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Dubbi sul Flaminio: “Spiegate le perplessità degli advisor”
Un banchiere che ha preferito restare anonimo ha inviato una lettera al quotidiano Il Tempo per evidenziare tutti i dubbi che circondano il progetto Flaminio, per cui si attendono novità da parte della Soprintendenza e del Comune in settimana. Ecco tutto ciò che non convince del piano presentato dalla Lazio.
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La lettera di un banchiere anonimo sui dubbi che circondano il progetto Flaminio
“Egregio Presidente Sen. Claudio Lotito, ma che sfortuna ha lei con gli advisor! Era già successo, come ricorderà, in occasione del suo sfortunato tentativo di entrare nell’azionariato di Alitalia, quando lei stesso chiamò in causa l’operato dell’advisor che la assisteva. Ora, con il Progetto Flaminio, è nuovamente il lavoro dell’advisor a suscitare qualche perplessità. Il PEF presenta infatti alcuni aspetti che, a mio avviso, meriterebbero un approfondimento, soprattutto sotto il profilo della finanziabilita bancaria. Partiamo dal Comune: tra le fonti di finanziamento sono indicati 24 milioni di euro a carico di Roma Capitale. Un dato che sembrerebbe richiedere qualche chiarimento alla luce delle dichiarazioni pubbliche rese sul tema. Ma veniamo alle banche”.
Il finanziamento
“Durata prevista: 30 anni, già decisamente lunga rispetto a operazioni analoghe. E dopo 30 anni resterebbe una maxi-rata finale di circa 85 milioni di euro da rifinanziare. Un po’ come nei finanziamenti per le automobili, solo che qui parliamo di uno stadio”.
L’indice DSCR
“Il rapporto tra flussi di cassa disponibili e servizio del debito sarebbe mediamente pari a circa 1,15, rispetto a livelli che, in operazioni analoghe, si collocano indicativamente intorno a 1,5. Qualche interrogativo sulla bancabilità dell’operazione è dunque legittimo”.
L’appaltatore
“Il PEF sembrerebbe prevedere che parte del corrispettivo venga pagata al costruttore nei quattro anni successivi. In pratica, sarebbe anche l’appaltatore a finanziare il committente. Possibile. Bisogna però trovarne uno di primario standing disposto a farlo”.
I ricavi commerciali
“Lei disse che «Lo stadio si paga da solo» e l’advisor sembra averla presa alla lettera, considerando anche ricavi quali i «naming rights». Il punto è capire in quale misura una banca sia disposta a considerarli nel dimensionamento del debito, trattandosi di flussi meno prevedibili. Insomma, qualche chiarimento al suo advisor lo chiederei, anche per evitare che possa sorgere il dubbio che la struttura finanziaria prospettata debba ancora trovare piena condivisione con il sistema bancario”.
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