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INTERVISTE

Gabriele Paparelli: “Mio padre ha perso la vita per un’ideale”

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Gabriele Paparelli, Giulia Paparelli, Claudio Lotito

Nel corso dell’ultimo video di Brigata Lazio, Gabriele Paparelli è tornato sugli avvenimenti che hanno fatto da cornice a Lazio Cagliari dello scorso 3 novembre, quando la società aveva impedito alla figlia Giulia di prendere parte alla coreografia organizzata per commemorare l’anniversario della morte di Vincenzo Paparelli, tragicamente scomparso il 28 ottobre 1979.

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Le parole di Gabriele Paparelli sulla coreografia dedicata al padre in occasione di Lazio – Cagliari

“La coreografia Vincenzo in Curva Nord? Io stavo a casa con quaranta di febbre e piangevo come un bambino. Diceva tutto. Eravamo stati invitati in tribuna dalla società a ottobre, come ogni anno. In quell’occasione il tifo organizzato mi aveva detto di venire in Curva per una sorpresa a mia figlia. Io ho avuto la febbre, per questo c’è andata mia moglie. I tifosi ci avevano comprato dei biglietti, poi però la società ci aveva detto di andare in tribuna per la partita. Alla Lazio dava fastidio che i tifosi si prendevano cura di questa cosa. Con tutto il rispetto per la società, il richiamo più forte che ho è per la Curva, dov’è morto mio padre. Se i tifosi mi chiamano, io rispondo”.

Sul divieto alla figlia Giulia di partecipare alla coreografia

“A quel punto c’è stato un gioco di ripicche: mia figlia doveva andare in campo, o da sola o con un accompagnatore anche della Lazio, sventolare una bandiera e far partire la coreografia con la scritta Vincenzo che avrebbe visto da sotto. Sarebbe stato un regalo bellissimo. Lei è stata comunque felicissima, non ha saputo le dinamiche ma ha vissuto un sogno. I tifosi volevano fare un regalo alla nipote di Vincenzo Paparelli, ma non l’hanno fatta entrare in campo vietando ai tifosi di accompagnarla”.

Sulla scelta della società

“Arrivare a fare la ripicca su un ricordo così importante è stato un grande errore. Sono piccoli dettagli, ma non si può andare contro i tifosi. Io non ho mai avuto problemi con la società, ma ci sono rimasto male. E se il popolo mi chiama, io vado dal popolo. Lui (Lotito, ndr.) ha sbagliato a toccare i tifosi nel sentimento, non puoi. Mio padre è il padre di migliaia di tifosi laziali, il papà di tutti che è morto sugli spalti. Mi dispiace tanto”.

Sull’amore dei tifosi

“Nel mio caso esce fuori l’amore dei tifosi, uno che ha perso la vita per una squadra, per un’ideale, una passione. Mio padre ha rinunciato alla famiglia in quel giorno maledetto per amore, aveva visto un po’ di sole e aveva deciso di andare a vedere la Lazio perché c’era il derby. L’amore sovrasta tutto. E non capisco come c’è chi non riesce ad apprendere e a farlo suo, perché a noi è entrato nelle vene. Io sono sommerso d’amore da 47 anni, non mi hanno mai dimenticato. Io avevo otto anni quando è successo il fatto, avevo coscienza. Non sono mai riuscito a vivere con serenità la morte di mio padre, ho avuto un escalation di violenza verbale anche prima dei social. Io ho sempre cercato di buttare acqua sul fuoco piuttosto che benzina, calmando sempre gli animi. Con mio padre all’inizio ero un po’ arrabbiato, così come con tutto il mondo del calcio. Mi chiedevo per cosa aveva rinunciato a stare con noi, poi negli anni ho capito che è un amore talmente forte che ci fa mettere da parte tutto”.

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Dalla passione per lo sport al suo racconto. Laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano, scrivo articoli per il web e collaboro con LazioNews.eu da novembre 2025.

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