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EDITORIALE di Paolo Cericola. Lazio, il problema è strutturale

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EDITORIALE CERICOLA LAZIO – Difficilmente i numeri mentono. Dal post lock down la Lazio ha perso in campionato tutta la sua brillantezza. Da antagonista della Juventus a fumose nebbie di gioco e risultati il passo è stato breve e repentino. Abbastanza facile capirne e scoprirne le ragioni. Se si gioca in Champions e si mette in campo sempre la squadra migliore allora il risultato è certificato, ma se per tutelare la massima competizione europea si è costretti a fare turnover in campionato, o si hanno 20 giocatori top oppure la differenza produce risultati evidenti. 11 partite, fino ad oggi, 5 vittorie (una sola all’Olimpico contro il Bologna), 2 pareggi e ben 4 sconfitte, 17 goal fatti e 19 subìti, questi i numeri in campionato, totalmente diversi da quelli della Champions dove i biancocelesti sono fra le poche compagini imbattute, qualificata con pieno merito agli ottavi di Champions, cosa che non succedeva da 20 anni.

Inzaghi non può fare sempre miracoli

Troppo evidenti le differenze. Ma se ieri Inzaghi, che da 4 anni e mezzo, fa miracoli è costretto a schierare una linea difensiva che in tre supera i 100 anni, privo di Luis Alberto, faro del gioco, Akpa Akpro è ben lontano dallo spagnolo, senza Correa ma con il solito generoso Caicedo, utilizzando per il resto sempre gli stessi uomini, se non segna Immobile la porta la si vede raramente, il risultato è quasi scontato. Il problema è quindi strutturale. Da troppi anni ci si affida alle doti miracolose del buon Simone sperando che i 4/5 giocatori di maggiore tasso tecnico migliorino, come il vino buono, di anno in anno, ma il calcio non è affatto una cantina. In estate sono stati venduti Bastos, Wallace con Vavro mai visto dal tecnico, ed acquistato il solo Hoedt, il rinforzo di centrocampo Escalante a parametro, Pereira regalato dallo United fino a giugno prossimo, Fares proveniente da un crociato e quindi bisognoso di tempo. Non certo un mercato da chi cerca di confermare il piazzamento Champions, giocandosi tutte le possibilità continentali nell’attuale stagione. Per poter far ciò servivano 18/20 giocatori alla Immobile, Luis Alberto e Milinkovic tanto per essere chiari, ma il COVID ha tagliato risorse e possibilità anche minime. Finché si giocherà ogni 3 giorni l’altalena di risultati sarà quasi scontata. Mago Simone Merlino non sempre può tirare fuori il coniglio bianco dal cilindro.

Paolo Cericola

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