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Chioffi durissimo: “La Lazio è diventata un supermarket privata di ogni ambizione”

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Claudio Lotito

Nel suo editoriale sul Corriere dello Sport, Stefano Chioffi ha tracciato un ritratto impietoso di ciò che è diventata ora la Lazio. Sostanzialmente un supermarket, dove tutti sono cedibili e nessuno è imprescindibile in un progetto che non esiste.

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Il duro editoriale di Chioffi sulla Lazio

“C’è un difetto di sostanza e coerenza nella Lazio, diventata un supermarket e privata del diritto più elementare: l’ambizione. Gennaio ha costretto Lotito a scoprire le carte. La politica delle plusvalenze e del player trading viene raccontata in modo elegante come progettualità, ma il presente restituisce un’immagine diversa. Tagli, ridimensionamento, gelida sottrazione. La forbice governa tutto: salary cap, qualità e investimenti. La squadra è stata smontata: dopo Guendouzi e Castellanos rischiano di andare via anche Romagnoli, Tavares e Mandas. Taylor e Ratkov arrivano in un gruppo impoverito. Manca una visione sportiva: non si costruisce, si tenta di mantenere l’equilibrio. Il presidente, all’inizio di luglio, parlava di un mercato bloccato per un errore amministrativo, ma sottolineava i conti perfetti. Ora l’unica realtà è che nella Lazio tutti hanno un prezzo. Si gioca con il fuoco, si imitano modelli lontani – come l’Ajax – senza averne struttura e vivaio. A Formello non si sogna: si pesa e si riduce.

[…]  I giocatori più bravi sono in fuga. Talenti come Timber e Toth rifiutano l’offerta: l’olandese firma per il Marsiglia, l’ungherese per il Bournemouth. Trentamila tifosi si sono abbonati in estate convinti che a gennaio la Lazio sarebbe stata rinforzata. Dietro la maschera di una gestione virtuosa, però, c’è una squadra spogliata. Ora si dice che il ritorno in Europa rappresenta un obiettivo graduale: teorema fumoso per giustificare il nono posto in classifica e il vuoto attuale. Ma il calcio non ragiona per formule. Nella sfida con il Como la differenza è stata più brutale dello 0-3. Strategie opposte: una proprietà che investe e coinvolge Fabregas, contro una dirigenza piatta, dove il budget delle parole ha trasformato la Lazio, seconda nel 2023 con 74 punti, in una realtà periferica del campionato. Il problema non è un ciclo che fatica a riaprirsi, ma un livello che si abbassa. Sarri resta il volto più esposto di scelte che non gli appartengono. Lotito accentra e decide. Il risultato è una società sempre meno competitiva, dove l’unica coscienza critica nasce dalla libertà intellettuale di un allenatore che rifiuta la mediocrità. Aveva in mente un’altra Lazio: Raspadori, Loftus-Cheek, le conferme di Guendouzi, Romagnoli e Gila. Un’occasione bruciata, perché la sua storia e la sua competenza valgono più dello scouting con gli algoritmi”.

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