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INTERVISTE

Gabriele, ex addetto agli arbitri: “I giocatori non conoscono le regole”

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Pepe Reina

Nel corso di un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, l’ex addetto agli arbitri della Lazio, Marco Gabriele, ha raccontato della sua esperienza, parlando anche di Pepe Reina. Ecco le sue parole:

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L’intervista di Marco Gabriele, ex addetto arbitri, su Reina e il suo ex lavoro

Gabriele sul suo lavoro

“Ci sono alcuni compiti interni al club, altri esterni, relativi alle relazioni con gli arbitri. Partiamo da quelli interni al club. Tenete conto che un calciatore spesso legge per la prima volta il regolamento del calcio quando smette e fa il corso di direttore sportivo. Durante la carriera, i giocatori non conoscono le regole. Io vedo ancora partite in cui, quando c’è una punizione, si chiede all’arbitro: ‘E’ di prima o di seconda?’. Oggi invece bisogna essere precisi, a un arbitro devi dire ‘ha aumentato il volume del corpo, quindi il fallo di mano è punibile’. Serve il linguaggio giusto e qui noi siamo utili: dobbiamo erudire i calciatori sulle regole“.

Gabriele su Reina

Mi scriveva anche per parlare di episodi di altre gare. Prima di una gara spieghiamo come arbitra il direttore di gara designato, perché le differenze sono nette. Massa dà del lei a tutti, è molto distaccato, rigido, mentre Maresca e Guida hanno uno stile in cui il dialogo è molto più centrale. A me capitava anche di spiegare le caratteristiche di un avversario dal punto di vista arbitrale, magari con una statistica. Se incontri Kvaratskhelia e sai che il suo avversario diretto prende spesso un cartellino giallo nel primo tempo, lo devi dire ad allenatore e squadra”.

Gabriele sul suo incarico durante le partite

“Cosa si fa il giorno della partita? Si fa accoglienza, se si gioca in casa. Un addetto agli arbitri accompagna la squadra arbitrale in spogliatoio e chiede se ci siano necessità particolari, ad esempio l’intervento di un massaggiatore, perché può capitare che un direttore di gara sia affaticato per una partita europea di pochi giorni prima. A fine partita, organizza il rientro, magari chiamando un taxi per chi deve tornare in hotel o andare in aeroporto. Inoltre, fa in modo che nessun dirigente entri nello spogliatoio dell’arbitro. Nello spogliatoio può entrare solo il presidente del club, oppure un rappresentante della società, per un saluto formale. Ma non possiamo chiamare il designatore: se succedesse, potrebbe avvisare la Procura federale. Diverso è il caso di un incontro allo stadio o in altro ruolo tra un tesserato e il designatore: in quel caso, è naturale che una conversazione nasca. Normalmente, se c’è bisogno di chiedere una spiegazione o interloquire, si chiama l’incaricato, che in questo campionato è De Marco”.

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