INTERVISTE
ESCLUSIVA – Baronio: “Sono con i tifosi, ho la Lazio nel cuore. Lotito? Con me si comportò male”
Ai microfoni, in esclusiva, di Claudio Troilo
L’ex calciatore della Lazio Roberto Baronio, per 7 anni in biancoceleste tra il 1996 e il 2010, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. Molteplici i temi trattati, spaziando dall’attualità a quelli che sono stati i suoi anni nella Capitale: l’addio di Sarri, l’arrivo di Gattuso come nuovo tecnico, la contestazione dei tifosi, l’atteggiamento del presidente Lotito e molto altro ancora. Non resta che augurarvi buona lettura.
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Le parole di Baronio nell’intervista esclusiva a Lazionews.eu
Ti aspettavi l’addio di Sarri dopo appena un anno dal suo ritorno?
“Innanzitutto voglio dire che la Lazio la continuo a seguire perché sono parecchio coinvolto. Al di là del mio passato, vivo a Roma ma soprattutto ho dei figli che sono abbonati in curva e sono tifosissimi della Lazio. Per quanto riguarda l’addio di Sarri ci può stare. Non è stata una stagione facile, si è visto dal di fuori che ha dovuto fare un lavoro doppio perché, oltre a situazioni tattiche e di squadra, ha dovuto gestire esternamente tutta una serie di questioni. Mentalmente deve essere stata una stagione difficilissima per lui, credo sia andato via anche per ragioni esterne, ambientali. Purtroppo per chi tifa Lazio è un dispiacere non vederlo ancora sulla panchina, perché è uno tra i più preparati d’Italia. Poi sai, quando si vivono queste situazioni, l’aspetto tecnico passa in secondo piano. Da un punto di vista sportivo, in questa condizione, la Lazio ha fatto il suo: ha terminato un campionato dignitosamente e ha raggiunto una grande finale di Coppa Italia”.
Che sensazioni ti dà invece l’arrivo di Gattuso? Tu che lo conosci da tempo, pensi che possa far bene alla Lazio?
“Rino lo conosco e ho avuto la fortuna di lavorarci da vicino quando lui era a Napoli e io ero l’allenatore della Primavera, al di là poi del fatto che ci conosciamo da una vita, vincendo tra l’altro anche un Europeo con l’Italia Under 21. Rino è un allenatore che negli ultimi anni ha dovuto affrontare situazioni non semplici, come d’altronde è la situazione della Lazio attuale. Conoscendo il personaggio, però, non si fa spaventare da nulla e anzi quasi gode nell’affrontare contesti così delicati. Al momento la Lazio è una delle piazze più difficili da gestire, ma lui ha il carattere e la tempra per poter fare bene”.
Cosa pensi invece della decisione del tifo organizzato di non abbonarsi? Credi che la frattura non sia più sanabile?
“Ero al corrente per quanto riguarda il non abbonarsi, avendo due figli abbonati in curva. Da quando sono tornato è una delle prime cose che ho saputo da parte di mio figlio e mia figlia. Il popolo laziale lo conosciamo bene qui a Roma, io da anni conosco chi ci mette la faccia e porta avanti la storia del tifo biancoceleste. Posso dire che sicuramente non sarà facile continuare una stagione sapendo della situazione che si vive all’esterno, in quanto giocare in uno stadio desolante come può essere l’Olimpico vuoto certamente non aiuta. Sono totalmente dalla parte di chi non entra allo stadio, poi mi metto anche dalla parte di Rino e la squadra e capisco che mentalmente non sarà facile. Se poi la situazione si possa ricomporre perché il presidente, più o meno possa avvicinarsi alle ragioni del tifo, francamente non te lo so dire”.
Qual è stato il tuo rapporto con il presidente Lotito e pensi possa fare un passo indietro?
