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IVO PULCINI LAZIO – Il responsabile sanitario della Lazio, Ivo Pulcini, con un lungo commento su Facebook ha voluto chiarire le polemiche relative ai casi di presunta positività al Covid-19 di alcuni componenti della squadra biancoceleste. Di seguito le sue parole.

Le parole di Pulcini

“AIUTIAMO L’ITALIA! Una goccia non può riempire un vaso, ma se ognuno di noi ne mette una, il vaso trabocca. Cosa fare in questo periodo di panico e di confusione? “Vi sono momenti, nella vita, in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre” (O. Fallaci). Intanto è importante parlare la stessa lingua per una comunicazione chiara e corretta, onde evitare i rischi di una disinformazione pericolosa. Nella scala dei valori, metterei al primo posto la LIBERTÀ. Quella libertà che il Sommo Poeta descrive, in pochi versi famosi, in modo sublime:” LIBERTÀ va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta!”. Così come meritano paritaria importanza altri tre termini fin troppo bistrattati e poco considerati in questo periodo, ossia: la SALUTE, il MALATO ed IL MEDICO. Dopo di essi può trovare ampio spazio la MALATTIA “.

Allarmismo

Molte persone, purtroppo, si fanno convincere più da internet che dal proprio medico. Secondo il mio modesto parere ci sta sfuggendo uno dei principi che sta alla base della medicina e cioè: “Chi è autorizzato a fare la diagnosi e può prescrivere le cure adeguate?” Il MEDICO! Invece a me non sembra più! Nella situazione critica e caotica attuale il medico, forse è solo una mia opinione sbagliata, ha una funzione meramente burocratica e talora esecutiva: prescrivere e fare prevalentemente tamponi, per volontà altrui, senza esame clinico! Non mi sembra un atto medico essenziale. Gli resta solo l’amara consapevolezza della responsabilità civile e penale, non dovuta peraltro a proprie scelte e competenze. Chi fa la diagnosi? Un dottore di nome Tampone? Il tampone molecolare è il più efficace e attendibile peraltro con poca affidabilità (varia dal 70 al 98%). Inoltre non fotografa il virus SARS-COV2, come avviene per il tampone faringeo finalizzato alla ricerca dello streptococco betaemolitico di gruppo A e dal quale, se positivo, è possibile effettuare l’importante antibiogramma per la terapia mirata. È mia opinione personale che un tampone positivo non può bastare per considerare malato un soggetto asintomatico e quindi sano, per privarlo della propria libertà, isolarlo a casa senza essere visitato cure, almeno finché non viene visitato e valutato dal proprio medico di fiducia. È chiaro che ci possono essere delle probabilità di “contagio” e rendere sintomatico il contagiato, ma, poiché non mi sembra che sia una regola fissa….lasciamo al medico la valutazione e l’eventuale cura, di solito domiciliare”.

