ESCLUSIVA LN, Bazzani: “Il ritiro può dare certezze. Vestire la maglia della Lazio è un onore, Lotito voleva riscattarmi ma…”

Pubblicato il 06/12

ESCLUSIVA INTERVISTA BAZZANI – La Lazio vive il primo giorno di ritiro nel quartier generale di Formello. La squadra lavora per preparare al meglio il prossimo impegno casalingo contro la Sampdoria. Una partita da non sbagliare per i biancocelesti e una sfida speciale per un grande bomber del passato, Fabio Bazzani. Un doppio ex ricordato con affetto da entrambe le piazze nonostante l’esperienza capitolina sia stata connotata da più ombre che luci. L’ex giocatore ha totalizzato 15 presenze e 3 gol nei sei mesi vissuti con l’aquila sul petto prima di tornare alla Sampdoria, squadra che lo ha reso tra gli attaccanti italiani più prolifici dei suoi anni. La nostra redazione ha contattato in esclusiva Bazzani per dare una lettura approfondita ai tanti spunti che sta offrendo il campionato di Serie A.

Fabio, alla Samp hai vissuto gli anni più belli della tua carriera, collezionando oltre 100 presenze. Che emozioni porti ancora con te del periodo blucerchiato? 
“Sono state le cinque stagioni più importanti della mia vita da calciatore anche se l’ultima è stata contrassegnata da un lungo infortunio. Mi porto tanti ricordi, dalla promozione in Serie A ai derby vinti. Con la Sampdoria ho raggiunto anche la Nazionale, emozioni uniche”.

Il tuo partner d’attacco era Francesco Flachi. A Genova siete stati ribattezzati i “gemelli del gol”. La coppia Quagliarella-Defrel è simile alla vostra o differente?
“Le caratteristiche sono diverse, così come il modo di giocare. Fabio c’era anche negli anni in cui giocavamo io e Francesco, proprio in quel periodo iniziò la sua esplosione. Si vedeva che aveva i colpi del campione ma oggi la Samp è strutturata diversamente. Io e Flachi eravamo la coppia d’attacco classica con un giocatore di peso forte di testa e l’altro veloce che fa da spalla. Negli anni, poi, i blucerchiati hanno sempre avuto bomber di razza, da Pazzini a Cassano sino a Schick”.

Schick, però, non sta vivendo un periodo felice alla Roma. Nella Lazio ricorda un po’ Luis Alberto, giocatori che vivono stagioni da protagonisti ed altre in cui faticano. Qual è la causa di questo rendimento altalenante? 
“La cosa più difficile è dare continuità. Le qualità bastano sino ad un certo punto. Per diventare campioni serve altro. Se si vuole fare il salto di qualità la differenza la fanno la testa e la continuità che si riesce ad avere nel corso di un campionato. Schick è molto giovane, avrà tempo per crescere. Luis Alberto sta trovando delle difficoltà. Lo scorso anno ha fatto cose incredibili, oggi è un altro tipo di giocatore. Sta soffrendo a livello mentale, psicologico”.

Tornando un attimo indietro nel tempo, nel 2005 arrivasti alla Lazio. Tre gol in biancoceleste ma solo sei mesi nella capitale. Che ricordi hai di quel periodo?
“Ho un ricordo bello di tutto e tutti. Purtroppo arrivai alla Lazio in prestito ma in soli sei mesi instaurai un ottimo rapporto con i compagni, la dirigenza e i tifosi. Proprio per questo Lotito voleva riscattarmi però quando sei in prestito dipendi dalle scelte di chi possiede il tuo cartellino. La Samp decise di farmi rientrare alla base e quindi tornai a Genova. In quell’anno c’era molta concorrenza con Rocchi, Pandev e Di Canio ma fu un’esperienza fantastica. Vestire la maglia della Lazio è sempre un onore, qualcosa che rimane”.

In quella squadra c’era anche Peruzzi, oggi team manager. 
“Angelo era uno dei leader di quello spogliatoio, basta poco per percepire la sua personalità. Dopo due-tre parole, uno sguardo o un atteggiamento capisci quello che vuole. Non è uno di quelli che ha bisogno della teatralità, Peruzzi è molto pratico ed efficace”.

