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Isaksen, serve una svolta: facci capire chi sei!

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Isaksen si rammarica in campo

Gustav Isaksen è croce e delizia della Lazio 2025-2026. Nessuno discute il talento del danese, che sa dimostrarsi travolgente e far male alle grandi, la sua costanza resta però un’incognita: troppe volte lo abbiamo visto rilassarsi e peccare di concentrazione, se non proprio giocare svogliatamente.

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Gustav Isaksen come le montagne russe: il talento danese della Lazio tra alti e bassi

L’essenza di Isaksen, 24enne esterno capace di affascinare ogni suo tifoso, quando è in giornata positiva, e di suscitare fischi, quando non proprio vigorose imprecazioni, è quella di mostrarsi continuo soltanto nella sua discontinuità.

Prendiamo in considerazione soltanto l’ultimo mese di campionato. Contro la Juventus, l’ala danese è stata trascinante. Nel turno infrasettimanale di Pisa, invece, abbiamo visto in campo un fantasma. Contro il Cagliari, Isaksen è stato chirurgico e ha fatto vedere di essere in grado di trovare conclusioni da punta vera. Poi c’è stata la sfida di San Siro e abbiamo visto il peggior Gustav possibile. Nel giro di pochi minuti, è stato in grado di perdere la palla sul pressing di Bastoni e innescare così il gol di Lautaro Martinez che ha aperto la festa nerazzurra.

Isaksen è troppo intermittente

In una partita incide e in quella seguente si rilassa. Durante una sfida sonnecchia e nella successiva si ridesta e semina il panico. Maurizio Sarri e i suoi compagni non sanno mai quale Isaksen troveranno in campo. Il danese ha l’attenuante della mononucleosi, che ha quasi azzerato la sua preparazione estiva, e il fatto di essere entrato stabilmente in rotazione a causa dell’infortunio di Cancellieri, senza il quale avrebbe avuto maggiormente modo di affiatarsi con i suoi compagni ed entrare nelle strategie di Sarri. I campioni, però, devono essere in grado di aiutare anche nel momento del bisiogno.

Con la sua nazionale, Isaksen appare più continuo (3 gol in 11 presenze) ma gli impegni con quella maglia sono meno e le motivazioni molto forti. A Roma segna invece poco, anche in frangenti nei quali deve semplicemente spingerla dentro (come a Pisa) e, soprattutto, non dà seguito alle prestaioni che sembrano accenderlo, mantenendosi incostante e discontinuo. L’esterno è giovane e può migliorare sotto questo punto di vista, ma non può rimandare ancora molto, o corre il rischio di essere rimpiazzato da chi sarà in grado di dare equilibrio e costanza a un ruolo chiave negli schemi di questa squadra.

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