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Parolo: “Con la Lazio bellissimi ricordi. Futuro? Voglio raggiungere 50 reti in Serie A”

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LAZIO MARCO PAROLO – Dopo 7 anni in biancoceleste, Marco Parolo ha deciso di terminare il suo percorso con la Lazio. Il centrocampista è intervenuto ai microfoni di Radiosei per raccontare la sua esperienza con l’aquila sul petto.

Marco Parolo e gli anni passati in biancoceleste

“Tanti bellissimi ricordi, dal primo gol all’Olimpico pochi giorni dopo la nascita di mio figlio alla doppietta al Milan e i gol in Champions. Ma soprattutto la vittoria dei trofei. Quando sono arrivato vedevo i trofei scritti sui muri, ho pensato ‘se passo di qua devo lasciare il segno e devo vincere’. Dopo aver perso tre finali non ero sicuro di farcela, però poi ce l’abbiamo fatta. Ancora più bello è stato il ritorno da Napoli il primo anno, avevamo raggiunto un traguardo anche se non c’era il discorso delle prime 4 in Champions. Sono contento di aver fatto parte di un percorso di crescita ed aver contribuito a farla tornare al livello che merita. C’ho il ricordo di Lazio – Empoli il primo anno che c’erano 50.000 persone allo stadio, l’Olimpico pieno è incredibile”.

Il 2020 e lo Scudetto mancato

“Giocare una partita a settimana ci permetteva di farci trovare pronti ogni volta e poi non stavamo pensando a quello che facevamo. Non avevamo l’assillo di dover dimostrare, il covid ci ha sbattuto in faccia la realtà che eravamo forti. Se non sei abituato succede che hai qualche titubanza in più. Siamo tornati a giocare ogni 3 giorni, le temperature erano diverse, tante piccole cose per le quali non abbiamo trovato l’equilibrio di prima. Poi nel calcio tutto quello che hai fatto domenica, il lunedì è già finito. Certe realtà imparano anche passando da questi momenti. Se sei spensierato vai, ti aumentano le energie, dopo invece le energie diminuiscono”. 

Il rinnovo con la Lazio

“Durante la stagione pensavo al rinnovo ma molto dipendeva dalla stagione successiva. Con l’arrivo di Sarri è giusto che si apra un nuovo ciclo, che le figure di riferimento diventino altre e che prendano più responsabilità. È giusto che Sarri si crei il suo mondo. Addio di Inzaghi? C’era qualcosa da cambiare, ora non so se nell’allenatore o nei giocatori. Dopo tanti anni belli e vincenti bisognava dare una scossa. Non sono sorpreso, penso che sia una scelta giusta poi sulla modalità non intervengo. La mia figura poteva essere più utile se veniva preso un allenatore diverso, magari più emergente. Sarri ha il pilota automatico e sa benissimo cosa fare, è giusto che abbia i suoi punti di riferimento. Spero con tutto il cuore che possa andar bene”.

Il futuro

“Io ho ancora voglia di giocare, sono in attesa di capire la soluzione migliore. Ho qualche traguardo che voglio raggiungere come quello dei 50 gol in Serie A, sono a 44. Il percorso futuro da allenatore è un qualcosa che ho in testa, ho fatto il corso per portarmi avanti e non per farlo immediatamente”. 

Su Simone Inzaghi

“Se vuoi fare un ciclo di 5 anni deve esserci uno che comanda e decide. La disponibilità da parte di tutta la rosa a giocare “fuori ruolo” è quello che ci ha portato a ottenere certi risultati. Faceva parte del tipo di lavoro che aveva impostato il mister negli anni, cioè chiedere ai giocatori la massima disponibilità con i calciatori che hanno risposto sempre presenti”. 

Su Maurizio Sarri

“A Sarri deve essere dato il tempo per costruire un mini ciclo. Se la Lazio è fissa in Europa ora c’è lo step successivo che è quello della Champions. È un obiettivo difficilissimo ma ti può portare anche a migliorare sempre di più la squadra ed essere appetibile anche per altri calciatori che possono portarti a vincere lo scudetto. Si sta facendo un processo graduale. L’Europa League non va snobbata. Per Salisburgo mi do una legnata in faccia ogni volta perché penso non è possibile. A Ciro ho sempre detto che il problema è che ha fatto gol, non siamo stati maturi”.

La società

“Siamo rimasti in buonissimi rapporti, c’è massimo rispetto. Nel calcio non si sa come vanno le cose ma c’è un bellissimo rapporto”.

Gli attacchi mediatici

“Quello ci ha compattato di più in quel momento, c’è stato bisogno di tutti. Alla Lazio, se uno è intelligente, è un mondo abbastanza ovattato. Ciro poi ha risposto alla grande. Anche il gol di Barella è merito di Ciro che rimane a terra e fa perdere tempo a Vermaelen”.

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