepara da se…..’ questo è il palese limite di un ottimo gruppo guidato da un giovane tecnico con poca storia internazionale al quale prima si rimproverava di mettere sempre gli stessi ora che mette quelli che non sono all’altezza. La società fa benissimo ad arrabbiarsi visto che pretende più impegno e lo pretende sempre visto che il bonifico ogni mese è puntuale. Ma è la stessa società che ha voluto e difeso questo gruppo paragonandolo ad una Ferrari ingolfata o alla forza superiore 10 volte le competitor. Senza dei leader veri, che però costano molto, in grado di trascinare un gruppo nella difficoltà non ci sarà alcun cambiamento. La conferma arriverà proprio fra poche ore a San Siro dove l’approccio sarà certamente quello giusto.
A Milano l’obiettivo finale, l’avversario, la vicenda Acerbi garantiscono la testa sul pezzo….

Paolo Cericola

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