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INTERVISTE

ESCLUSIVA – Anellucci: “Siamo vicini ad una nuova era. Con Icardi parti sempre 1-0”

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Claudio Anellucci

Al microfono, in esclusiva, di Marco Fabio Ceccatelli

L’agente FIFA Claudio Anellucci, noto tifoso della Lazio, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. Con lui abbiamo affrontato vari temi: dall’ottimo avvio di stagione dei ragazzi di Gattuso, al mercato estivo portato a termine dalla società capitolina, fino a quello che potrebbe essere il futuro della Prima Squadra della Capitale.

LEGGI ANCHE: Avanza Icardi, nelle prossime ore contatto diretto con Gattuso

Le parole dell’agente FIFA Claudio Anellucci nell’intervista esclusiva a Lazionews.eu.

Come sta vivendo Claudio Anellucci la Lazio in questo momento?

“Sto vivendo la Lazio sul campo molto bene perché mi sta dando soddisfazioni personali che non immaginavo. Sono passate solo quattro partite, ma ho avuto belle sensazioni per quanto riguarda la voglia di fare, di arrivare di questi ragazzi. In Argentina la chiamiamo garra. La partita con il Milan fa testo fino al 64′. La Lazio ha giocato con un’intensità e una cattiveria agonistica enormi. Se facesse così non so dove potrebbe arrivare. Neanche il Real Madrid terrebbe quei ritmi. Primi 60′ favolosi. Sembrava una squadra di livello altissimo contro una dilettante.

Quando l’intensità si è abbassata, avevi bisogno di un paio di cambi che ti potessero dare qualità. Purtroppo, anche a causa di alcuni infortuni, non li hai. Sei stato costretto ad arretrare di 30 metri e il Milan a quel punto ci ha creduto. La partita sarebbe cambiata se nel primo tempo avessi concretizzato di più le occasioni che hai avuto. L’avresti praticamente chiusa. Dieci punti in quattro partite sono un inizio migliore di quanto potevamo attenderci”.

Più di qualcuno ha affermato che con 50mila laziali all’Olimpico, la gara contro il Milan sarebbe finita diversamente. Che ne pensi?

“Questo non possiamo dirlo. Chiaramente parliamo del gioco del calcio, nel quale i tifosi sono fondamentali. Qualche spinta in più nei momenti difficili sicuramente te l’avrebbero data, ma quando finisce la benzina nelle gambe c’è poco da fare”.

La scelta della società di puntare su Gattuso è stata criticata dai tifosi e dagli addetti ai lavori, forse è stato sottovalutato come tecnico?

“Non avevo una grande stima per Gattuso, avendo avuto modo di conoscerlo nella mia breve esperienza al Pisa. Quello fra la Lazio e Gattuso è il classico caso di sliding doors. Sono quegli incontri che ad un certo punto della vita fai. Come quando incontri la donna che è la tua anima gemella. In questo momento la Lazio stava a Gattuso come Gattuso stava alla Lazio. Il tecnico aveva bisogno di rilanciarsi dopo la sfortuna in Nazionale. Se contro la Bosnia la prima mezzora terminava 4-0 non avremmo rubato nulla.

Credo abbia sofferto molto per quella vicenda. Ora sta trasmettendo tutta la sua cattiveria agonistica a questi ragazzi. La Lazio è la squadra che in Serie A ha più italiani e molti sono anche romani e laziali e questo fa la differenza. Leggo cose che mi lasciano un po’ interdetto. Gattuso avrebbe detto no a Icardi. Non so quanto sia vero. Se fosse così avrei molto da ridire”.

Dato che hai tirato fuori l’argomento Icardi ti chiedo se l’eventuale arrivo dell’argentino potrebbe alzare ulteriormente il livello della rosa biancoceleste.

“Ci sono tante valutazioni da fare e non spettano a me. Se hai la possibilità di prendere Icardi come centravanti credo che tu debba farlo ad ogni costo. Questo è il mio pensiero. Certo è che in passato chi ha avuto la gestione di Icardi non è stato proprio perfetto. Quel sodalizio si è interrotto. Negli ultimi campionati Mauro sta facendo parlare il campo. Devi dare modo alla gente di cambiare e di capire. Sono stati fatti degli errori, ma uno come Icardi non ce l’hai in squadra.

Conosco molto bene Mauro. L’ho portato in Italia alla Sampdoria. A livello personale ha deluso anche me. Sono cose che nel calcio succedono. Non puoi però discuterlo dal punto di vista tecnico. Visto il livello del calcio italiano, con Icardi parti da 1-0 sempre“.

