INTERVISTE
Pellegrini: “Alla Lazio auguro 15 anni al top”
In occasione del giorno del suo compleanno, il calciatore della Lazio Luca Pellegrini ha concesso una lunga intervista ai microfoni di LazioStyle Channel in cui ha affrontato numerosissimi temi, fra qualche risate e ricordi del passato. Ecco le sue parole.
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Le parole di Pellegrini a LSC nell’intervista per il suo compleanno
Sul momento più intenso alla Lazio
“Da un punto di vista emotivo penso che l’arrivo in aeroporto a Roma con la famiglia e gli amici e il gol a Udine siano là sopra. È difficile adesso dire quale dei due sopra l’altro, però sì. Ovviamente positivi. Come intensità, anche se negativa, lo metterei in una posizione alta come intensità di emozioni.
Sull’importanza in campo della famiglia
“Il campo è figlio di quello che fai durante la vita fuori. Prima vivevo il calcio che era il 150% della mia vita, reagivo ai problemi da campo come se fossero problemi gravi nella vita reale. Con l’arrivo di Sebastiano ho capito che le cose importanti sono altre. Questo non vuol dire che ti faccia pensare di meno, perché non smetti di pensarci anche quando torni a casa. Sicuramente ti dà un po’ più di distacco e un po’ più di equilibrio rispetto a quello che poteva avere prima”.
Su un calciatore del passato della Lazio con cui gli sarebbe piaciuto giocare
“Uno solo? Di Canio e Mihajlovic”.
Sui ricordi di Cagliari-Lazio
“Io giocavo col Cagliari e fino all’89° stavamo vincendo 1-0. Volavamo, sì. Poi da lì abbiamo avuto una flessione clamorosa e invece la Lazio ha continuato sparata fino al Covid. Quell’anno pensavo fosse l’anno giusto per lo scudetto, perché una serie di fattori ci potevano far pensare alla grandissima. Quell’anno la Lazio era clamorosa. Da Ciro, che segnava un gol in una partita, a Caicedo, che quando entrava faceva sempre gol, Correa, a Sergej, a Luis, era una Lazio che volava. Poi dal Covid non so che cosa sia successo nel mentre, però ovviamente in quella partita Cagliari-Lazio un po’ il culo mi rodeva. Perché noi stavamo facendo bene, eravamo quinti in classifica. Poi ovviamente il rodimento di culo personale ha lasciato spazio al discorso del tipo. Se doveva succedere con qualcuno avrei preferito che fosse stato con la Lazio. Pensavo fosse l’anno buono per portare a casa lo scudetto. Un po’ di dispiacere alla fine c’è stato”.
Sugli allenatori che ha avuto non alla Lazio
“È difficile fare una classifica perché poi da ogni allenatore puoi imparare tanto. Sicuramente con Glasner all’Eintracht ho fatto i primi 5 mesi, poi sono venuto qui. Tutti loro avevano delle idee di gioco molto interessanti, dove potevi imparare tanto. Glasner per esempio era un allenatore che prediligeva molto la parte fisica, l’intensità, forse anche per il campionato, attacchi alla profondità. Io mi ricordo che probabilmente in quantità di corsa correvamo forse uguali, un po’ di più, ma in alta velocità noi raggiungevamo i due chilometri e mezzo a partita sopra i 16-20, che comunque è tanto.
Con Allegri ho avuto un bellissimo periodo, dove ho imparato tanto. Ho fatto una ventina di presenze, comunque ero giovane. Col passare del tempo tante cose che magari in quel momento non riesci a vedere in maniera lucida, o non capire anche, perché ci può stare, col passare del tempo hai ragione su tante cose.
[…] Con Maran ho tanti bei momenti, mi ha fatto crescere tanto, ero giovane, avevo 18-19 anni, mi ha fatto quasi da papà, con l’aiuto di Fabio Pisacane, che adesso allena a Cagliari, mi hanno tenuto a bada”.
Su Sarri e Baroni
“Per quanto riguarda il mister, Sarri è un maestro, io l’ho sempre detto”. Se vuoi conoscere e approfondire cosa ne pensa Pellegrini di mister Sarri e mister Baroni continua a leggere qui.
Su quando giocava alla Roma
“Anche nei derby era come dicevo prima per Cagliari-Lazio, quando abbiamo perso 2-1 al novantesimo e continuo a dire abbiamo perso perché in quel momento io ero dentro qualcosa”. Se vuoi sapere le emozioni che Pellegrini viveva disputando i derby con la maglia giallorossa clicca qui.
