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Accadde oggi. 22 ottobre: nasce Carlos Lorenzo, il religioso stregone che ha fatto la storia

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ACCADDE OGGI – Torna la rubrica di Lazionews.eu in cui vi raccontiamo giorno per giorno gli eventi della storia biancoceleste ma non solo. Il 22 ottobre 1922 (secondo altre fonti è il 20) vede la luce quello che sarà senza dubbio il personaggio più controverso, discusso e particolare dei quasi 116 anni della Lazio. Parliamo di Juan Carlos Lorenzo, allenatore biancazzurro in tre diversi periodi ma che rimane il tecnico con il maggior numero di panchine laziali nei campionati italiani (184). Il ‘Toto’ Lorenzo nasce a Buenos Aires e da giocatore veste le maglie di Boca Juniors, Atletico Madrid, Mallorca, Nancy, Rayo Vallecano e per 4 anni anche della Sampdoria.

IN PANCHINA – Da allenatore viene proposto da Alfredo Di Stefano, con cui aveva fatto il corso sotto la guida del maestro inglese Winterbottom, e porta il Mallorca per la prima volta in Primera Division grazie a due promozioni consecutive. La carriera in panchina del Toto decolla con il San Lorenzo e poi con la nazionale argentina nei mondiali cileni del ’62. E proprio dopo la Seleccion arriva la chiamata dell’allora patron laziale Miceli che vuole riportare la squadra in Serie A. Lorenzo ci riesce e la stagione successiva arriva anche ottavo nella massima serie ma è dopo questo risultato che si consuma il tradimento dell’argentino che si va a sedere sulla panchina della Roma. Il tecnico argentino si rende protagonista della celebre colletta al Sistina tra i tifosi giallorossi che serviva per pagare la trasferta e gli stipendi dei giocatori.

CAPITOLO II – Dopo l’unico anno giallorosso Lorenzo torna in Argentina per poi però fare ritorno alla Lazio nel 1968, con il compito di riportare in A i capitolini, nel frattempo scivolati di nuovo. E’ qui che don Juan, con un gran febbrone, va ad osservare la Nazionale C guidato dal suo istinto e individua un giovanotto dinoccolato che poco aveva fatto vedere ma di cui lui si innamorò perdutamente: “Diventerà l’attaccante più forte d’Europa”. Quel ragazzo si chiama Giorgio Chinaglia, che Lorenzo ottiene poi da Lenzini insieme a Wilson e Nanni, i cardini dello scudetto arrivati dall’Internapoli. Dopo un grande anno, El Toto però rompe con la dirigenza rea di aver ceduto Ghio per comprare Manservisi e Andreuzza e alla fine della stagione la Lazio retrocede con Lorenzo esonerato. Chinaglia, diventato calciatore ed atleta proprio con El Toto, chiede la cessione, ma ben presto arriva Maestrelli che per lui diventa un altro padre. Il ‘mago dei poveri’ (per distinguerlo da Herrera) approda quindi all’Atletico Madrid, con il quale arriva anche in finale di Coppa Campioni perdendo dal Bayern, poi torna in Argentina tra San Lorenzo, Boca Juniors, Racing Avellaneda, Argentinos Juniors e Velez.

L’ULTIMO CAPITOLO LAZIALE – Nel 1984 è tempo del Lorenzo III, con Long John nel frattempo diventato presidente che vuole a tutti i costi il suo primo mentore per sostituire Carosi. Ma Lorenzo, strappato (dopo una lunga ricerca) al sole di Miami, non è lo stesso e forse non più al passo coi tempi. Il suo terzo capitolo biancoceleste si chiude mestamente dopo sette sconfitte consecutive. In particolare sono questi i mesi peggiori di Lorenzo alla Lazio, piena di grandi nomi come Laudrup, D’Amico, Manfredonia e Giordano, messo addirittura fuori squadra per dare l’esempio. Don Juan torna in Argentina per rimanerci definitivamente, fino alla morte, il 14 novembre 2001. A lui è ispirato il personaggio dell’allenatore Juan Carlos Fulgencio (interpretato da Leo Gullotta) nel film ‘Mezzo destro, mezzo sinistro’.

LAVORO E SCARAMANZIE – Rimane praticamente impossibile riportare tutte le stranezze, i riti, che hanno sempre caratterizzato Lorenzo. El Toto era un allenatore maniacale a dir poco, che studiava le avversarie fin nei minimi particolari, ore e ore a spiegare e provare in campo movimenti ad hoc per ogni squadra affrontata, un professionista incredibilmente serio. Per lui il lavoro era una religione, ma al sacro Lorenzo ha sempre costantemente accompagnato il profano. Le sue scaramanzie sono diventate leggenda, storia: le più famose sono senza dubbio quelle secondo cui l’argentino faceva bruciare tutte le divise dopo una sconfitta, o faceva passare il pullman verso l’Olimpico sempre per la stessa strada non curandosi neanche dei semafori rossi. Al contrario era capace di vestire sempre allo stesso identico modo anche per settimane fino a quando non incappasse in una sconfitta.

IL RELIGIOSO STREGONE – Lorenzo assumeva spesso le sembianze e le movenze di uno sciamano, tra preghiere, gesti e paranoie. L’argentino era infatti solito accendere dei fuochi nello spogliatoio per scacciare gli spiriti maligni, ma sceglieva pure sempre gli stessi alberghi con le stesse stanze, con caffè, tazze e poltrone categoricamente invariati. Don Juan aveva inoltre la costante sensazione di essere circondato in ogni allenamento da innumerevoli spie avversarie e per questo le sedute erano sempre rigorosamente a porte chiuse. Sospendeva spesso il lavoro in campo per attendere che tutti uscissero, sia che fossero tifosi che operai al lavoro.

ANEDDOTI E TATTICHE – Infiniti gli aneddoti, come quello in cui fece dimagrire cinque chili in sette giorni il suo difensore per fargli raggiungere lo stesso peso dell’avversario che avrebbe dovuto marcare. Risultato: Filisetti non sta in piedi in campo (sotto 0-2 con la Samp la Lazio pareggiò con Orsi costretto a cambiarsi la maglia rossa perchè ‘causa dell’ottima mira avversaria’), esce al primo tempo e per due giorni rimane a letto con la flebo. Oppure quando in un derby nel prepartita si spogliò rimanendo in mutande ascellari a ballare e urlare incantesimi con lo stereo a tutto volume nel tunnel degli spogliatoi dell’Olimpico tenendo alto un bicchiere in segno di sfida. O ancora quando col suo italo-spagnolo ormai divenuto proverbiale inventò lo schema su punizione che prevedeva il finto furibondo litigio tra due compagni sul punto di battuta per consentire l’arrivo dalle retrovie di un terzo uomo sfruttando l’apertura della barriera. Così come la tattica con cui i suoi giocatori distraevano o danneggiavano gli avversari: pomata urticante sui polpastrelli dritta negli occhi e foto delle mogli nei calzettoni. Un uomo incredibilmente affascinante e controverso, una figura leggendaria nel calcio mondiale.

Francesco Iucca
TWITTER: @francescoiucca

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