INTERVISTE
Cevoli: “Lo stadio di Zenica una bolgia, tifano pure dai balconi!”
Roberto Cevoli, Commissario Tecnico di San Marino, è stato l’ultimo italiano ad affrontare la Bosnia nel catino infernale dello stadio di Zenica e, in una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, ha parlato dell’ambiente che l’Italia troverà lì per lo spareggio finale per accedere ai Mondiali 2026.
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Le parole di Cevoli nell’intervista su Bosnia Italia
“Per la capienza ridotta ci saranno meno dei 15 mila tifosi che abbiamo trovato sugli spalti a giugno. Pjanic avevo da poco lasciato la nazionale e fu premiato prima della gara. Fece il giro del campo per abbracciare la gente, tutti erano lì per lui. Senti il calore del pubblico già dagli spogliatoi, che sono pure difficili da raggiungere.
Ci hanno dato uno spogliatoio al secondo piano dello stadio. Per arrivarci bisognava percorrere due rampe di scale ripidissime. Per i giocatori non è stato un problema, per i magazzinieri assolutamente sì. Portare tutto il materiale fino a lì, senza poter utilizzare l’ascensore, è stato faticoso.
Tifano dai balconi lì, quasi come all’Ezio Scida di Crotone. Da giocatore ho vestito la maglia rossoblù nel 2004, i tifosi entravano nell’ospedale accanto all’impianto per evitare di pagare il biglietto e sostenere la squadra dalle finestre che affacciano sul campo”.
Cevoli su come fermare la Bosnia
“È una squadra lenta nella manovra, un po’ compassata. Giocano a ritmi bassi, per gli azzurri è un fattore positivo. A Zenica ho provato a indirizzare la sfida sull’intensità, pressavamo alti e raddoppiavamo il portatore di palla. In campo però hanno individualità importanti, su tutti l’eterno Dzeko.
È un attaccante che i difensori azzurri conoscono bene, Gattuso saprà meglio di me come evitare di lasciargli spazio. Ha 40 anni ed è ancora decisivo, lui è il pericolo numero uno. Nella gara di ritorno (persa 6-0) mi ha stupito il giovane Alajbegovic. Contro di noi ha segnato il suo primo gol in nazionale. Corre, dribbla, è bravissimo con entrambi i piedi. Va tenuto d’occhio.
Da Kolasinac dell’Atalanta a Muharemovic del Sassuolo. Loro però nel gioco sono prevedibili e subiscono anche nei contrasti a livello fisico. In fase di possesso giravamo tanto il pallone, li facevamo correre. Non hanno giocatori estremamente rapidi, pure le manovre offensive sono di facile lettura. Attenzione però a non sottovalutare l’ambiente”.
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