Su Cristiano Ronaldo
“Sì, è un rimpianto tra virgolette, alla fine non sai mai quante cose avresti potuto imparare da un professionista come lui. Io mi ricordo che abbiamo fatto due ritiri insieme. Lui l’anno in cui sono rimasto lì se n’era andato dopo aver segnato un gol a Udine in fuorigioco, che annullarono. Sono stati 5 mesi condivisi nel tempo tra ritiri e altro. Però in ritiro ho avuto la fortuna di essere tutto il giorno insieme ai compagni, e da lì impari veramente tante cose. Non solo a voce, perché lui era uno che si metteva lì cercando di spiegarti perché alcune cose non andavano bene, altre invece ti facevano recuperare. Quindi in 5 mesi ho avuto la fortuna di vivermelo tutti i giorni. Mi ricordo che una volta dopo due settimane di doppio allenamento, tra l’allenamento della mattina e il pomeriggio si è levato la maglietta e i pantaloncini. Stavamo a Torino, comunque fa caldo, non è che stavi in montagna, e si è messo a prendere il sole, dopo due settimane di doppie che l’unica cosa che vuoi fare è accendere l’aria condizionata e prendere la febbre perché non ce la fai più. Io l’ho guardato e lui ha visto secondo me lo sguardo del tipo ‘come riesci a fare questo’. Lui mi ha detto ‘mettiti qua vicino a me, il sole fa bene alla pelle’ e mi ha dato una spiegazione scientifica. Alla fine mi sono messo vicino a lui a prendere il sole. Ovviamente l’allenamento dopo lui sereno e io ero cotto, però ti dà tanto. Un po’ di rimpianto c’è perché secondo me forse a viverlo un po’ di più avrai imparato più cose”.
Su un giocatore sottovalutato con cui ha giocato
“L’esempio più lampante che mi viene da fare, che comunque ha fatto una carriera clamorosa, secondo me è Douglas Costa. Douglas Costa in allenamento, e poi anche in partita, in allenamento c’era una leggerezza con la quale faceva le cose… Secondo me lui poteva fare molto di più, considerato che ha fatto tanto e secondo me si sta parlando comunque di uno dei migliori esterni d’attacco degli ultimi vent’anni. Aveva una rapidità, un’esplosività, con una tecnica clamorosa, veramente incredibile”.
Sui migliori giocatori del futuro del calcio
“Secondo me è difficile che si riproponga quello che che è successo con Ronaldo e Messi, perché sono due persone, due calciatori, che si sono divisi la scena mondiale per vent’anni allo stesso livello, che è una roba impossibile da riproporre. Non ci sarà un altro Messi e Ronaldo. Ad oggi vedo Yamal e Mbappé che potrebbero essere magari paragonati a Messi e Ronaldo, con tutto che Mbappé sono ormai 8/9 anni che fa numeri folli e Yamal da quando ne ha sedici. Probabilmente ad oggi puoi paragonarli a loro per i due apici del calcio mondiale. Tra dieci anni non lo so se sono loro ancora, e loro l’hanno fatto per venti, però è difficile”.
Sull’infortunio che eliminerebbe dal suo passato
“Allora in realtà se devo uscire dal banale e non dire ‘no li terrei tutti’, perché alla fine sono diventato questo anche per gli infortuni, per il passato direi probabilmente il crociato. Poi è stato crociato, rotola, e dopo sono stati ovviamente vari periodi di adattamento Secondo me se non iniziavo questa catena col primo, magari tutti gli altri no sarebbero arrivati. Anche se da una parte mentalmente li terrei tutti, perché poi è quello che mi ha fatto diventare la persona che sono oggi. Magari non averlo sarebbe stato figo, visto che avevo 18 anni”.
Su una cosa da migliorare
“Non me lo rimprovero ogni giorno, perché se no se no dovrei andare al manicomio e avere un psicologo tutti i giorni vicino a me. Sono sempre stato una persona molto altruista. Ma magari ogni tanto qualche volta tirare in porta di più, perché comunque quella sensazione del gol non era male. E’ vero che l’assist, cioè la ‘gratitudine’, quando fai un bell’assist e fai segnare a un compagno una porta vuota, che magari ti corre incontro e gli dici grazie e è bellissimo. Ma magari tirare in porta qualche volta in più forse, quello lì me lo dicono pure qua, quindi probabilmente è quello”.
Un pensiero sulla Nazionale
“Penso alla Nazionale? Onestamente no. E’ il sogno di tutti, se mi chiamassero domani io andrei a piedi scalza, da qui fino a Coverciano, però oggettivamente penso che ci voglia qualcosa di più per poter stare in quel giro. Magari giocare con un po’ più di continuità come questo ultimo periodo, magari per più tempo, ti possono anche dare una confidenza diversa, il fatto di provare cose che magari quando giochi una volta ogni tanto non ti permetti il lusso di provare. Magari, in lontananza c’è, ma non è un pensiero giornaliero.
Su un modello che lo ispira
“Kobe Bryant, Djokovic, Cristiano Ronaldo, Sinner perché durante l’estate lavoro con un ragazzo che faceva il preparatore atletico di Sinner quando era più piccolo e poi per motivi X, lui ha scelto la vita della famiglia. I tennisti fanno la vita i”ncredibile. Qualsiasi di queste persone, di questi fenomeni.
Su una canzone che descrive la sua vita
“Questa è dura. Diciamo che ci penso per la prossima volta”.
Un augurio alla Lazio
“Se avessi una bacchetta magica, augurerei alla Lazio un periodo come quello della Juventus. Per dieci anni, quindici anni stare al livello del top mondiale e non accontentarsi, cercare di fare sempre qualcosa di più”.
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