Ti ha stupito il mercato portato avanti dalla Lazio nell’ultima sessione estiva?

“È stato un mercato ragionato, che è dipeso anche da altre situazioni legate alla società. Mi sono fatto l’idea che a breve possa esserci una nuova era, un nuovo percorso, che credo sia già cominciato. A parte gli atti formali che non posso conoscere, ho notato delle cose che mi fanno pensare appunto ad una nuova era.

Alcune scelte fatte sul mercato mi lasciano perplesso perché non rappresentano il consueto modus operandi di questa società. Questo mi lascia ben sperare”.

Quale ritieni possa essere una valutazione adeguata della Lazio?

“Ci sono da fare delle distinzioni. Una Lazio con lo stadio o una Lazio senza stadio. Credo che la giunta capitolina attuale voglio regalare i due impianti a entrambe le squadre romane. Gualtieri vuole cucirsi sul petto queste due medaglie. Credo che il progetto Lazio non possa fermarsi per una pensilina. L’assessore allo sport, il sindaco di Roma, tutti si stanno prodigando verso l’obiettivo finale. In una città come Buenos Aires, città antica come Roma, ci sono otto stadi. Di che parliamo!”.

Se e quando arriverà l’addio di Lotito, che peso pensi possa avere la protesta dei tifosi su quel risultato?

“Enorme. La nostra protesta è un qualcosa che sta facendo storia nel resto del mondo. Non lo dico io, ma lo dicono gli articoli di giornale. All’infuori della tifoseria dell’altra sponda, che culla una sorta di invidia nei nostri confronti, ovunque ci stanno prendendo d’esempio. I ragazzi hanno fatto qualcosa di favoloso. Un popolo che si fa sentire in maniera seria e pulita, che organizza manifestazioni dove non si devasta la città, come accaduto invece in altre occasioni. Grande prova di maturità e soprattutto grande atto d’amore dei tifosi.

Quando arrivi al punto che la tifoseria ti dice insistentemente che non sei più gradito, tu devi andare via. Il presidente di calcio si fa anche per questo, per essere apprezzati e amati dalla propria città, dalla propria squadra e dai propri tifosi. Quando il tuo rappresentante massimo manca di rispetto alla tifoseria parlando della “vostra cazzo di storia”, che altro devi aggiungere?

Non hai minimamente a cuore i calciatori che hanno fatto la storia di questo club. Non hai a cuore Paparelli, Pulici, Vincenzo D’Amico, persone che hanno dato la vita per la Lazio. Non ti è mai venuto in mente di assegnare dei seggiolini fissi in tribuna alle loro famiglie. Iniziative che farebbero pure nella quarta serie. Ripeto, credo che tutte le dittature ad un certo punto finiscono e questa dittatura sta durando da 22 anni. Credo sia arrivato il momento di passare la mano”.

Il Claudio Anellucci tifoso che tipo di Lazio sogna? Nel tuo organigramma societario ideale chi ci sarebbe?

“Io vorrei una squadra che possa far sognare i propri tifosi. Non per forza vincere, ma almeno provarci. Tanto a vincere è sempre e solo una. Partono tutte per vincere, ma ne arriva solo una. Vorrei avere la sensazione che si possa almeno lottare per dei traguardi importanti, quelli che meriterebbe questa società.

Mi aspetto una società che dia lustro alle nostre bandiere. Molti di loro non ci sono più, ma rimarranno sempre nei nostri cuori. Prima di pensare al mercato, si deve pensare prima a quelli che hanno lasciato una traccia importante nel nostro club. Bisognerebbe fare qualche cosa, insegnare la storia alle nuove leve, alla gioventù laziale. Dall’altra parte i nostri cugini hanno tenuto Bruno Conti come emblema della loro società nei settori giovanili e questo gli ha dato un’identità molto forte.

Non capisco perché noi che abbiam avuto tanti personaggi importanti non possiamo fare la stessa cosa. Va ricreata un’identità della nostra maglietta e della nostra storia. Questa società deve capire che è giunto il momento di fare un passo indietro e in maniera molto veloce”.

Secondo te qual è il colpo più interessante di questa Serie A?

“Non c’è un colpo in particolare che mi ha entusiasmato. Posso dirti che la squadra che fa un altro sport è il Como. Ne parlo da 2-3 anni del gioco e della qualità della squadra di Fabregas. Loro hanno inserito un paio di elementi interessanti. Per me la squadra da battere quest’anno sarà il Como”.

di Marco Fabio Ceccatelli

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