Nesta: “Sognavo di giocare per sempre con la Lazio, ma non ho potuto scegliere”

ALESSANDRO NESTA – 17 anni con la maglia della Lazio tra giovanili e prima squadra, una maglia che per Alessandro Nesta era diventata un po’ una seconda pelle. Poi, nel 2002, il cambio di squadra imposto, e il passaggio al Milan. Per il difensore i colori biancocelesti, nonostante gli anni, sono sempre speciali, come ha ribadito anche ai microfoni di ‘Umbria24’, dove si è raccontato tra il passato in campo e il presente sulla panchina del Perugia.

LAZIO – “Il mio calcio era la Lazio. Quando ho lasciato Roma la società era piena di debiti e per sopravvivere aveva bisogno di fare cassa. Avevo un sogno ed era quello di giocare per sempre nella Lazio ma non ho potuto scegliere. Hanno provato a farmi passare per il Capitano che voleva andare via ma la realtà era diversa ed è venuta fuori”.

PERUGIA – “Perugia per me rappresenta l’opportunità della vita. Ho detto no ad altre due squadre per venire qui. Devo ricominciare da zero, quello che ho fatto da giocatore ora non conta. Devo conquistarmi la stima dei tifosi e dell’ambiente con un altro ruolo. Lo Scudetto vinto grazie al Perugia? Fu una giornata bellissima, la Juve ha perso qui il tricolore ma non ha influito nella mia decisione”.

BANDIERE – “Non credo nelle bandiere. Piuttosto bisognerebbe vedere quale trattamento viene riservato ai giocatori dalle società, se vengono garantiti sia stipendi alti che palcoscenici importanti. Fare la bandiera al Real Madrid è semplice, in squadre minori lo è di meno. Poi ci sono quelli che hanno avuto offerte convincenti e sono rimasti per attaccamento come Totti e Maldini. Che, comunque, stava al Milan”.

NUMERO 13 – “Non c’è nessun significato particolare. Fu un caso. Da ragazzino nessuno la voleva e allora, dato che ero l’ultimo, la presi io”.

FASE OFFENSIVA ZEMAN – “Questo mestiere è uno studio continuo e io non voglio essere la brutta copia di nessuno. Sarò me stesso. Per quanto riguarda la tattica è un altro discorso, mi piace molto la fase offensiva di Zeman. Nel nostro spogliatoio si lavora. Si lavora e si scherza. Anzi, si scherza e dopo si lavora. Sono amichevole con i ragazzi. Mi sforzerò di insegnargli l’importanza di non mollare mai”.

NAZIONALE – “Il talento non si compra. Sono periodi. E poi quando giocavo io i campionati erano talmente competitivi che anche tecnicamente crescevi per forza. Adesso ci vogliono i giocatori, gli allenatori non hanno la bacchetta magica. Qualche buon calciatore sta emergendo, ad esempio la coppia centrale del Milan che speriamo cresca in fretta. Ma ha bisogno di giocare la Champions per confrontarsi a un livello più alto e fare il salto di qualità”.

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