Parlando di spogliatoio, in questi giorni la Lazio è in ritiro. Cosa può dare in più alla squadra in questo momento? 
“Il ritiro da fuori viene visto come una punizione ma non è così. Se ci si va è chiaro che qualcosa non funziona ma non deve essere visto negativamente. E’ un modo per mettere i giocatori di fronte alle proprie responsabilità e ricreare coesione nel gruppo. Quando non si ottengono risultati i calciatori tendono a chiudersi in se stessi, il ritiro può ridare certezze. Sicuramente non basta per risolvere i problemi altrimenti se bastasse questo le squadre andrebbero sempre in ritiro ma è giusto riflettere tutti insieme e ripartire”.

Come vedi il gruppo? Per te ci sono spaccature all’interno?
“Sono troppo lontano per sapere se vi è veramente una spaccatura ma è chiaro che se c’è armonia è meglio. E’ anche vero che uno spogliatoio di 30 giocatori i quali vanno tutti d’amore e d’accordo non esiste. L’importante è avere sempre rispetto per la maglia che si porta e per se stessi e soprattutto per le gerarchie. Poi non si può essere simpatici a tutti ma stiamo parlando di grande professionisti e la Lazio ne uscirà unita”.

Sabato c’è Lazio-Sampdoria. Che partita ti aspetti?
“Mi aspetto una partenza aggressiva della Lazio sin dai primi minuti. Inizierà forte per far vedere a tutti, ma anche a se stessa, che ha voglia di tornare ad essere la squadra che tutti conoscono. Di fronte avrà un avversario che sabato scorso ha rialzato la testa con il Bologna dopo un momento negativo. Ha morale e fiducia, bisogna stare attenti alle sue qualità. Credo però che se la Lazio dovesse ritrovare serenità ed autostima poi avrebbe tutte le carte in regola per vincere la partita. E’ più forte della Sampdoria”.

Chi è il miglior partner d’attacco per Immobile? Una punta fisica come Caicedo o un giocatore più di qualità come Luis Alberto o Correa?
“Non c’è una ricetta per questo. Lo scorso anno Ciro ha fatto grandi cose con Luis Alberto di fianco e gli inserimenti di Milinkovic. Immobile può giocare con tutti e tre, la differenza la fa lo stato di forma del suo partner. Di volta in volta bisogna valutare chi sta meglio e schierarlo, la Lazio ha varie opzioni e sono tutte efficaci”.

Dopo i fatti di Roma-Inter è tornato sulle prime pagine dei giornali il VAR. La Lazio ne ha avuto già a che fare lo scorso anno con i risultati che ormai tutti conoscono. Che idea hai della tecnologia in campo?
“Oggettivamente devo ancora abituarmi al VAR e capire bene come funziona. Le situazioni sono sempre dubbie, non si capisce quando vada chiamato il suo intervento. Anche dover aspettare prima di esultare per un gol è un’anomalia ma poi lo si accetta se serve per diminuire gli errori. Il problema è che non si sta ottenendo neanche questo. Spesso c’è contrapposizione anche tra arbitro e VAR, il suo funzionamento è da perfezionare”.

Per quanto concerne il campionato, invece, lo scudetto ha già un padrone? A cosa possono ambire Lazio e Sampdoria?
“Il campionato è assegnato già dal primo agosto. Se una squadra che domina da anni in Serie A prende Cristiano Ronaldo parte già con l’idea che lo scudetto è vinto. Oggettivamente non c’è più battaglia mentre rimane viva ed appassionante la lotta per tutti gli altri obiettivi. La Lazio ha tutte le possibilità per arrivare quarta ma dovrà combattere sino alla fine con Roma e Milan. Il Napoli e l’Inter, invece, hanno qualcosa in più e si sfideranno per il secondo posto. La Sampdoria potrebbe inserirsi nella corsa per l’Europa League, magari sfruttando il passo falso di una sesta ma dovrebbe trovare una continuità che al momento non le appartiene”.

Cosa c’è nel futuro di Fabio Bazzani?
“Con il mister Cosmi siamo in attesa di una chiamata. Lo scorso anno ad Ascoli abbiamo vissuto una grande stagione, raggiungendo la salvezza. Quando arrivammo i bianconeri erano ultimi e siamo riusciti a risalire la corrente. Poi la società è cambiata e la nuova proprietà ha deciso di puntare su un altro staff. Abbiamo rescisso il contratto, ma siamo pronti per ripartire con una nuova avventura”.

Marco Barbaliscia



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