INTERVISTE
Matteo D’Amico e gli aneddoti sui derby di Chinaglia e Petrelli
Matteo D’Amico, presente nell’ultimo video di Brigata Lazio, ha cercato di spiegare la natura dell’amore per i colori biancocelesti e il significato del termine “lazialità“, nonché ha ricordato la figura di suo padre, Vincenzo D’Amico, simbolo della Lazio. Ecco le sue parole.
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Le parole di D’Amico sull’amore per la Lazio e sulla “lazialità”
“La mia lazialità nasce da sempre, dalla nascita. Mio padre non mi ha mai imposto di essere tifoso della Lazio, è stata una cosa naturale. Siamo in un’epoca in cui le società hanno poca attenzione al proprio passato, e parlo di tutte le squadre. Ormai sono tutti club di iper-professionismo che pensano al futuro, celebrano solo le ricorrenze. La cosa bella è che ci siamo noi, perché alla Lazio ci pensano i laziali”.
Sull’amore per la Lazio
“L’amore per una squadra è come per la maglia, è incondizionato, non si cambia e non finisce mai. È quello che sei disposto a perdonare, è un amore che si avvicina molto alla purezza, a quello senza secondi fini. Siamo tutti disponibili a un sacrificio vero per la Lazio. A volte noi figli siamo quasi condizionati al contrario, con tutte le persone che riconoscono e fermano sempre tuo padre a volte, nella sfera privata, pensi a fare una domanda in meno per non disturbarlo. Lui sarà sempre Vincenzino, perché il tempo ti fissa”.
Su Vincenzo D’Amico
“La morte dei nostri genitori ci ha lasciato una testimonianza di continuità, di padre in figlio, di testimone che passa di mano in mano. È un grande insegnamento. Una squadra che è diventata famosa per le risse e per gli spogliatoi divisi, in realtà lascia una grande testimonianza di sentimenti veri e di un attaccamento a un ideale che è la Lazio. Possiamo essere divisi, ma noi siamo noi, guai a chi ci tocca. Questo è quello che ci hanno lasciato”.
Sulla Lazio del 1974
“Tutti si emozionano per l’intervallo di Lazio – Verona. Era aprile, una partita decisiva. Finisce il primo tempo e la Lazio perdeva 2-1. Maestrelli aveva carpito un po’ di nervosismo nella squadra: Chinaglia era tra quelli più tranquilli, ma i difensori soprattutto, come Martini e Petrelli, erano belli accesi. Per questo il mister aveva deciso di non far rientrare nessuno negli spogliatoi ma di tenerli tutti in campo schierati per tutto l’intervallo. Per quanto erano nervosi, non avrebbero finito la partita in undici. La gente sugli spalti all’inizio non capiva, poi li hanno incitati e caricati per il secondo tempo”.
Aneddoti sul derby
“Nella settimana del derby, quando a Tor Di Quinto venivano sempre un sacco di tifosi, in tantissimi dicevano che Petrelli era romanista perché veniva dalla Roma. Lui a un certo ferma l’allenamento, corre verso la tribuna, scavalca da solo, mena 3/4 dei presenti e ritorna in campo. Una cosa pazzesca. Un altro sabato prima di un derby, invece, alcuni della squadra vanno al cinema, al Gregory. Si siedono tutti e vicino a loro c’era una coppia: il ragazzo dei due si gira verso Chinaglia e inizia a prenderlo un po’ in giro. Come si spengono le luci, Giorgio gli va dietro con due compagni e gli dà un ‘destro’ sul naso”
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