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Gattuso come Pioli: la Lazio riparte dal nono posto

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Pioli e Gattuso

Dodici anni dopo l’ultima volta, la Lazio si ritrova a dover ripartire dal nono posto; mentre i tifosi sperano nel calciomercato per rilanciare le proprie ambizioni, Lotito e Gattuso potrebbero decidere di ripercorrere le orme dell’estate 2014, durante la quale erano state poste le basi per il raggiungimento del gradino più basso del podio firmato da Pioli alla sua prima stagione sulla panchina biancoceleste.

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La Lazio come nel 2014: il calciomercato per ripartire dopo il nono posto

Nell’attesa del semaforo verde per il mercato della Lazio da parte della commissione di vigilanza, i tifosi biancocelesti sognano colpi di calciomercato in grado di rivoluzionare la squadra, anche se l’incertezza regna sovrana. A ben vedere, però, la situazione attuale presenta alcune analogie con la sessione di mercato estiva della stagione 2014-2015, iniziata con pochi lampi ma conclusa con il terzo posto. Anche allora, infatti, i laziali cercavano di dimenticare la cocente delusione del nono posto, e nel frattempo era arrivato a Formello un nuovo allenatore che non scaldava ancora il cuore degli affezionati, Stefano Pioli. In più, l’animo generale intorno alla squadra non era dei migliori e l’orizzonte sembrava quantomai oscuro.

Il mercato estivo, inoltre, non aveva battuto colpi altisonanti, ma fortunatamente si erano rivelati funzionali. A fine agosto, infatti, erano poco meno di 13 i milioni spesi per i sei trasferimenti in entrata, cui si aggiungeva l’amarezza dello scippo del compianto Davide Astori, a lungo corteggiato dalla Lazio ma infine acquistato dalla Roma. Tuttavia, i mesi seguenti avevano fatto emergere l’ottimo lavoro svolto da Tare e Lotito, in grado di migliorare la squadra senza mettere troppo mano al portafoglio. 

I colpi in entrata: De Vrij e Parolo

L’acquisto più oneroso fu quello di Stefan De Vrij, una delle migliori intuizioni nella lunga carriera del ds albanese, che aveva convinto Lotito a spendere 7,5 milioni di euro per portare alla Lazio il giovane difensore centrale del Feyenoord già a inizio giugno. Un vero e proprio affare, considerato il fatto che poco più tardi, durante il Mondiale brasiliano, il 23enne olandese aveva offerto prestazioni più che convincenti, venendo premiato come miglior difensore della competizione.

Altri 4,5 milioni di euro erano stati sborsati nelle casse del Parma per il trasferimento di Marco Parolo. Un altro colpo di genio della società biancoceleste, in grado di assicurarsi un centrocampista totale che al suo primo anno alla Lazio era riuscito a raggiungere la doppia cifra di gol e, più tardi, a conquistarsi un posto nella storia dell’aquila.

I colpi in entrata: Gentiletti, Basta, Braafheid e Djordjevic

Più sfortunato, invece, l’acquisto di Gentiletti. L’argentino arrivò dal San Lorenzo per 750 mila euro e con il compito di portare in dote al reparto arretrato la sua grande esperienza internazionale. La rottura del crociato ad inizio campionato, però, ridusse all’osso le occasioni di scendere in campo, avendo potuto mettere insieme appena 6 gettoni fra Serie A e Coppa Italia in stagione.

L’acquisto di Dusan Basta dall’Udinese ebbe maggior fortuna, con il serbo che diventò una colonna della fascia destra per i successivi cinque anni, mentre non riuscì nella stessa impresa Edson Braafheid, mai entrato nel cuore dei tifosi.

Infine, grandi rimpianti avevano accompagnato l’acquisto di Filip Djordjevic. Svincolato dopo gli anni al Nantes in Ligue 1, il suo arrivo era accompagnato dalle grandi speranze di avere un bomber in grado di coprire le spalle di Miro Klose. La sfortuna, però, l’ebbe vinta sull’attaccante serbo, frenato dagli infortuni e dai numerosi pali colpiti, clamorosi quelli in finale di Coppa Italia contro la Juventus.

Nessun addio: i big rimangono tutti

Il vero fiore all’occhiello del calciomercato, però, fu l’impresa di non lasciar partire nessuno dei migliori talenti della squadra. Il rischio di un “fuggi fuggi” generale dopo il nono posto, infatti, era quantomai attuale, ma nessuno dei talenti più cristallini svuotò l’armadietto di Formello. Così, Pioli potè mettersi al lavoro con un Antonio Candreva al top della carriera, un Felipe Anderson finalmente sbocciato e un Lucas Biglia a suo agio nei panni ritagliatigli dall’allenatore. La banda orchestrata dal tecnico parmigiano offrì un calcio divertente e spettacolare, ben presto in grado di rendersi anche efficace. L’attacco si rivelò micidiale, con 71 gol segnati – uno in meno della Juventus, prima -, e l’arma in più che permise alla squadra di mettere in fila otto vittorie consecutive e compiere una clamorosa rimonta fino al terzo posto.

Gattuso e Lotito, allora, devono prendere ispirazione dalla gloriosa storia della Lazio: ripercorre le orme della stagione 2014/2015 può essere la giusta strada per riportare l’aquila dove merita di stare.

di Roberto Scicolone

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Dalla passione per lo sport al suo racconto. Laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano, scrivo articoli per il web e collaboro con LazioNews.eu da novembre 2025.

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