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NON SOLO LAZIO – Carlo Gervasoni si confessa…senza peli sulla lingua. L’ex calciatore, indagato dal 2011 per l’ennesimo giro di calcioscommesse dopo la gara di Serie B Atalanta-Piacenza, si è raccontato nel corso della trasmissione One Space, in onda questa sera su Italia 1. Un’intervista nella quale Gervasoni spiega i dettagli delle combine: Ho truccato una dozzina di partite dove ero io in campo, poi ho cercato di combinarne altre dove non giocavo. Dare un numero esatto dei calciatori che ho contattato per le combine è complicato perché c’è ancora un processo, ma più o meno sono riuscito a contattarne una sessantina. Su questi sessanta solo due hanno detto no, un italiano e uno straniero. Mi sono accorto che era più complicato convincere lo straniero a truccare la partita. Gli italiani si ponevano problemi all’inizio, poi quando avevano la mazzetta prima della gara, erano più facilitati. Ho venduto le partite per i soldi, non so dire la cifra totale che ho guadagnato. Facevo un lavoro in cui guadagnavo bene, anche 15mila euro al mese”. Azioni sicuramente poco nobili le sue, eppure l’ex difensore si dice pentito ma non rammaricato: “Non dormivo tranquillo, ma con un’adrenalina positiva, non sono ipocrita, sono pentito, ho sbagliato ma se l’ho fatto è perché fondamentalmente mi andava bene il fatto che in così breve tempo portavo a casa così tanti soldi. Sarei un ipocrita a dire il contrario, fingevo anche con i miei compagni perché a volte ho giocato anche contro la mia squadra. Il primo contatto con il clan è stato come un corteggiamento, siamo andati a cena diverse volte. Loro scommettevano su piattaforme particolari, asiatiche, così da evitare il tracciamento e dove non veniva identificato il flusso anomalo di soldi, anche perché loro scommettevano solamente live. Il clan era molto organizzato, ogni venti o trenta giorni mi cambiavano la sim del telefono che usavamo solamente per dirci “ci sono”, poi principalmente ci sentivamo su Skype”. Infine Gervasoni entra proprio nel dettaglio del “lavoro”:Come si trucca una partita? La struttura portante di una squadra è fondamentale, ovviamente se si ha il portiere si parte avvantaggiati, poi se hai l’attaccante e un difensore è molto più facile. Se ho dei dubbi guardando le partite adesso? Sì, adesso le guardo con occhi diversi. Ho deciso di parlare per togliermi un peso, ma sono sincero, se non mi avessero beccato con le intercettazioni sarei andato avanti”.

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