IL CORRIERE DELLO SPORT(F.Patania) –  Quando Petkovic e Tare sono sbucati sul sentiero che conduce al rifugio della Ribotta, distante cinque chilometri dall’albergo che ospita la Lazio ad Auronzo di Cadore, s’è avvertito l’annuncio di una stagione promettente, piena di buoni auspici. L’aquila Olympia ha sbattuto le ali, regalando un fremito ai duecento tifosi che si erano radunati per un appuntamento speciale, decisi a seguire la squadra ad alta quota. Tutto il gruppo era compatto dietro al mister bosniaco-croato e al diesse albanese. Avanzavano con passo deciso, sudati ma sorridenti, pronti a scalare il Monte Agudo per andare a conquistarsi la merenda. Perché il corpo e la mente si allenano meglio se riesci a differenziare il copione, spezzando la monotonia quotidiana. In inglese si chiama nordic walking , camminata nordica, è una disciplina nata per allenare i campioni dello sci di fondo, ma tutti si possono cimentare.

DISLIVELLO.  Dopo l’allenamento duro della mattina sul campo, quaranta minuti a piedi come antipasto per coprire cinque chilometri e arrivare agli impianti di risalita. Una seggiovia per raggiungere la stazione intermedia, il rifugio alla località Malon, quota 1361 metri. Qui la Lazio è stata divisa in tre gruppi, la breve lezione didattica di Pietro Piller Cottrer, campione italiano e olimpico di sci di fondo, guida alpina d’eccezione, accompagnato dal cugino Giuseppe, ex fondista e amico di Paolo Rongoni, e da Francesco Semenzato, allenatore degli juniores azzurri di fondo. E poi via su. Tutta la squadra biancoceleste in marcia. Racchettando e camminando in salita: 212 metri di dislivello per raggiungere quota 1573 e il rifugio del Monte Agudo, che domina il lago a fondo valle e guarda le Tre Cime di Lavaredo.La squadra di calcio pronta ad aggredire la montagna come se ci fosse da conquistare una qualificazione in Champions. Hanno scalato il Monte Agudo risalendo il sentiero che durante l’inverno si trasforma in una delle due piste da sci del comprensorio di Auronzo-Misurina: un percorso lungo un chilometro e cento metri, salita con il 25 per cento di pendenza. Hanno impiegato circa venti minuti a coprirlo.

[…..]In vetta, primo al traguardo, è arrivato Mauro Zarate, tra gli applausi e i cori dei tifosi. L’argentino e Alfaro davanti a tutti. Un segno del destino, la conferma di come il numero 10 si sia presentato in questo ritiro, coccolato da Petkovic, vezzeggiato dal popolo biancoceleste, deciso a riprendersi la Lazio. Ma anche gli altri non sono stati da meno. In testa i sudamericani: Hernanes e Gonzalez a braccetto, poi a seguire tutti gli altri. Rocchi, partito con il secondo gruppo, è riuscito ad andare così forte da raggiungere il primo scaglione. Lionel Scaloni, arrancando un pochino, è riuscito a trovare il ritmo. Willy Stendardo costretto a salire senza racchette per preservare la spalla destra, contusa nell’amichevole di sabato scorso. A chiudere il gruppo Maurizio Manzini, stoico team manager, sprezzante della fatica.

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