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de sica

RASSEGNA STAMPA – Il fisico tiene alla grande, la voce anche, l’energia è quella di sempre. Christian De Sica ha attraversato tutta l’Italia in lungo e in largo con il suo nuovo spettacolo «Cinecittà» e tra pochi giorni sarà al Brancaccio per 5 settimane. Un musical intenso, musica, balli, monologhi , canzoni: «Mi sono messo in gioco un’altra volta, se non lo faccio quest’anno, non lo faccio più. Mica so’ più un ragazzino» dichiara in un’intervista a La Gazzetta dello Sport(F. Bottazzo).

Difficile rinunciare all’adrenalina del tutto esaurito. 

«Se non avessi avuto l’affetto del pubblico, avrei già finito. Circa 5 mila persone a sera sono una carica di vitalità pazzesca. Altrimenti sarei alla mercè di quella intellighenzia tutta italica che si diverte a massacrarti. Anche il calciatore è a tu per tu con il pubblico: un torero nell’arena. E il pubblico è il motore di questo mestiere».

Pubblico diverso però. I tifosi della Roma hanno finito col penalizzarla, l’Olimpico mezzo vuoto era davvero deprimente. 

«Un attore, un calciatore non può salire in cattedra e dire: ecco, ora vi insegno io come si fa. Ma uno spettacolo, che sia un film, un musical, una partita di calcio, insegna sempre qualcosa. Anche i film di Natale, checché se ne dica, dicono delle verità. Ma gli insulti dei tifosi sono una cosa orrenda. Dimostrazione di ignoranza pura, di cosa non ha fatto la scuola, la famiglia, lo Stato. Anche la televisione ha una grande responsabilità: è molto più volgare un dibattito in cui tutti si insultano, di un vaffa… di Boldi o De Sica».

Ci svela finalmente per che squadra tifa? 

In verità non sono un grande tifoso. Lo seguo, ma senza bandiere. Mi hanno attribuito la Lazio perché ho interpretato un laziale e andavano poi matti a contrappormi a mio cognato Verdone. De Laurentiis quando è diventato presidente del Napoli, mi ha fatto fare un giro del San Paolo, ma non ho mai visto una partita: se poi perdeva con me in tribuna… Me lo guardo in televisione il calcio, un po’ di tutto, anche quello di livello internazionale. Mi piacciono le belle giocate”.

E tra poco il Brancaccio…

«Bello giocare in casa».

 

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