ALMEYDA su ROMA – PARMA 2001: “Ci hanno chiesto di perdere”

L’ex di Lazio e Parma ha rivelato un retroscena sulla partità che regalò il terzo scudetto ai giallorossi…

L’allenatore del River Plate, nell’anno dell’ultimo scudetto giallorosso vestiva la maglia del Parma. Il centrocampista argentino nella sua autobiografia uscita ultimamente intitolata ‘Alma y vida’ parla anche della giornata del 17 Giugno: “Alcuni compagni del Parma ci hanno detto che i giocatori della Roma volevano che noi perdessimo la partita. Visto che non giocavamo per nessun obiettivo, ci hanno detto che era uguale. Io e Sensini ci siamo rifiutati. La maggior parte di noi si è rifiutata. Ma in campo ho visto che alcuni non correvano come sempre. Allora ho chiesto la sostituzione e me ne sono andato nello spogliatoio. Soldi? Non lo so. Loro parlavano di un favore…”.

Matias Almeyda racconta anche un aneddoto nei suoi anni trascorsi in gialloblu: “A Parma ci facevano una flebo prima delle partite. Dicevano che era un composto di vitamine, ma prima di entrare in campo ero capace di saltare fino al soffitto. Il calciatore non fa domande, ma poi, con gli anni, ci sono casi di ex calciatori morti per problemi al cuore, che soffrono di problemi muscolari e altro. Penso che sia la conseguenza delle cose che gli hanno dato”.

UNA VITA AL LIMITE -“Per tutta la carriera ho fumato dieci sigarette al giorno. Anche l’alcol è stato un problema. Bruciavo tutto negli allenamenti, ma vivevo al limite. Una volta ad Azul, il mio paese, ho bevuto cinque litri di vino, come fosse CocaCola, e sono finito in una specie di coma etilico. Per smaltire, ho corso per cinque chilometri, finché ho visto il sole che girava. Un dottore mi ha fatto 5 ore di flebo. Sarebbe stato uno scandalo, all’epoca giocavo nell’Inter. Quando mi sono svegliato e ho visto tutta la mia famiglia intorno al letto, ho pensato che fosse il mio funerale”

IL TOP ALLA LAZIO – I suoi ricordi più piacevoli sono invece legati alla Lazio, dove formava un formidabile centrocampo assieme a Veron e Simeone: “ Alla Lazio si è visto l’Almeyda migliore. Ero tra i più bassi quindi ho allestito una palestra a casa per rinforzarmi , tiravo anche di boxe. Là mi sono fatto tatuare l’indio sul braccio. la mia bisnonna lo era. Andavo all’ allenamento con i jeans a pezzi a volte senza maglietta, con una striscia a legare i capelli lunghissimi: pensavano fossi proprio un indio. Un giorno mi sono vestito come un gaucho…”

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