Buon senso

A guisa della sindrome influenzale, che, per sdrammatizzare in certe situazioni, regalando un sorriso, sono solito dire: “Se la curo dura una settimana e se non la curo dura 7 giorni!” Il tampone, come qualsiasi altro esame chimico o strumentale, deve essere motivato e prescritto e interpretato dal clinico, che lo utilizzerà per avvalorare la diagnosi di buona salute o di malattia. E poiché non dobbiamo mettere l’accento sulla malattia ma sul singolo malato, è importante l’esame clinico, anamnestico e obiettivo e la valutazione del tampone caso per caso. Cosa si cerca in un tampone? Tre geni. Il gene Rd Rp, che è specifico del Covid-19, il gene E e il gene N, che sono meno sensibili, spesso aspecifici e instabili. In particolare chi presenta tracce del gene N viene considerato debolmente positivo. Ma che senso ha? Se ripeto il tampone dopo un’ora posso trovarlo negativo. In un soggetto asintomatico e definito perfettamente sano dal clinico, anche attraverso sofisticati esami strumentali ed ematochimici, la presenza del gene N non ha alcun significato patognomonico o eziopatogenetico, cioè di malattia o di contagiosita’, anzi può significare che il soggetto è entrato in contatto con un coronavirus, non necessariamente il Covid-19, e lo ha reso totalmente inoffensivo. Il gene N in questo caso rileva tracce di acido nucleico aspecifico, inerte e “ballerino”. Come fa un medico a contestare un risultato con queste nuances squisitamente tecniche? Impossible. Dal laboratorio mi aspetto una risposta chiara e precisa, come è accaduto finora: POSITIVO o NEGATIVO. Per questo spesso assistiamo a risultati differenti, da laboratorio a laboratorio, sullo stesso soggetto e su tamponi fatti in orari differenti nella stessa giornata. Nello sport professionistico ci sono protocolli che dobbiamo necessariamente seguire e rispettare. Di recente è stato ammesso il tampone rapido a immunofluorescenza, del quale saranno dotate quasi tutte le società sportive. L’affidabilità e la sensibilità non sono molto elevate, per cui un risultato positivo va testato anche con quello molecolare. E se confermata la positività il giorno della gara tutto il gruppo squadra dovrà essere sottoposto all’esame del tampone rapido. Questo servizio verrà offerto anche alla squadra ospite. Per tutti gli altri casi deve essere sempre il medico l’interprete dei risultati, dopo aver ovviamente sottoposto il soggetto ad una visita clinica accurata. Mi chiedo:” Il Covid-19 deve avere la precedenza assoluta su tutto e su tutti? Allora devo pensare forse che non ci sono più i cardiopatici, i malati oncologici, le morti improvvise (75.000 l’anno che potrebbero essere evitate con l’uso del defibrillatore), gli incidenti automobilistici e non solo…? Per dare la precedenza a tanti presunti malati di covid, spesso in cerca di un riparo e che potrebbero essere curati a casa, rischiano di morire i veri malati, sintomatici Covid e circa 11 milioni di malati veri, affetti da patologie ben più gravi. La soluzione? Si trova insieme con umiltà e buona volontà attraverso il BUON SENSO e la RAGIONEVOLEZZA. In primo luogo, cerchiamo di parlare la stessa lingua. Poi: STOP alla infodemia (l’allarme anche se motivato, ma esagerato è un reato penale, secondo un mio amico avvocato) e STOP ai tamponi indiscriminati, troppo spesso imperfetti, e fidiamoci e affidiamoci al nostro medico di fiducia, certamente in grado di capire chi è portatore sano e chi è malato, chi è contagioso e chi no. Non obblighiamo il medico di famiglia a fare il burocrate per ore davanti al pc, togliendo tempo vitale alle visite mediche, che sono l’essenza del rapporto di fiducia tra il medico e il paziente “.

Possibili soluzioni

“Ma, soprattutto introduciamo in ogni ambito delle norme e delle regole che vadano bene per ogni cittadino di ogni nazione del mondo. Usiamo e rispettiamo le misure di protezione previste dai regolamenti statali e locali (le 3 M: mani, metro, mascherina), pensiamo alla prevenzione per rinforzare le difese immunitarie, con integratori, come la vitamina D, C e lattoferrina, tanta acqua (minimo 2 l al giorno e, possibilmente, oligominerale alcalina) e altro, a discrezione del medico, non ultima una dieta adeguata accompagnata da un’attività fisica moderata e costante. È necessaria la massima attenzione e protezione delle persone a rischio, con pluripatologie e le più vulnerabili. A scanso di equivoci, aggiungo che non sono né negazionista, né un no vax, ma semplicemente e orgogliosamente medico chirugo. Non ho paura di andare, anche di notte, al capezzale di un paziente che mi chiede aiuto, qualunque sia la sua patologia, come del resto fanno tutti i colleghi che amano questa meravigliosa professione. E, se ognuno di noi mettesse una goccia nel vaso, di sicuro il nostro Paese ripartirebbe ALLA GRANDE. Aspetto con ansia le vostre eventuali deduzioni e proposte. Grazie. Dr. Ivo Pulcini “.

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