IL MESSAGGERO. Il grande sgarbo della Juventus. Governato: «Come ci rubarono Nedved»

Governato lei è stato direttore sportivo di Lazio e Juventus, ci ricorda come Cragnotti perse Nedved?
«Una storia triste e piena d’amarezza. Eravamo nel maggio 2001, il dottore (così Governato chiama affettuosamente l’ex presidente Sergio Cragnotti, ndr) andò a Torino per parlare con il dirigente juventino Luciano Moggi. Ci fu una trattativa e dopo un po’ il presidente trovò l’accordo per la cessione di Pavel, intorno ai 70 miliardi delle vecchie lire, e da lì partì tutto».
Si spieghi.
«Al ritorno a Roma Cragnotti avvisò Nedved che aveva trovato l’accordo per cederlo alla Juventus, ma Pavel non ne volle sapere. Il ceco stava bene alla Lazio e non voleva andare via, tanto che il dottore ne prese atto e da lì a poco, penso il giorno dopo, facemmo firmare il rinnovo del contratto a Pavel per cinque anni, fino al 2006, a cifre importanti (7 miliardi l’anno, ndr)».
Ma ci sono i contratti di cessione che Lazio e Juve avevano sottoscritto, no?
«Ora ci arrivo, anche perché successe tutto in così poco tempo».
Prego, vada avanti.
«Contestualmente Cragnotti, avvisò la Juve e Moggi in prima persona che la trattativa era naufragata e non se ne faceva più niente perché il giocatore non voleva lasciare la Lazio. Pavel partecipò a quelle telefonate perché ci teneva a spiegare ai bianconeri i motivi del suo rifiuto. Cragnotti a quel punto strappò quel contratto siglato con la Juve e chiese di fare altrettanto pure al dirigente bianconero».
Che puntualmente non lo fece…
«Già e noi ce ne accorgemmo qualche settimana dopo, anche perché a quei contratti stipulati tra Lazio e Juve per essere validi e depositati mancava solo la firma di Nedved».
E sabato c’è Lazio-Juve.
«Per me è una sfida alla pari. Conte è stato bravo a creare un gruppo granitico, ma la Lazio ha spessore e fuoriclasse come Dias, Hernanes e Klose. Mamma, il tedesco che giocatore».

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