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L’EDITORIALE DI PAOLO CERICOLA – Il calcio spesso vive di paradossi. Oggi nel giorno della chiusura dello stadio Olimpico Lazio – Stoccarda sarà una partita diversa, la più brutta da vivere per chi ama questo sport. Proprio oggi, destino beffardo, ricorre il quarto anniversario dalla scomparsa di Ugo Longo, l’avvocato, il presidente,unla persona gentile ed onesta. Oggi quella curva sotto la quale andrò in tempi difficilissimi con il Prof. Pessi e Luca Baraldi sarà chiusa, come tutto lo stadio in un gioco strano del destino. Noi che abbiamo avuto il piacere, la fortuna e la forza di vivere un momento difficilissimo della storia della Lazio al pensiero di Ugo Longo ritroviamo il sorriso. Era unico  Ugo Longo e per questo resterà sempre nella nostra mente e nel nostro cuore perché ha tracciato in noi un solco di delebile. Mai una parola di rabbia, di tristezza, di disperazione eppure di momenti particolari e difficili ce ne furono tanti. Ricordo la notte a via Borgognona, in attesa sulle scale di quel fax che voleva dire salvezza, ricordo l’arrivo di Baraldi negli spogliatoi per saldare i conti con la squadra; episodi. Ricordo le tante tante telefonate  fatte  in momenti dove tutto sembrava crollare e tu sempre positivo. Rispondevi: “Paolino dimmi, come posso aiutarti”…..la replica era spesso preoccupata davanti alle notizie che ricevevo e tu…”ma va…..non ti preoccupare che ce la faremo. Non dar retta vedrai che tutto andrà per il meglio”. Sempre un sorriso ed una buona parola, sempre una pacca sulla spalla a dar forza a chi te ne doveva, invece,  dare. Avevi ragione tu caro Ugo. Alla fine ce l’hai fatta, il tuo essere positivo l’ha vinta su tutto e tutti ed è forse per questo che sei e resterai una traccia indelebile nel cuore di tutti i laziali perché oltre ad essere il Presidente, l’uomo che è riuscito con Pessi e Baraldi a tirare fuori la Lazio da uno dei suoi mementi peggiori, eri una gran brava persona. Tutti non possono che ricordarti così e chi come me ha avuto la fortuna di viverti ha aneddoti infiniti della tua allegria, vitalità, del tuo sorriso. Ricordo una sera in ritiro a Vigo di Fassa. Ci ritrovammo tutti insieme a tavola, come quasi tutte le sere, era notte fonda ormai. Ci venne in mente, come i bambini a scuola, di fare qualche scherzo telefonico. Tu prendesti la palla al balzo. Noi chiamavamo, attaccavamo bottone e quando lo scherzo rischiava di non essere più credibile arrivavi tu da presidente a metterci il carico da undici. Quante risate, quanti ricordi, quanto ci manchi.

P. C.

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