Pubblicato il 26/12

LAZIONEWS.EU – Lo stesso vivaio, lo stesso destino. Chissà con quale maglia correrebbero sul campo MurgiaLombardi, se in panchina non ci fosse Simone Inzaghi. La vicenda Bielsa, la partenza di Candreva: tutto ha tramato affinchè il progetto Lazio diventasse una vera e propria scommessa. A Formello è arrivata una ventata di freschezza e gioventù, il mister e i suoi pupilli stanno crescendo insieme con coraggio e determinazione. Sembra una favola, una di quelle che solo il calcio può regalare. Le storie dei due giocatori viaggiano all’unisono. Entrambi allevati nella Primavera e con l’aquila sul petto. A dividerli solo un anno di differenza. Cristiano è un trequartista veloce, votato al sacrificio. Alessandro, un centrale instancabile della linea mediana. Sotto la guida di Bollini prima e Simoncino poi, vincono e convincono conquistando due Coppe Italia e una Supercoppa. Il primo, tra alti e bassi, colleziona una valanga di gol, così la società decide che per lui è giunto il momento di andare a maturare altrove: Trapani ed Ancona. Queste le due squadre dove milita senza riuscire ad imporsi. Lui non si fa abbattere, continua ad allenarsi ed a crederci. Fino a questa estate, quando rientra a Formello in attesa di una nuova destinazione. Il suo compagno, invece, non lascia mai Roma. Qui continua a crescere, anche grazie al suo atteggiamento serio e responsabile. Un tipo apparentemente pacato ma con personalità da vendere.

LA SPERANZA – Poi la possibilità. La telefonata che nessuno si aspetta. Le valigie da rifare. Destinazione? Auronzo. Inzaghi decide di puntare su entrambi. La panchina biancoceleste è un rebus, lo spogliatoio è diviso dalla questione Keita, il mercato pretende un vice Candreva, l’ambiente è destabilizzato. A Simone non importa. Lui coglie ogni giorno come un’occasione per dimostrare le sue doti, riga dritto verso l’obiettivo e, nel caos generale, fa dei due talenti due ancore per la squadra. Li coccola, li conosce da tempo, in fondo li ha cresciuti come farebbe un padre coi propri figli. Loro ricambiano le pacche sulla spalla a suon di gol e belle giocate. C’è fiducia. A tal punto da decidere di bloccare le loro possibili cessioni e di affidargli un posto tra i grandi.

LA CERTEZZA – Il Campionato inizia ed è già emergenza. A Bergamo, la Lazio deve fare a meno dei suoi fuoriclasse Felipe Anderson Keita… è il momento di Lombardi. Per lui un esordio da brividi. Il battesimo in Serie A avviene proprio con una sua rete e la conseguente vittoria dei biancocelesti. Per veder correre Murgia sul rettangolo verde, invece, si deve aspettare ancora un po’: il match dell’Olimpico contro il Pescara. Solo un mese dopo, il romano riesce a bucare la rete di Hart vincendo un duello aereo e buttando la palla all’angolo della porta. Il mister gongola, le sue scelte sono giuste e tra le mani ha due diamanti grezzi pronti per essere modellati. Col rientro dei soliti noti, i due ragazzi trovano inevitabilmente più concorrenza, il senegalese e il carioca infiammano le fasce lasciando veramente poche speranze per chi è in panchina. Loro, però, non si perdono d’animo, rubano con gli occhi e cercano di imparare dai più grandi. Umiltà e passione. Non importa che giochino sessanta o cinque minuti: in campo non cedono di un centimetro, lottano su ogni pallone con aggressività e sicurezza. Sempre pronti ad aiutare la squadra e, perchè no, a fare la differenza. I tifosi vedono in loro il futuro, il progetto di qualcosa che può diventare grande. Li acclamano già. Sarà perchè non mollano mai, sarà perchè hanno il cuore biancoceleste come il loro… 

Lavinia Labella

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