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EDITORIALE CERICOLA LAZIO INZAGHI – Da Inzaghi ad Inzaghi. Il ritorno della Lazio nel gota del calcio europeo ha nel mister biancoceleste il filo conduttore. Già perché in quel 18 Aprile del 2000, più di venti anni fa, Simone Inzaghi era in campo. Quella Lazio stellare si arrese al Valencia di Ector Cuper, ma soprattutto di Claudio Lopez, già comprato da Cragnotti, perdendo 5 a 2 in Spagna e vincendo solo 1 a 0 a Roma, goal di Veron, che non bastò. Allora Simone era giocatore, oggi è la sapiente guida di un gruppo di ragazzi che hanno voluto e costruito con lui un percorso vincente fra mille difficoltà. Bravissimi ad isolarsi da tutto, visto ciò che è successo negli ultimi mesi, davanti ad un obiettivo oggi centrato che racchiude 4 anni e mezzo di lavoro. 3 Aprile 2016, la Lazio dopo la sconfitta nel derby, esonera Pioli, manda tutti in ritiro a Norcia ed affida la guida tecnica ad Inzaghi. Lì inizia il suo lavoro certosino. Un centimetro la volta fino a passare, ieri sera, sotto il traguardo. Bravo a credere e far crescere un gruppo con il quale ha saputo entrare in simbiosi. Immobile, Acerbi, Luis Alberto, Milinkovic ma anche Patric e Lazzari o Caicedo…sono pronti a seguire il condottiero perché credono in ciò che fanno condito da un rapporto leale e sincero.

Il supporto della società

Va sottolineato però che il tecnico ha lavorato con il supporto del DS Tare ed il pungolo continuo del presidente. Lotito ha sempre creduto nel suo tecnico ma ha anche pensato, onestamente i fatti gli danno ragione, che soprattutto in alcuni momenti, leggasi il post lock down, si dovesse fare di più. Oggi dopo essere stata la squadra più vincente dopo la Juve in questi ultimi anni, la Lazio si siede nel salotto buono dell’Europa con in mano un buon sigaro ed un ottimo cognac aspettando il sorteggio della prossima settimana con una certezza; aver dimostrato sul campo di potersela giocare alla pari con tutti e non essere lì per caso anche se ci sono voluti più di 20 anni…

Paolo Cericola

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Nella notte dei tempi, era il 1994, decisi che il giornalismo doveva essere la mia strada; così è stato. Ho iniziato con il nuoto poi il calcio dei grandi. Ho consegnato giornali nei bar, nei circoli, per strada, annusando il profumo delle rotative ed il fascino della stampa su carta. Mondiali, europei, Nazionale, il miglior momento del calcio Nazionale con le ‘7 sorelle’....non mi sono fatto mancare nulla. Ho lavorato per il Corriere dello Sport, il Tempo, il Giornale, l’agenzia di Stampa Dire, Radio Incontro e dal 1997 sono inviato di Radio Radio. L’unico hobby che ho coltivato ed al quale non rinuncio: 3 figli meravigliosi.

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