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Da Baggio a Totti: quando cala il sipario sulle leggende

IL CASO TOTTI – Lo sfogo di Totti ha riaperto una vecchia ferita nel calcio italiano…

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Pubblicato il 21/02 alle ore 14:27

IL CASO TOTTI – “Non sto qua a dire: ‘Voglio giocare’. Non l’ho mai detto a nessuno, ma così non riesco a starci, sto male e vorrei avere rispetto per quello che ho dato alla Roma, ho messo sempre la faccia davanti a tutto”. Lo sfogo di Francesco Totti è stato una vera e propria bomba scoppiata a Trigoria e in tutto il calcio italiano. Per tutta risposta Spalletti lo ha cacciato dal ritiro pre Roma-Palermo e sembra essere questo il triste finale di una carriera lunga 24 anni, impreziosita da 293 gol, tutti con la stessa maglia, quella giallorossa. Baggio, Del Piero, Maldini, Zanetti e Totti, anche le bandiere e gli eroi cadono. Uno ad uno abbiamo visto calare il sipario sugli attori più importanti del calcio italiano dagli anni ’90 ai 2000, fino al nuovo decennio.

BANDIERE A MILANO – Milan e Inter hanno avuto tra le loro fila fior fior di campioni, due su tutti hanno stralciato ogni record di presenza e di longevità: Paolo Maldini e Javier Zanetti. A Milano i due hanno vinto tutto: scudetti, Champions League, coppe e supercoppe di ogni genere, portando i club della Madonnina sul tetto del mondo. Il capitano rossonero è sceso in campo con il Milan 902 volte, Zanetti ha collezionato 858 gettoni, stabilendo anche il record di presenze in nazionale. Per entrambi la carriera si è chiusa con una emozionante standing ovation da parte di San Siro, anche se qualcuno, poverino, ha avuto il coraggio di fischiare l’immenso Maldini, chissà poi per quale motivo. Paolo non la prese bene, tanto che dichiarò: “Orgoglioso di non essere uno di loro”. Fatto sta, ora è fuori dai quadri dirigenziali del Milan, Zanetti invece è il vice presidente dell’Inter.

PINTURICCHIO CACCIATO VIA – Dici Juventus nel mondo e tutti risponderanno “la squadra di Del Piero”. Il numero 10 per eccellenza, campione di educazione e di stile, è stato per 19 anni e 668 presenze il simbolo della squadra più vincente d’Italia. Il suo è stato un addio burrascoso, ma al tempo stesso silenzioso. Ha lasciato il calcio italiano tra gli applausi e la commozione dello Juventus Stadium, pagando una scelta ben precisa da parte di Conte: fuori per motivi tecnici, non più funzionale alla progetto Juve fatto di giovani, corsa e vittorie. Qualcuno ha storto il naso, altri hanno alzato la voce, ma la maggioranza l’ha salutato con rispetto e senza polemiche. Del resto Conte si cuciva lo scudetto sul petto nove anni dopo l’ultima volta e i vincenti, si sa, hanno sempre ragione. Dall’altra parte del mondo, in Australia, ha continuato a pennellare opere d’arte, degne del buon Pinturicchio, soprannome guadagnato dopo anni di capolavori balistici sui campi di Serie A.

AH.. DA QUANDO BAGGIO NON GIOCA PIU’… – Destino avverso anche per Roberto Baggio, altro numero 10 nella storia del calcio italiano. Se i campioni nominati in precedenza sono leggende di fedeltà ad un unica maglia, il Divin Codino è per certi versi un patrimonio di molti. Fiorentina, Juventus, Milan e Inter, ma anche al tramonto della carriera Bologna e Brescia, piazze che gli hanno donato nuova vita dopo i pesanti infortuni. Il suo merito più grande è stato quello di aver disegnato calcio ovunque, dai palcoscenici mondiali a quelli della provincia, la delusione più cocente invece l’esclusione dalle convocazioni per il Mondiale del 2002“Sarebbe stato il quarto e io dovevo esserci. Era giusto, era sacrosanto. Per la carriera che avevo avuto ne avevo diritto. Mi dovevano portare, darmi quell’occasione…”. Vi ricorda qualcuno? Anche lui ha alzato la voce, chiedendo rispetto per una carriera che parla da sola per vittorie e giocate. Una costante in un mondo senza riconoscenza, in cui il calcio è solo specchio della società. Tutto corre veloce e i saggi non vengono più ascoltati. Le loro gesta però rimangono impresse nei cuori, quelli no, non dimenticano neanche a distanza di anni.

Giorgio Marota
@GiorgioMarota

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