INTERVISTE
Tare: “Lotito? Geniale nel fare scelte forti”
Igli Tare, ds del Milan con un passato nella dirigenza della Lazio, ha concesso un’intervista alle telecamere di DAZN, nel corso della quale ha messo a confronto le possibilità di fare mercato con i rossoneri rispetto alla sua precedente esperienza in biancoceleste, ma non solo. Ecco le sue parole.
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Le parole di Tare nell’intervista sulle differenze tra fare mercato al Milan e alla Lazio
“È un cambiamento sostanziale. Con il nome Milan è più facile convincere i giocatori rispetto a quando ero alla Lazio, per la storia del club e anche per le disponibilità finanziarie”. Questione economica ma non solo: anche il blasone dei rossoneri, il cui brand è maggiormente diffuso nel mondo e la storia tra le più vincenti d’Europa, garantisce un’arma in più per convincere i calciatori a trasferirsi in Italia. Elementi che mancano alla Lazio e ne limitano le possibilità di acquistare i giocatori più appetibili sul piano internazionale.
Sulla trattativa per Higuain
“Rimpianti di mercato? Ne ho uno che non ho mai raccontato, me lo sono sempre tenuto dentro. Alla Lazio avevamo quasi chiuso per Higuain. Era venuto a Roma anche il padre, avevamo fatto una cena insieme. Poi alla fine non si è più fatto perché a volte queste cose succedono. Era una grande possibilità, era un Higuain ancora giovane. Un’operazione che avevamo tra le nostre mani e avremmo potuto concludere”.
Sui colpi a cui è più legato
“Ti ricordi sempre il primo colpo, che per me è stato all’epoca Christian Brocchi dal Milan alla Lazio. Poi un legame molto particolare c’avevo con Keita Balde che all’epoca l’ho presi alla Lazio quando non aveva fatto ancora 15 anni, perciò era una responsabilità forte da parte mia. Gli ho dato anche il posto dell’extracomunitario della prima squadra per questo ragazzo perché ero consapevole che poteva fare una carriera importante. Avrebbe potuto fare molto di più di quello che ha fatto”.
Sul lavoro da ds alla Lazio
“Alla Lazio ho lavorato da solo, anche perché ho dovuto fare di necessità virtù. Era una situazione molto particolare, si è sviluppato un metodo di lavoro più per necessità che per mia scelta. Io avrei voluto lavorare con uno staff ben organizzato”.
Su Lotito
“Ci sono due parti sue, secondo me. Una parte geniale e una parte, diciamo, esterna che, secondo me, la gente non conosce il vero personaggio è. Però io posso parlare solo di quello che ho conosciuto come esperienza mia. Ho avuto un’esperienza molto formativa, molto forte, anche nel modo come fare le trattative. È stata un’esperienza molto bella perché lui è molto particolare. Aveva questa capacità di fare cento cose nello stesso momento. Mentre facevamo le trattative, io sapevo il momento in cui lui a un certo punto si sarebbe addormentato davanti alla gente. Mentre loro parlavano, lui crollava e si addormentava in quel momento lì. A un certo punto loro si fermavano e io dicevo di continuare a parlare. Poi, appena si trattava dei numeri e la persona che faceva la trattativa chiedeva, per esempio, un milione di euro lui si alzava. Un milione no, diceva. Era una persona che stava con la testa ovunque, sai, e poi nel suo modo di fare riusciva sempre poi dopo a concludere le cose. Rimane la sua genialità di fare delle scelte molto forti come è stata quella di portarmi a me nel ruolo del direttore sportivo e di Simone Inzaghi. E’ un personaggio che ha un qualcosa in più a capire le capacità della gente”.
Sull’inizio dell’esperienza da ds
“Io avevo già a gennaio un accordo di prolungare il contratto. Poi siamo arrivati a fine dell’anno e in quel momento lì il direttore della nostra squadra, Walter Sabatini, aveva deciso di di andare via. Così si è aperta questa finestra. Io sono andato nei suoi uffici per firmare il contratto da giocatore. A un certo punto mi disse di scrivere quale sarebbe stata la squadra dell’anno successivo. Allora l’ho guardato dicendogli: ‘che cosa vuol dire questa cosa qua?’. E lui mi fa: ‘no, no, ma tu scrivimela’. Gli ho detto: ‘ti prego, fammi firmare, andare a casa’. E lui: ‘no, no, perché io ti sto dando la possibilità di fare questa scelta qua, di darti in mano a te il ruolo direttore sportivo’. Perciò lì per lì ho detto che stava scherzando ma poi mi ha lasciato due giorni per pensare. Tornando a casa e parlando con la famiglia, ho detto che sapevo che un giorno avrei fatto, non so se allenatore o questo ruolo, però ho pensato che magari fosse un segnale forte e allora ho accettato la proposta”.
Sul rapporto con Lotito e la Lazio
“Io non penso solo a Lotito, ma a tutto il mondo Lazio. Ho vissuto 18 anni veramente molto belli, intensi, duri ma ho avuto il modo di conoscere un ambiente, una tifoseria molto forte, molto attaccata ai colori. Perciò per me è stata un’esperienza bellissima e niente me la può portare via perché abbiamo anche vinto tanto in tutti quegli anni lì. Perciò a quell’ambiente dirò sempre grazie. Per quanto riguarda il rapporto con Lotito penso di aver dato abbastanza anche con interessi molto alti [ride, ndr].
Sul rapporto con Simone Inzaghi
“Ci conosciamo meglio delle nostre mogli. Abbiamo passato insieme quasi 19 anni, quasi due decenni, sono tanti e poi diciamo è nata quel rapporto molto diciamo stretto. Lui è un allenatore molto empatico, è una persona che fa sentire i giocatori al suo agio, è una persona che riesce a creare sempre un rapporto forte non solo con i giocatori ma anche con tutti i componenti che fanno parte della società, e dello staff. Poi il nostro percorso alla Lazio è stato molto bello anche perché per cinque anni avevamo anche Angelo Peruzzi che faceva da club manager. Era come una famiglia. C’era un rapporto molto intenso e il senso dell’appartenenza era molto molto forte”.
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