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STEFANO LOVATI ricorda il papà BOB: “Sarebbe servito in questa situazione, LOTITO non l’ha mai cacciato”

Il medico biancoceleste racconta il padre: “Uno dei ricordi più belli è la Coppa delle Coppe, dove lo ricordo ubriaco di champagne con Vieri…”

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( Getty Images)

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NOTIZIE SS LAZIO- E’ una delle figure più amate, rispettate e ammirate nella gloriosa storia biancoceleste e ci lasciava ormai tre anni fa (il 30 marzo del 2011). Bob LOVATI è un pezzo enorme di Lazio, una vita completamente in biancoceleste in tutti i ruoli possibili. L’ex portiere è simbolo della Lazialità vera, quella da tramandare. A ridosso dell’anniversario della sua scomparsa il figlio Stefano, attuale consulente ortopedico biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di ‘Radiosei’. “E’ stato sempre molto ironico con se stesso e quindi anche con il mondo che lo circondava, aveva sempre una buona parola per tuttiIo ho vissuto solo in parte la sua vita sportiva, da cui spesso mi teneva fuori, facendo muro tra quello che era l’universo familiare e il mondo che l’ha visto da sempre primeggiare, prima come calciatore, poi come dirigente e infine semplicemente come persona amata, non solo nel panorama biancoceleste: anche tra tutti i romanisti che mi capita di incontrare oggi ritrovo un ricordo molto dolce di papà”-il racconto di Stefano Lovati, che continua. Di papà giocatore non ricordo praticamente nulla, se non attraverso foto e filmati, visto che lui ha smesso quando ancora dovevo nascere. Di papà dirigente invece ricordo perfettamente tutto, avendo vissuto al suo fianco tutta la sua esperienza più importante, a partire da quando era il secondo di Maestrelli fino all’era Cragnotti, con cui aveva un rapporto molto bello. Professionalmente ci siamo un po’ persi quando io sono entrato nella Lazio attuale, quella del presidente Lotito, visto che lui era ai margini della situazione societariaOgni tanto parlavamo di Lazio, ultimamente sempre meno visto che lui si era molto disamorato…”. Un appuntamento che i tifosi della Lazio e non solo aspettano con ansia è quello del 12 maggio, quando in occasione dell’evento ‘Di Padre in Figlio’ allo stadio Olimpico si riunirà tanta Lazialità. “Ho sentito ultimamente Oddi, Pulici e Wilsonmi hanno invitato a questa iniziativa a cui chiaramente parteciperò…dalla panchina! Sarà una bellissima serata, mi emozionerò a ritrovare volti cari che hanno segnato la mia vita adolescenziale e non solo. Se papà sarebbe servito ora? Credo che sarebbe servito anche prima di questa situazione, senza entrare nel merito anche perché sono parte in causa. Per unire la società e la tifoseria servirebbe un grosso esperto di calcio in grado di dispensare consigli di grande valore, come faceva mio padre con allenatori e presidenti, per mitigare determinate situazioni e stemperarne altre con diplomazia. Oggi servirebbe davvero una figura come la sua. Ci tengo a precisare che Lotito non l’ha mai cacciato: le porte erano aperte per lui sia a Formello che allo stadio, nonostante se ne siano sentite di tutti i colori. E’ chiaro che quando una dirigenza compie scelte aziendali ognuno può pensarla a modo proprio. Lui non esternava particolarmente né le gioie né le sofferenze, si faceva scivolare molto addosso e cercava sempre di sdrammatizzare ironicamente. Ci rimase male? Lui non esternò mai questo disagio, ma in cuor mio secondo me sì. Alla Lazio sarebbe rimasto anche gratuitamente per dare il proprio contributo. Questa però è una mia sensazione, a me non ha mai detto nulla”. I ricordi che Bob portava più nel cuore. “La finale di Coppa delle Coppe vinta a Birmingham, io ho delle foto che immortalano lui e Vieri visibilmente ubriachi a bere champagne dentro la Coppa mentre si abbracciarono! I giocatori lo vollero fortemente portare in questa trasferta. Sicuramente la prima Coppa Italia, quella del 1958, rimase qualcosa di unico, ma quello io non lo posso raccontare”. La figura del padre è costantemente presente nella vita di Stefano. “C’è ormai una dicotomia in me: da una parte io che lo ricordo come padre, educatore e nonno dei miei figli, dall’altra parte tutti i miei pazienti che mi ricordano tutti i giorni di chi sono figlio. Proprio ieri uno mi ha portato una vecchia foto di lui con Franco Janich che non avevo mai visto. Sono felicissimi di omaggiarmi con questi pensieri e anch’io lo sono nel pensare che, sia lo sportivo che l’uomo Bob Lovati, abbia lasciato un segno nella vita e nella memoria di tutti i tifosi. Papà ha dimostrato che per essere ricordati bisogna lasciare un’impronta concreta nella vita, cosa che a lui è riuscita senza alcun dubbio”.

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