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Foto LaPresse
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IMMOBILE LAZIO – Ciro Immobile è sicuramente uno dei punti di riferimento della Lazio e di Simone Inzaghi. L’attaccante napoletano viene da una stagione in cui ha collezionato numeri straordinari che lo hanno portato a vincere la Scarpa d’Oro e la classifica cannonieri della Serie A. Il bomber ha rilasciato un’intervista a France Football ed ha affrontato diversi temi. Ecco le sue dichiarazioni.

Immobile sulla vittoria della Scarpa d’Oro

“Se si guarda il palmarès si alternano sempre Leo Messi e Cristiano Ronaldo, l’unico che si è inserito è stato Luis Suarez (nel 2016, ndr). Vedere il mio nome al loro fianco è semplicemente fantastico! Senza il Pallone d’Oro quest’anno, la Scarpa d’Oro ha un valore aggiunto. Sebbene siano due cose diverse, una dipende dai voti e dai trofei collettivi, l’altra esclusivamente dalle statistiche. Ho anche battuto Lewandowski, che quest’anno era un potenziale vincitore del Pallone d’Oro. È un trofeo significativo per gli attaccanti”.

I suoi modelli

“Mi piace citare David Trezeguet, con cui ho lavorato alla Juventus. Mi ha fatto un’impressione incredibile in area di rigore. Non ho mai visto nessuno come lui. Aveva coordinazione e tecnica per segnare su qualsiasi tipo di cross e con qualsiasi parte del suo corpo. C’erano anche Christian Vieri in Nazionale, Filippo Inzaghi in Champions League, Luca Toni e Alberto Gilardino ai Mondiali 2006. Ho iniziato a capire il calcio con questi giocatori. Abbiamo avuto un sacco di attaccanti!”.

Le esperienze lontano dall’Italia

“In Germania avrei potuto fare di meglio, ma è stata un’esperienza sfortunata, l’ultima di Jürgen Klopp. La squadra stava andando male e ne ho risentito anche io. In Spagna non ho mai avuto l’opportunità di esprimere il mio potenziale, ero sempre in panchina anche quando meritavo di giocare. Ho passato un periodo difficile con EmeryMarco Verratti, che è un leader al PSG per quello che ha dato alla società e per come lo vedono, è un po’ un’eccezione. Altri italiani, me compreso, hanno avuto difficoltà all’estero. Non so spiegare il perché. Probabilmente ci adattiamo meno, abbiamo bisogno di più tempo”.

L’apprezzamento di Zeman

“Il primo è stato Zdenek Zeman, a Pescara (nel 2011-12). La prima cosa che mi ha detto è stata: ‘Ma come fai a giocare e ad attaccare con questa forza?’, e non è stato l’unico!”.

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