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C’è poco da dire, o forse molto, oggi. La Lazio ha vinto ieri in terzo derby su tre consolidando, dopo la passata stagione la supremazia cittadina. Pektovic non ha sbagliato nulla. La formazione dell’inizio gara è la migliore che il tecnico bosniaco potesse schierare, Brocchi e Radu non sono ancora al meglio, Ederson ancora out ma la differenza la fa la testa. La zuppa di Catania ha dato i suoi effetti, un classico nel mondo Lazio. Per arrivare con la testa sgombra e lucida ad una partita che vale tanto la sveglia siciliana è stata, paradossi del mondo Lazio, la migliore medicina possibile. La gara di giovedì in Europa League interpretata al meglio anche da chi ha sempre giocato poco, Scaloni su tutti ad esempio, ha dato il segnale che la testa era accesa nella maniera giusta. Sgombriamo il campo a facili ritornelli; il derby lo ha strameritato la Lazio. I biancocelesti hanno subito i primi 15 minuti ma poi hanno giocato una gara quasi perfetta. Bravo Lamela a spingere Lulic, disattento il terzino a farsi mandare fuori tempo per il resto …… è solo Lazio. I numeri dicono 8 tiri in porta contro 4, tradotto …. la Lazio ha vinto meritatamente. Il giorno dopo c’è sempre un rimbalzo di responsabilità, di apparenti giustificazioni per la sconfitta che non fanno altro che gratificare ancora di più chi il derby lo ha vinto. Il campo era pessimo per entrambe ma la Lazio lo ha saputo gestire meglio, gli errori sono stati importanti da entrambe le parti, i goal di Pjanic e Candreva parlano chiaramente ad esempio, ma la differenza la fa la gestione della gara e l’interpretazione della stessa. La Lazio deve imparare a chiudere prima le partite che le si spalancano davanti, quando cioè l’avversario è alle corde, senza rischiare nulla. Era successo con il Milan in vantaggio 3 a 0, è successo ieri pomeriggio quando si aprivano praterie davanti alle punte biancocelesti e non si è stati in grado di “uccidere la gara” come dice Pektovic. “Non siamo una grande squadra, chi lo è affonda e chiude la gara” disse qualche settimana fa a Pescara Miro Klose, giocatore monumentale. Già perché poi basta un episodio per riaprire tutto, e l’errore di Marchetti sulla rete di Pjanic poteva costare carissimo. Una partita dominata vissuta con il patema d’animo gli ultimo minuti. Un paradosso. Ma questa è mentalità. Quella di un giocatore mostruoso come Klose, ieri terzo centro su tre nei derby, che anche ieri sera ha parlato di squadra e non si singoli. Una questione di testa, di mentalità, quella, caro Presidente Lotito, che hanno i grandi campioni, quelli che hanno i grandi ingaggi e che fanno vincere…….non solo i derby. Quelli che meritano quei 50mila zuppi ma felici che ieri sera sono tornati a casa dopo aver commosso prima della gara. Cristiano Sandri con il piccolo Gabriele in braccio sotto la curva Nord sono stati l’antipasto struggente di una giornata che non poteva che finire con il trionfo della Lazio.

Paolo Cericola

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