ESCLUSIVA LAZIONEWS.EU- Una giornata assolutamente da ricordare quella di ieri, per la S.A.Ne.S, per la delegazione della Lazio accorsa al San Camillo, ma soprattutto per i bambini del reparto di ematologia. L’associazione Onlus S.A.Ne.S (Studio e Assistenza Neoplasie del Sangue) ha festeggiato ieri i suoi trent’anni di attività e lo ha voluto fare con i colori biancocelesti indosso, tra le grida gioiose e di speranza dei pazienti, arrivati da tutto il padiglione Cesalpino e non solo. Anche Maurizio Insidioso, il papà di Chiara, la ragazza che ancora lotta per la vita, non è voluto mancare in questa splendida e allegra cornice. Keita Balde Diao, Mamadou Tounkara, Edson Braafheid e l’allenatore della S.S. Lazio Stefano Pioli, accompagnati dall’immancabile team manager Maurizio Manzini, hanno regalato una giornata indimenticabile a tante persone, tra sorrisi, foto, autografi, maglie e palloni, con lo sfondo di una tavola imbandita a banchetto in onore di questo compleanno con tanto di torta. Un incontro che ha generato tanta forza, tra i volontari, i medici, i genitori e i bambini, i veri protagonisti; un abbraccio caloroso che ha scaldato l’ambiente e il cuore di tutti. Un momento di vita pura che ha reso la malattia piccola piccola, moribonda. La vita, l’arma più potente per combattere la tristezza e il dolore. A raccontare in esclusiva alla redazione di Lazionews.eu, come nasce, cresce e si sviluppa la S.A.Ne.S. e tutti retroscena di questa giornata e dei suoi significati, è stata Simona Magistri, organizzatrice dell’evento.

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Come nasce questa iniziativa?

“Questa giornata ha avuto modo di nascere per l’occasione dei trenta anni della nostra associazione, la Sanes. Siamo nati in questo reparto, nell’Ematologia del San Camillo è dato il passare degli anni e il crescere dei nostri servizi, abbiamo deciso di organizzare questa festa con tutti i bambini e i pazienti di quest’ospedale per condividere la gioia di stare insieme, per vivere questo reparto nella maniera più serena possibile. Non deve essere visto solo come un reparto in cui si viene per curarsi, ma anche per conoscersi, stare insieme e volersi bene; qui si festeggiano anche le cose belle”.

Che cosa significa per i bambini e i pazienti questa presenza della Lazio quest’oggi?

“Significa vedere che non sono soli. La rappresentanza della Lazio e di chi ci ha aiutato è un messaggio forte per loro. Loro pensano ‘Sto combattendo per la vita ma non sono solo, sanno di me i calciatori della Lazio, sanno che sto lottando e mi aiutano’. È importante non sentirsi soli, molto spesso sono malattie lunghe anche anni, che non trovano facilmente soluzione e questo li fa sentire soli, abbandonati e anche diversi e questa festa voleva far passare il messaggio che non sono stati affatto abbandonati. Ognuno ha le proprie battaglie e stiamo tutti insieme. Il messaggi era proprio questo: non siete soli”.

Come nascono i contatti tra la Sanes e la Lazio?

“Noi abbiamo una paziente che accompagniamo e sua figlia ha collaborato con la Lazio nella parte stampa e abbiamo fatto arrivare la notizia ai dirigenti della Lazio. Loro hanno accolto subito la nostra richiesta di aiuto, volevamo rendere speciale questa giornata e loro hanno detto ‘ci saremo sicuramente’. Grazie a questa persona siamo riusciti a far arrivare la nostra richiesta e ringraziando Dio tutto è andato bene e hanno accettato subito. Noi non abbiamo richiesto dei giocatori in particolare, era aperto a tutti. Sappiamo che in questo momento i biancocelesti stanno passando un momento un po’ delicato e duro con gli allenamenti, noi li aspettavamo a braccia aperte qualunque giocatore arrivasse. La presenza del mister però è stato un segnale fortissimo, non ce lo aspettavamo assolutamente, ci avevamo pensato subito ma sapevamo che era molto impegnato e quando lo abbiamo visto stamattina abbiamo trattenuto le lacrime. È stato un grande segnale, siamo un piccola associazione e non è facile per noi avere contatti così importanti. La presenza di tre giocatori e del dottor Manzini con il mister è stato veramente il top per noi.”

