RASSEGNA STAMPA. Questo Petkovic è un big

LAZIO UDINESE PETKOVIC 3

CORRIERE DELLO SPORT (A. Maglie) Punto primo: «Mancano ancora diciannove partite, tutto può accadere, dobbiamo viaggiare a queste medie». Punto secondo: «Ieri sera non abbiamo vinto con il gioco ma abbiamo dimostrato grande temperamento, grande concentrazione. La squadra sa che bisogna lottare sino alla fine». Petkovic sa cosa vuol dire soffrire ma sono «Tre punti d’oro e adesso siamo noi che mettiamo pressione agli altri». La svolta del match è merito di Petkovic che ha messo in campo  un altro attaccante e trasformato la Lazio con il 3-4-3 per riprendere la partita. Certo,  una mano gliel’ha data anche la sorte, ma se sa Catania in poi la sua squadra ha avuto un rendimento straordinario (otto risultati utili consecutivi che diventano dodici con le coppe, tre vittorie di fila) molto del merito è suo. Soddisfatto però perché «dopo la pausa non si sa mai in quali condizioni si torna in campo: ieri sera era molto importante vincere, anche per aprire l’anno nel migliore dei modi». Ed è un successo figlio di un rigore giusto: «Dal campo non ho visto niente, ho visto solo il pallone che andava oltre la traversa. Il contatto c’è stato e quando è avvenuto il pallone era ancora in campo: la palla poteva colpire la traversa e tornare verso il centro dell’area dove Klose se non fosse stato atterrato, avrebbe potuto colpirlo. Il fallo c’era e per noi era importante che l’arbitro fischiasse. Perché ha tirato Candreva? Hernanes era affaticato e ha rinunciato» . Ma niente sarebbe accaduto se la sua Lazio non avesse avuto «una straordinaria reazione. Abbiamo ottenuto una vittoria meritata, il Cagliari ci ha messo in difficoltà ma sapevano che non poteva durare novanta minuti su quei ritmi. Sul piano del gioco non siamo stati molto brillanti ma abbiamo avuto tante occasioni per segnare». Sottolinea la difficoltà: «Non solo in fase di rifinitura ma anche sul primo passaggio abbiamo avuto sbagliato troppo, eravamo lenti nella costruzione. Tanto è vero che quando riuscivamo a velocizzare la manovra, mettevamo in difficoltà gli avversari. Al contrario, quando davamo tempo, il Cagliari riusciva a portare dieci giocatori dietro la linea della palla» .

 

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