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INTERVISTE

L’ex Lazio Bellè: “Ero morto, mi davano tre mesi di vita. Poi il miracolo…”

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Stefano Bellè

Da quasi sei anni, l’ex esterno sinistro classe 1976, cresciuto nel settore giovanile della Lazio, Stefano Bellè, sta affrontando una brutta malattia ma, con grande tenacia e cure specialistiche, ne sta uscendo. Ecco il racconto fatto alla Gazzetta dello Sport.

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Le parole dell’ex Lazio Bellè nell’intervista sulla sua malattia

“Sono tornato in campo a 44 anni. Nel febbraio 2020 giocavo con il Piazzano in Prima Categoria. Mi divertivo, segnavo tanto. Come quella maledetta domenica in cui ho realizzato una doppietta. Ho iniziato a stare male subito dopo la partita. Per mesi ho fatto visite, esami ed accertamenti fino alla diagnosi: tumore al pancreas. Dopo oltre 200 presenze tra Serie B e C, non mi aspettavo di dover affrontare anche questa battaglia. Sto vincendo 3-2 e manca un quarto d’ora alla fine, l’incubo è passato. Ho sopportato cicli terribili di chemioterapia, poi mi hanno operato. Sono arrivato a pesare 45 chili, i dottori mi avevano dato tre mesi di vita.

Zeman e Protti? Un maestro, se oggi alleno è grazie a lui. Ho avuto la fortuna di trovarmi in un gruppo di campioni: Marchegiani, Protti, Nedved, Beppe Signori. Il legame con Protti? Ci unisce lo stesso dolore, siamo costantemente in contatto. Lui è nella fase più acuta, provo a dargli forza come gli ex compagni hanno fatto con me quando rischiavo di morire. Il boemo mi ha mandato in panchina in un Lazio-Cagliari del ’96. Finì 2-1 per noi, in gol Nedved e Signori. Gli allenamenti con il mister erano estenuanti: gradoni, lunghe corse. Ho visto compagni arrendersi e dare di stomaco per la fatica”.

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