Ci racconti la Sanes.

“Noi siamo nati nel 1984 per volere dell’ex primario di ematologia Antonio De Laurenzi, degli operatori sanitari dell’epoca e dei genitori di Claudio Pacifici, un bambino scomparso a causa di una leucemia. Nel 1984 il San Camillo non era come adesso, non era bello da vedere e c’erano della grandi mancanze nella sanità italiana, ma i genitori di Claudio, nonostante il dolore del lutto recente. D’accordo il professor De Laurenzi hanno deciso di fondare la Sanes, che per prima cosa si è occupata di cose strettamente materiali, come ristrutturare locali, comprare letti e apparecchiature mediche. Ora la sanità italiana è migliorata e gode di buona salute e noi ci occupiamo di altro: il nostro servizio principale è ora l’assistenza domiciliare. Noi portiamo un’equipe medica e di specialisti, insieme ai nostri psicologi, a casa del paziente che può così continuare a seguire la terapia direttamente nel proprio letto, senza dover fare avanti e indietro. Inoltre ci occupiamo del servizio navetta casa-ospedale-casa, assistenza psicologica e sociologica, diamo anche consigli per le pratiche d’invalidità, oltre a tutto quello che ci viene chiesto, come acquistare apparecchiature o andare incontro a esigenze particolari di pazienti che provengono dall’estero. I nostri servizi, ci tengo a sottolinearlo, sono tutti totalmente gratuiti, nessuno deve nulla alla Sanes e tutto quello che facciamo lo facciamo con le risorse che arrivano dalle nostre iniziative di raccolta fondi e grazie alla generosità dei privati”.

Quanto impegno e quanta fatica occorrono per quella che è una vera e propria vocazione.

“Ci vuole tanto pelo sullo stomaco, oggi (ieri, ndr) qui si rideva e si scherzava, ma non è assolutamente sempre così, quindi ci vuole molta forza caratteriale. Noi siamo quelle persone che danno forza quando questa viene meno, ma a livello di tempo i volontari della Sanes non sono sempre impegnati, noi chiediamo quello che possono dare. Ci sono volontari che passano qui molto tempo e altri che ci danno una mano solo in queste occasioni, dipende dall’indole della persona stessa. Essendo un reparto un po’ particolare noi non siamo spesso al fianco del paziente a letto, dal momento che siamo veicolo di infezioni ed entriamo in azione solo dopo aver seguito un corso che ci prepara a stare vicino a pazienti immunodepressi e soprattutto quando magari non c’è la famiglia accanto, che ha sempre la precedenza”.

Quello di oggi, può essere l’inizio di una sinergia con la società biancoceleste?

“Io lo spero vivamente. Per noi avere dei testimonial come la squadra della Lazio può veramente essere importante. Non è una questione di soldi, ovviamente abbiamo bisogno di fondi come tutti, ma è che la gente deve sapere che ci siamo e che se ha bisogno deve chiamarci. E’ importante farci conoscere per noi e avere l’appoggio di una società di calcio come la Lazio sarebbe veramente splendido. Spesso persone che vengono qui anche da tempo magari non ci conoscono, ma sapere che c’è qualcuno che li ascolta è diverso; noi siamo qui proprio per ascoltarli e per trovare soluzioni ai loro problemi. Magari, perché no, grazie alla Lazio potrà nascere una grande amicizia che ci consentirà di farci conoscere a più persone bisognose. Siamo aperti a qualsiasi altra iniziativa, abbiamo appena preso i contatti e speriamo di poter proporre altro”.

La redazione di Lazionews.eu

 

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