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UEFA CORONAVIRUS – Nei giorni scorsi s’è parlato della possibilità di far slittare Euro2020 al 2021. L’idea circolava negli ambienti UEFA a seguito dell’esplosione del Coronavirus sul territorio continentale. Le istituzione calcistiche non se la sentono di fare previsioni sul periodo in cui si ridimensionerà la pandemia, quindi l’ipotesi rinvio pare sempre più plausibile. A questo proposito Evelina Christillin, board Uefa, è intervenuta sulle pagine de Il Mattino. Ecco le sue parole.

Le misure tardive contro il Coronavirus

“Il calcio si è fermato in ritardo? L’Uefa è una confederazione e non avrebbe potuto agire unilateralmente. Ha dovuto confrontarsi con le federazioni nazionali. Come poteva imporre le porte chiuse o la sospensione delle partite in Paesi dove i governi non hanno deciso restrizioni? Il sistema sportivo italiano ha potuto disporre l’interruzione delle attività dopo il decreto del governo. C’è stata una differenza di passo in Europa perché c’è stata una differenza di percezione. Ho ascoltato fino a pochi giorni fa chi diceva che il Coronavirus è una forma di influenza, ovviamente fuori dall’Italia”.

Lo stop alle attività

“Adesso lo scenario è cambiato, quasi tutti i più importanti campionati si sono fermati. Il presidente Ceferin non si è mosso in ritardo né, come taluni hanno sostenuto, ha anteposto altri interessi: il rispetto per gli uomini viene prima di tutto. Anzi, stretto è stato il contatto con l’Unione Europea. E martedì ci sarà il confronto con tutti gli stakeholders, dalle federazioni all’organismo internazionale dei calciatori, per individuare un percorso”.

EUROPEO. “È evidente che occorrerà un’analisi completa, non soltanto del calendario delle coppe che si concluderanno il 30 maggio. Un anno dura dodici mesi, non diciotto, e tutto dovrebbe rientrare in questo arco temporale. Peraltro, il punto non è la data di inizio della manifestazione, ma la complessa macchina organizzativa di un evento fissato in dodici città di differenti Paesi, alcuni fuori dalla convenzione di Schengen.”

Il rinvio di Euro 2020

“A titolo personale, perché non interpreto il pensiero del presidente Ceferin e degli altri componenti dell’esecutivo, e da appassionata di calcio ritengo opportuno il rinvio di un anno per far sì che in estate possano essere completati i campionati nazionali e le coppe europee. Con la speranza che i tempi di interruzione siano limitati. La quarantena è una sospensione, non la fine di tutto. Io vengo dagli sport invernali, faticosissimi, e so quanta forza avrà la gente dello sport per ricominciare appena vi saranno le condizioni. I rinvii sono doverosi in questa fase: la Fifa ha appena comunicato lo slittamento del congresso ad Addis Abeba, a cui partecipano 221 federazioni, dal 5 giugno al 18 settembre. E, dopo aver vissuto l’organizzazione di un’Olimpiade, non so se vi sia tanto tempo per i Giochi di Tokyo”.

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