“Il mio rapporto con il presidente Lotito non è mai stato idilliaco. L’ultimo mio anno sono state fatte delle promesse che poi non sono mai state mantenute; parlando personalmente, pensa che nella mia ultima partita contro l’Udinese in casa avevo chiesto all’allenatore e al presidente di poter entrare 5 minuti sapendo che quella sarebbe stata la mia ultima partita, e non mi venne concesso. Per quanto riguarda la situazione attuale, quindi, la vedo molto ma molto difficile. Mettendomi anche nei panni del tecnico, se entri e trovi uno stadio vuoto certamente parti con un forte handicap”.
Ma ti aspettavi una degenerazione tale nei rapporti tra tifo e Lotito e pensi che il presidente l’abbia prodotta?
“Io l’ho vissuto dall’inizio, tornando dal prestito al Chievo, ed è ovvio che dopo l’era Cragnotti la situazione era diversa. Ci sono state annate nella quali la squadra, gli allenatori che si sono susseguiti hanno fatto bene, anche molto importanti, però il rapporto tra tifoseria e società non è mai stato buono. Sinceramente non mi va di fare polemiche, ma è ovvio che se devo pensare a calciatori e allenatore è una situazione che non porta da nessuna parte. Quello che sta facendo il tifoso della Lazio è una cosa che non ha mai fatto nessuno nella storia, almeno a mia memoria, e questo fa capire il profondo amore che il tifoso biancoceleste prova per la sua squadra e la forza che ha questo popolo nell’essere unita e compatta. Poi, che si possa o meno ricucire, non ne ho idea come non ho idea di quello che voglia fare il presidente”.
Tornando invece un attimo alla tua carriera e ai tuoi anni alla Lazio: sei soddisfatto dei tuoi anni in biancoceleste o pensavi di meritare di più? Che bilancio fai a distanza di anni?
“Sicuramente ha dato più la Lazio a me che io alla Lazio. Nei primi anni, quando arrivai a 17 anni fino all’era Cragnotti, ho fatto il possibile ma era davvero una Lazio stratosferica. Rivedendo video di quegli anni, di quando abbiamo vinto la Coppa delle Coppe, capisci davvero che giocatori avevamo e che campioni c’erano in quello spogliatoio. Imporsi era veramente difficile. Per quanto riguarda il dopo, l’epoca del presidente Lotito, sicuramente ho qualche rimpianto in più; con tutto il rispetto per i miei ex compagni, ma sicuramente potevo giocarmi le mie carte diversamente. Magari poi sono entrate altre situazioni, anche gli allenatori fanno la fortuna dei calciatori e magari io nell’era Lotito ho avuto allenatori che preferivano altri calciatori. Mi ritengo fortunatissimo ad aver vestito la maglia della Lazio, ad aver vinto con questa maglia e ad aver fatto parte di quello spogliatoio”.
Un allenatore della tua storia alla Lazio e il calciatore più forte con il quale hai giocato in biancoceleste: chi scegli?
“Come allenatore ti dico Eriksson, anche se con lui ho giocato poco ma non gliene posso fare una colpa. In quello spogliatoio c’erano giocatori stellari, troppo più forti, quindi provo comunque un grande affetto per il mister. Per quanto riguarda il calciatore è più difficile, se posso te ne dico uno per ogni ruolo: in porta Peruzzi, in difesa Nesta, a centrocampo Veron e in attacco – per come vedo io gli attaccanti – devo fare un ex aequo tra Salas e Crespo”.
Chiudiamo questa intervista con una domanda/augurio: in futuro ti piacerebbe allenare la Lazio?
“Io ho l’ambizione di allenare, poi Pirlo mi ha chiamato con lui ma sto facendo un ruolo diverso. Voglio allenare. Io sono bresciano, tifo il Brescia, e farei in modo di allenarla in qualsiasi tipo di categoria. Poi vivo a Roma, i miei figli sono nati qua, vanno in curva e cosa ti potrei rispondere: certamente sì”.
di Claudio Troilo
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