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Lazio-Inter Klose saluta

L’EDITORIALE DI PAOLO CERICOLA17 gare, 33 punti che vogliono dire terzo posto in classifica in una domenica dove poi probabilmente le distanze torneranno quelle di prima, viste le gare in programma. Ma va bene così, la Lazio è a meno uno dall’Inter. Dopo Milan e Roma all’Olimpico ieri sera è caduta anche la formazione di Moratti. Novanta minuti non bellissimi ma di rara intensità dove la Lazio, fughiamo subito il campo a dubbi, ha strameritato di vincere. Ha cercato maggiormente la vittoria, ha giocato per riuscire a scardinare il fortino nerazzurro mentre Stramaccioni aveva impostato la gara a chiudersi e ripartire, una sorta di modello trapattoniano trent’anni dopo. Nella pancia dell’Olimpico poi il tecnico ospite ha lamentato un rigore per fallo di Ciani su Ranocchia; la trattenuta c’è ma se vediamo la gara Samuel avrebbe dovuto fare la doccia già molti minuti prima della fine visto il trattamento riservato a Klose, ma la sostanza è sempre la stessa……chi vince gioisce chi perde spiega…..si diceva una volta. Inutile tessere le lodi del tedesco. La Lazio ha un campione assoluto in attacco, non solo per le reti che fa e la fattura delle stesse, quella di ieri sera è fantastica e da fuoriclasse autentico, ma soprattutto per la capacità di stare in campo, per la mentalità. La stessa che sta cercando Vladimir Pektovic di iniettare nei giocatori biancocelesti. “Il mister sta cercando di portare un cambiamento di mentalità e per poterlo fare ci vuole un po’ di tempo” – ha spiegato a fine gara Cristian Ledesma. La mentalità vincente, quella che ti scendere in campo facendo si che siano gli altri a doversi preoccupare di te e non il contrario. Non è facile, non è semplice entrare in campo con la voglia di imporre sempre il proprio gioco all’avversario. La Lazio ancora non è quella che vuole il tecnico bosniaco visto che in trasferta non riesce a mettere quella personalità che dovrebbe, di qui l’arrabbiatura di Bologna. Ma la mentalità non si compra ad etti sul banco al mercato, si impartisce piano piano e solo i risultati positivi ti portano a quella convinzione in grado di farti fare in salto di qualità. La rivoluzione è forte. Si è passati da un allenatore, i numeri sottolineeranno sempre lo straordinario lavoro di Reja, che studiava il dettaglio degli avversari, che si faceva consegnare la distinta con la formazione avversaria, ad uno che invece vuole imporre sempre il suo modo di essere. Questa è una rivoluzione e come tutte le rivoluzioni ha bisogno di tempo ma il prologo testimonia che la strada è quella giusta. La scelta di giugno è stata coraggiosa ma almeno per ora vincente. L’illustre sconosciuto sta sorprendendo tutti e forse, dico forse, qualcuno dovrebbe chiedere scusa per i giudizi trancianti di fine primavera. Pektovic sta dimostrando di essere più che degno di sedere sulla panchina biancoceleste e che la scelta di Tare e Lotito è stata giusta. Il d.s. c’ha messo la faccia e la sua credibilità e la “scommessa” ed il risultato è sorprendente. Complimenti signor Tare.

PAOLO CERICOLA

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