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Nel faldone dell’inchiesta anche venti episodi tra insulti e minacce a Lotito: le carte
L’indagine della Procura di Roma per aggiotaggio ai danni del presidente della Lazio, Claudio Lotito, va avanti: nel faldone dell’inchiesta, come riportato anche dal Corriere della Sera, sarebbero presenti anche venti episodi tra insulti e minacce. Ecco cosa dicono le carte.
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Venti episodi tra insulti e minacce presenti nel faldone dell’inchiesta
Sarebbero venti gli episodi di minacce, intimidazioni e insulti finiti nelle carte dell’inchiesta che ruota attorno al presidente della Lazio e senatore di Forza Italia Claudio Lotito. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Lorenzo Del Giudice, sta indagando da circa due anni. Secondo gli inquirenti, il patron biancoceleste sarebbe rimasto vittima di una vera e propria campagna denigratoria e di pressione crescente, sviluppatasi tramite diversi canali.
Social media, attraverso post e commenti pubblicati online, articoli su carta stampata, telefonate ricevute sul numero privato di Lotito, manifestazioni pubbliche e quant’altro. Tra gli episodi riportati nelle carte figura anche una protesta organizzata di fronte alla Camera dei deputati, durante la quale da un appartamento sarebbe stato esposto uno striscione con la scritta “Lotito libera la Lazio”.
I contenuti social sulla possibile cessione della Lazio
C’è anche questo aspetto nell’inchiesta portata avanti dalla Procura di Roma. Un punto centrale dell’indagine riguarderebbe proprio la circolazione sui social di notizie e indiscrezioni relative a una possibile e sempre più imminente cessione della Lazio. Tra le ipotesi rilanciate nel tempo figuravano il presunto interesse di un fondo qatariota e quello di altri soggetti interessati all’acquisto del club.
Nei faldoni c’è anche citata la notizia, rilanciata da Luigi Bisignani, relativa a una fantomatica offerta di JPMorgan per 450 milioni di euro, definita dagli investigatori una notizia falsa. Nel pezzo, apparso su Il Tempo il 31 maggio 2026, si faceva inoltre riferimento a figure del mondo finanziario, fra cui Mauro Masi e Francesco Maiolini della Banca del Fucino, come possibili interlocutori per un nuovo corso nella gestione del club.
La svolta nell’inchiesta
Una svolta nell’inchiesta, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, sarebbe arrivata anche e grazie all’identificazione di personaggi riconducibili ad alcuni profili social e alla conseguente analisi dei dispositivi sequestrati. Secondo gli investigatori, dopo aver effettuato questi accertamenti, sarebbe emerso che alcune delle attività di denigrazione e pressione su Lotito avvenute sui social sarebbero state finanziate da Francesco Maiolini, amministratore della Banca del Fucino.
Tra i soggetti indicati come beneficiari dei finanziamenti compare anche la fondazione Noi Oltre 365, intestata ad Alessia Abramo, figlia di Ettore “Pluto” Abramo, indicato dal quotidiano come storico collaboratore di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik. L’ipotesi degli investigatori, in sostanza, è quella di una vera e propria campagna articolata su più livelli e gradi volta a indebolire l’immagine della società e del presidente Lotito.
di Claudio Troilo
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