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ABODI: “Match fixing? Lo Stato deve fare una distinzione chiara fra autorizzato, non autorizzato e illegale”

il presidente della Lega Serie B aggiunge: “Quando alcuni soggetti giocano sull’equivoco dobbiamo affrontare insieme alle società il problema: la Lega Serie B è pronta a una scelta netta”…

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NOTIZIE SS LAZIO –  “Deve essere lo Stato a fare una distinzione chiara fra autorizzato, non autorizzato e illegale. Quando alcuni soggetti giocano sull’equivoco dobbiamo affrontare insieme alle società il problema: la Lega Serie B è pronta a una scelta netta, ma serve maggiore collaborazione, anche economica“. Lo ha ricordato, riferisce Agipronews, il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi nel corso della conferenza stampa ‘Match fixing: prevenzione e legalità in ambito europeo e italiano’.”Oggi mancano anche le campagne di comunicazione sulla legalità dei giochi, non si percepisce la differenza per i giocatori, – ha chiarito Abodiun problema che riguarda anche le società, quando stringono accordi con chi gioca sugli equivoci e sta in una zona grigia“. Nelle scorse settimane gli accordi che Sampdoria e Udinese hanno stretto con Federbet per il monitoraggio anti-frode delle partite hanno provocato la reazione proprio di Confindustria Sistema Gioco Italia che ha espresso “incredulità e preoccupazione” in merito alla vicenda. Abodi ha evidenziato l’importanza della “formazione degli atleti che è uno dei cardini della prevenzione. Lo stiamo facendo formando e parlando con allenatori, calciatori, dirigenti anche con accordi con una società internazionale. Lo stiamo facendo parlando con il capo della Polizia, le task force antifrode e con il ministro Alfano, e inserendo sanzioni anche penali per frode sportiva. Pensiamo sia utile pensare anche a un congelamento dei beni e ne stiamo parlando e valutando la fattibilità con il servizio legislativo dei ministeri. Dobbiamo sapere a livello globale quando si stanno alzando i livelli di allarme e attenzione su un match e dobbiamo avere i mezzi per saperlo prima: dobbiamo fare prevenzione, insomma, e non ’autopsie. Non è più tempo di azioni disarticolate, serve un salto di qualità e gioco di squadra, perché solo con cooperazione si tutela lo sport. Il nostro gioco finisce quando in chi guarda una partita si insinua il dubbio. Il match fixing è come il doping che mina la credibilità dello sport e a oggi l’unico elemento che lega gli operatori del gioco al calcio è di tipo economico. I concessionari devono essere tutelati, soprattutto da chi offre gioco illegale o non autorizzato perché le scommesse sono industrialmente e socialmente importanti, ma non possiamo accorgercene in positivo solo per accordi economici, e in negativo per i fatti di cronaca. In mezzo deve esserci altro”In passato, ha ricordato il presidente della Lega Serie B si giocava al Totocalcio e si finanziava lo sport italiano per questo “non dobbiamo giocare solo in difesa, ma collaborare il più possibile anche con i Monopoli sono la casa del gioco, ma devono essere più proattivi. I concessionari non possono agire solo in modo corporativo, non si può solo difendere l’esistente o al limite conquistare quote di mercato. Oggi la gente ancora non ha ben chiaro quale sia una scommessa legale e quale illegale. Noi abbiamo investito molto per prevenire e tutelare i nostri interessi, sia contro i ’piccoli sbandati’, che contro la grande industria del malaffare perché entrambi fanno danni enormi. Adesso non bastano codici etici e bilanci sociali, ma serve maggiore collaborazione per confrontarsi con il legislatore”. Infine aggiunge: “Lo ha fatto l’Udinese ma lo ho fatto anche io: l’accordo fra Udinese, Sampdoria, Torneo di Viareggio e Federbet nasce da presupposti condivisibili. A noi si è presentato un operatore che ha giocato su una zona grigia, sono questioni tecniche che una società di calcio magari non conosce, ecco perché serve più collaborazione. Ormai l’equivoco è chiarito,  da parte nostra non abbiamo altro obiettivo che collaborare con operatori legali. Adesso però dobbiamo dare meno spazio a Federbet, altrimenti succederà quello che successo durante le indagini della Procura di Cremona, quando Sks365, un operatore non autorizzato, passava sui giornali come il certificatore delle combine”.

 


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