INTERVISTE
Hernanes ai laziali: “Sbagliai a esultare con la capriola, ma era rabbia verso Lotito”
Hernanes rompe il silenzio: «Quella capriola contro la Lazio fu un errore dettato dalla rabbia verso Lotito». Il brasiliano confessa a Tutti Teorici, podcast della Gazzetta dello Sport, il rimpianto per un gesto che ha ferito i suoi ex tifosi.
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Le parole di Hernanes nell’intervista sulla Lazio e sull’esultanza con la maglia dell’Inter
Durante la sua partecipazione al podcast della Gazzetta dello Sport, Tutti Teorici, Hernanes non ha cercato scuse, affrontando a viso aperto uno dei momenti più divisivi della sua carriera. Con la pacatezza che lo contraddistingue oggi, ha ammesso senza giri di parole: «Quella capriola contro la Lazio fu un errore dettato dalla rabbia verso Lotito».
Il brasiliano ha spiegato come quel gesto atletico, solitamente simbolo di gioia pura, fosse in realtà un dardo scagliato contro la dirigenza biancoceleste, colpevole a suo dire di aver gestito male il suo addio: «Non volevo colpire i tifosi, ma in quel momento ero accecato dal risentimento verso il Presidente. Volevo dimostrare che si era sbagliato su di me». Una confessione che trasforma un ricordo sportivo in un’analisi profonda sulle conseguenze dell’impulsività. Dichiara che non rifarebbe mai quell’esultanza e la descrive come un pentimento :”Il mio più grande rimpianto? Se tornassi indietro, non avrei rifatto la capriola all’Olimpico con la maglia dell’Inter contro la Lazio. Mi sono pentito. L’avevo fatto apposta, c’era stato un fraintendimento con Lotito ed ero arrabbiato con lui”.
L’idolo che diventa traditore: la ferita aperta nel popolo biancoceleste
Il gesto atletico, solitamente accolto con boati di gioia, calò come una mannaia sul cuore del popolo biancoceleste. In un istante, l’idolo che aveva pianto lasciando Formello si trasformò, agli occhi dei tifosi, in un “traditore” qualunque. Le tensioni post-partita furono immediate: i social vennero inondati di messaggi di sdegno e il legame che sembrava indissolubile si spezzò bruscamente.
I sostenitori della Lazio, che avevano sempre difeso il “Profeta” vedendo in lui un simbolo di classe e correttezza, non riuscirono a perdonare quella che interpretarono come una mancanza di rispetto gratuita. Nonostante il bersaglio di Hernanes fosse esclusivamente la presidenza, il danno collaterale colpì l’intera tifoseria, lasciando una ferita aperta per anni. Come ammesso dallo stesso calciatore a Tutti Teorici, quel desiderio di rivalsa personale finì per oscurare l’affetto di una piazza che lo aveva eletto a guida spirituale della squadra.
L’amore viscerale per la Capitale: ”Alla Lazio mi sono sentito subito a casa”
Nonostante l’epilogo amaro di quella serata a San Siro, il cuore del “Profeta” è rimasto profondamente legato ai colori biancocelesti. Durante il podcast, Hernanes ha ricordato con nostalgia il suo arrivo a Roma, descrivendo un impatto emotivo raramente provato in carriera:
«Alla Lazio mi sono sentito subito a casa. È stato un colpo di fulmine: l’accoglienza dei tifosi, l’atmosfera dello spogliatoio e della città… mi sembrava di essere lì da sempre.»
Proprio questa sensazione di appartenenza immediata rende il suo rimpianto oggi ancora più pesante. Hernanes ha spiegato che la sua non era una mancanza di gratitudine verso la piazza, ma un corto circuito emotivo: “Il dolore che ho provato nell’andarmene via è stato enorme. Per questo, quando ho segnato quel gol, la rabbia accumulata verso la società è esplosa nel modo sbagliato, finendo per ferire proprio quelle persone che mi avevano fatto sentire a casa dal primo giorno”.
Hernanes su Reja
“In campo Reja mi aveva chiesto di fare il trequartista, di giocare dietro la punta. A me non piaceva, ma tornassi indietro lo ascolterei di più. Io giocavo come mezzala in Brasile, già dal futsal ero abituato a prendere la palla da dietro per vedere tutto il campo. Stando in attacco, invece, pensavo di stare troppo spalle alla porta. Quest’idea mi spaventava un po’, poi comunque ho provato. Devo dire che il mio ruolo era quello, senza dubbio. Piano piano ho trovato il mio spazio, nonostante la paura della fisicità e di non vedere tutto il campo.
Quando sono arrivato in Italia mi è toccato anche difendere (ride. ndr.). In squadra alla Lazio c’era Bizzarri, il portiere. Una volta durante una partitella in allenamento ho fatto un recupero correndo indietro e lui mi ha detto: ‘È la prima azione difensiva che ti vedo fare da quando sei in Italia’ (ride, ndr.)”.
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